Alla scoperta di Vienna, Capitale dell’Impero Asburgico

Come di solito, tutto parte dalla ricerca online del volo, e guardando i vari siti abbiamo subito verificato che Wizzair faceva le offerte migliori. Nel giro di 10 minuti avevamo già prenotato due voli andata e ritorno, circa un mese prima della partenza, prevista per il 24 luglio. Per risparmiare un po’ sul viaggio, è più o meno questo il tempo consigliabile per un acquisto in anticipo.

Da lì, si procede con la ricerca di un alloggio. Per nostra preferenza, un appartamento piccolo, economico e confortevole è sempre l’opzione migliore rispetto ai 15 metri di una camera d’albergo, ma questa è una decisione che ognuno valuta in autonomia. “Spulciamo” per benino i motori di ricerca delle strutture ricettive, e optiamo per un bilocale vicino al centro; soprattutto a due minuti scarsi dalla fermata metro. D’altronde, i mezzi pubblici funzionano molto bene in Austria e come spesso accade se si esce dall’Italia e si va verso Nord, sono decisamente più puntuali.

A questo punto, considerato il ventaglio di opportunità che la Città Imperiale offre, e valutando che saremmo rimasti 5 giorni scarsi (in sostanza 3 interi), abbiamo fatto gioco-forza la scelta di un piccolo programmino che ci desse un’idea orientativa di cosa preferivamo visitare e quando farlo. Verifico online se ci sono card cittadine che accorpino più siti turistici riducendo notevolmente la spesa ed incappo immediatamente nella Vienna Pass e nella Vienna City Card. Per quanto mi riguarda, di almeno una delle due non se ne può fare a meno, se l’intenzione è di vivere la città come si deve. Vediamo insieme quali sono le principali differenze.

La Vienna Pass è disponibile in diverse versioni da: 1, 2, 3 o 6 giorni; inoltre sul sito ufficiale si può aggiungere anche un abbonamento addizionale per i mezzi pubblici da 24, 48 o 72 ore. La Carta ha un costo non bassissimo – 107,10€ per 3 giorni – ma va considerato l’elevato numero di attrattive per cui consente l’accesso GRATUITO. Il risparmio, alla fine della fiera, risulta sicuramente notevole. Il che giustifica senza dubbio il suo acquisto. Permette l’accesso a molti musei ed attrazioni, solo mostrandola alla cassa. In alcuni, persino saltando la fila. Ad esempio, si ha incluso l’hop-on hop-off sugli autobus City Sightseeing tutte le volte che si vuole, i siti asburgici, il tragitto su un battello, diversi trenini folkloristici, il museo delle cere di Madame Tussauds, un’esperienza visivo-degustativa in una cantina famosa, la ruota panoramica, un’ampia scelta di rassegne museali e molto altro. In sostanza comprende molteplici esperienze, per un totale di circa 60, che vi consente di sbizzarrirvi dove e come volete, pur non riuscendo però ad usufruire di tutte quante (almeno, non in 3 giorni). Va fatta una scelta a monte, a mio avviso. Ma nulla vieta di girovagare senza la minima organizzazione ed entrare dove vi indica l’istinto. Questo il sito diretto: https://www.viennapass.it/what-you-get/ .

Nel caso la prima opzione non sia adatta a voi, un’alternativa è quella della Vienna City Card. Esiste in due varianti: Rossa, che consente l’accesso gratuito ai mezzi pubblici, e Bianca, con l’utilizzo illimitato del bus panoramico Big Bus. Entrambe sono comprensive di circa 210 buoni sconto. Ha un costo sicuramente più accessibile della Vienna Pass (la Red da 3 giorni: 29€) ma non prevede nessun accesso omaggio. Dipende ovviamente dal tipo di vacanza che decidete di impostare. Voilà la pagina ufficiale: https://www.wien.info/it/travel-info/vienna-city-card .

Una dritta: il biglietto da 72 ore e l’abbonamento settimanale della Wiener Linien, la compagnia di trasporti viennese, hanno entrambi lo stesso prezzo: 17,10€. Il primo ha validità dall’obliterazione per le successive 72 ore, mentre l’abbonamento è attivo dalla mezzanotte del lunedì alle 9:00 del lunedì successivo. Nel nostro caso, l’abbonamento è stato perfetto; acquistato direttamente sull’app ufficiale e sfruttato appieno. Vi consiglio di metterlo a bilancio perché i controllori, come giusto che sia, fanno il loro dovere.

Torniamo a noi. Arriva il giorno del viaggio abroad.

Partenza prevista da Roma Fiumicino per martedì 24 luglio alle ore 14.25. In giornate come queste, meglio essere previdenti e partire in anticipo. Non era una giornata di traffico estremamente intenso, ma a fine luglio vanno evitati imprevisti.

Finalmente l’aereo decolla, seppur con quasi un’ora di ritardo. E questo ha rischiato di scombinarci i piani, facendoci vivere i primi momenti dopo l’atterraggio con un certo affanno, considerando che abbiamo trovato l’ufficio in centro della Vienna Pass aperto per un soffio. Eh sì: perché in questa bellissima città, quasi tutti i negozi chiudono intorno alle 18. Scordatevi quindi di poter entrare in uno shop al tramonto, come in Italia. Per fortuna, molti supermarket fanno eccezione e diversi restano aperti fino alle 19.30 o mezz’ora più tardi (rarissimi, oltre quell’orario).

Un passetto indietro: prima di raggiungere concretamente Vienna-town, scesi all’aeroporto intorno alle 17, cerchiamo la famigerata macchinetta automatica dove acquistare i biglietti per la metro leggera S7, mezzo di gran lunga consigliato per raggiungere la capitale austriaca. Infatti, chi ha già l’abbonamento o il biglietto per una corsa singola (2,40€), deve solo aggiungere il ticket da 1,80€ per la zona extraurbana, che però si acquista esclusivamente alle biglietterie automatiche. Due di esse si trovano a destra dell’uscita passeggeri, ai lati dell’ufficio della OBB (treni extraurbani), proprio vicino l’entrata della stazione ferroviaria Flughafen Wien Bahnhof.

Dopo una certa fila e qualche difficoltà per comprendere quale fosse la scelta giusta, arriviamo alla banchina. Poco dopo, saliamo a bordo. Ne passa circa uno ogni 30 minuti.

Cambiamo poi un paio di metro e giungiamo all’Opernpassage, dove si trova l’ufficio per ritirare le Vienna Pass. Prese, come detto precedentemente, per un pelo grazie alla gentilezza delle due ragazze presenti. Avremmo potuto tornarci il giorno dopo, ma ci avrebbe fatto perdere tempo utile.

A quel punto, ci incamminiamo a piedi in direzione del Tourist-info, all’interno del quale potete trovare ogni sorta di mappa e dépliant, anche in lingua italiana. Oltre a qualche originale souvenir. E dove alcune impiegate molto preparate c’hanno fornito preziose informazioni su come organizzarci la vacanza.

La destinazione successiva era il nostro appartamento. Giusto il tempo del check-in e si esce nuovamente per fare la spesa (ancora una volta all’ultimo minuto) ed indirizzarci al parco del Prater, lontano appena una fermata della metro.

La ruota panoramica – per molti il simbolo della città – fa un certo effetto. Così come tutte le attrazioni del parco-divertimenti adiacente ad essa (ho letto fossero duecentocinquanta!), ma la prima sera ci siamo limitati a fare un giretto ricognitivo, dato che la mattina successiva ci avrebbe atteso una luuuuuuunga giornata.

Mercoledì 25 luglio. Così come da pianificazione, ci dirigiamo con la metro U4 verso la Reggia di Schönbrunn, meravigliosa residenza estiva asburgica. Arriviamo intorno alle 10:30 e come suggerito sulla guida della Vienna Pass, ci rechiamo alla biglietteria per farci dare i ticket del Gran Tour, del Giardino del Principe e del Giardino dell’Orangerie.

Ci dice bene ed il giro della Reggia è da lì a pochi minuti (ma non contateci nei weekend), così andiamo direttamente a fare il Gran Tour che comprende 40 delle …1441 stanze del castello!

Camminare in quelle sale, arredate ed allestite ancora come quando custodivano i segreti di imperatori e imperatrici, crea di sicuro un certo effetto. L’audioguida aiuta a farci sognare.

Dopo circa un’ora, usciamo ed attraversando l’immenso giardino, ci dirigiamo verso la Serra delle Palme, costruita nel 1882. Vi si possono ammirare piante mediterranee, tropicali e subtropicali. Tale serra è la più estesa, oltre che l’ultima di questo genere, rimasta in Europa.

Poi un rapido salto alla Desert Experience. Un sito dove camaleonti, uccelletti vari e iguane praticamente si spostavano tra i nostri piedi. Ed ovviamente nemmeno la flora era autoctona. Divertente, nonostante i 40 gradi ed oltre a cui era necessario mantenere la temperatura interna.

Usciti e tornati ad un clima più accettabile, ci dirigiamo allo zoo, costruito nel 1752. Il primo e dunque il più antico del mondo! Gli animali non stanno in spazi angusti ma in zone molto estese, con tanto di tane nascoste. Non è quindi sempre possibile vederli tutti, come ci è capitato nel caso del leone (intravisto da alcuni fori) e dell’orso polare. Ma è giusto così. Ci vorrebbe quasi una giornata per scoprirlo interamente: noi non l’abbiamo. Avendo comunque abbastanza tempo, ci è concesso apprezzare moltissime creature di tutti i tipi. Vi segnalo le molte fontanelle di acqua fresca potabile, disseminate lungo l’intero parco.

Da codesta sorgente, l’imperatore Mattia che la scoprì, diede il nome alla zona. Schon(er) Brunn = bella fonte.

Solo in seguito, nel corso dei secoli, si sarebbe costruita e ampliata la Reggia.

All’uscita dello Zoo Tiergarten, ci aspetta la ripidissima salita che porta al Belvedere della Gloriette. Già abbastanza stanchi, affrontare a piedi l’ascesa della collina fino alla spettacolare terrazza non è stato per niente una passeggiata facile; ma arrivati in cima, devo dire che ne è valsa la pena. Come ci testimoniano le foto fatte da lì. La vista di tutto il verde circostante e di una grossa fetta di Vienna ripaga del trekking affrontato.

A quel punto, per andare a visitare il Museo delle Carrozze che si trova abbastanza lontano dal Belvedere, decidiamo di prendere il trenino, anch’esso compreso nella Card, come tutto il resto. Un gradevole viaggio di circa mezz’ora in mezzo ai boschi e alle stradine del parco, con la guida che narrava aneddoti, alternando tra le varie lingue impiegate anche l’italiano.

Pure qui arriviamo a pochi minuti dalla chiusura. Ci fanno entrare ma ci avvisano sul tempo a nostra disposizione: sono fiscali, come vi dicevo, però bisogna giustamente rispettare gli orari.

Vi si trovano una grande varietà di mezzi di locomozione, un tempo trainati da cavalli. È possibile ammirare persino le mini-carrozze dei principini ed il carro funebre imperiale, quello utilizzato per l’ultimo viaggio terreno di tutti i membri della famiglia imperiale, compresa la famosissima Sissi e suo marito Francesco Giuseppe. Potete apprezzare anche la prima autovettura della casata stessa ed una macchina da formula 1 posseduta da Ferdinando d’Asburgo: la Formula Renault 1.6.

Con i biglietti che ci avevano fornito la mattina, decidiamo di andare a vedere il Giardino del Principe e quello dell’Orangerie. Nel secondo abbiamo assistito persino ad un inaspettato concerto di violino, clarinetto e pianoforte. Che dire: due luoghi ben curati e non abituali.

Potevamo poi saltare il labirinto? Si tratta in sostanza di 3 strutture labirintiche per bambini e “ragazzini” un po’ cresciuti. I due per adulti, a dirla tutta, di non facilissima soluzione. Particolari, tutto sommato, ma ne abbiamo usufruito poiché era compreso nella Vienna Pass.

Oramai sono quasi le 19. Abbiamo vagato per 9 lunghe ore dentro Schönbrunn. Un’esperienza che porteremo via con noi. Davvero intensa e variegata. Una curiosità: per poter offrire il parco nello stato curato in cui lo abbiamo potuto vedere noi, sono necessari non uno o due, bensì 90 giardinieri!

Affaticati ma ancora attivi, decidiamo di andare a fare il giro delle Cantine di vino frizzante di Schlumberger, che sono letteralmente dalla parte opposta della città ma raggiungibili con la metro in circa 20 minuti. Iniziamo il percorso guidato sotterraneo. All’interno ci sono enormi tini in muratura e legno ed una bella fontana del vino. Qui, ancora oggi, si produce un nettare simile allo spumante, le cui bottiglie – migliaia di bottiglie – sono lasciate tranquille ed ordinate ad invecchiare. Prima di uscire, è prevista una piccola degustazione. E devo dire che abbiamo sicuramente gradito. Chi vuole può anche acquistare a prezzi contenuti. Vi consigliamo di portare una maglietta a maniche lunghe; può risultare utile in quella frescura.

Considerando che abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno. Decidiamo di mangiare un boccone in giro, perché passando per l’alloggio non avremmo più trovato la forza di uscire. Ci siamo quindi diretti al Donauturm o Torre del Danubio. Dalla fermata della metro c’è da camminare un bel po’. Il parco non è completamente illuminato e c’ha sorpreso molto, durante la via del ritorno, incontrare anche mamme con carrozzine che passeggiavano serene nell’oscurità. Evidentemente o sono più incoscienti che in Italia, oppure – più probabile – la sicurezza a Vienna è notevolmente maggiore che nello Stivale. Ragazzi, l’ascensore sale ad una velocità vertiginosa, su per i 252 metri della struttura. C’è quasi lo stesso effetto del decollo di un aereo. Per non parlare della vista mozzafiato a 360 gradi di cui si beneficia dalla terrazza panoramica. Noi siamo arrivati durante il tramonto e lo spettacolo è stato davvero fantastico.

Si torna alla base, dove ci godiamo il nostro meritato riposo.

Giovedì 26 luglio. Si riparte. Con comodo e ancora con buona parte della stanchezza del giorno precedente. Obiettivo: centro città. Visto che non è troppo tardi, riusciamo ad assistere all’esercitazione della Scuola di Equitazione Spagnola estiva al Palazzo di Hofburg, in programma tutti i giorni alle 11. A noi non ha entusiasmato: è un’ora di trotto e galoppo di bei cavalli bianchi lipizzani. Lo spettacolo a cui è auspicabile assistere è quello che si svolge in inverno.

Appena usciti, troviamo alla nostra destra l’ingresso della Sala di Gala della Biblioteca Nazionale, e decidiamo di visitarla. All’interno, in rigoroso stile barocco e forma ovale, è contenuta una biblioteca da favola con tantissimi volumi antichi (7,4milioni di pezzi). Notevoli i grandi affreschi, specialmente nell’ala d’ingresso e sulla cupola; le statue imperiali ed i mappamondi antichi. Sono presenti anche diversi libri sottratti agli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Testi che il governo austriaco si è ripromesso di riconsegnare quanto prima ai legittimi eredi.

Breve pausa pranzo frugale e poi di nuovo via, in direzione degli Appartamenti Imperiali, del Museo di Sissi e di quello delle Argenterie.

Nell’ultimo di questi, sono conservate le stoviglie reali utilizzate dagli Asburgo durante i pranzi di famiglia ma anche nelle occasioni speciali. Ci sono anche pezzi molto pregiati, donati da sovrani di terre lontane.

Si passa al Museo di Sissi e purtroppo qui non è possibile fare foto, così come ci era stato impedito anche al gran tour di Schönbrunn. Va detto che la storia dell’imperatrice, non è quella rose e fiori raccontata nei film con Romy Schneider. La sua è stata un’esistenza dura e difficile, di una donna che, per tanti versi, si sentiva in una sorta di gabbia dorata. Sempre controllata, gravata di responsabilità, ansie e lotte interiori fino al giorno del suo assassinio ad opera di un anarchico italiano, Luigi Lucheni. Secondo molti, la sua liberazione.

Un percorso che gli allestimenti, i racconti crudi dell’audioguida, le ricostruzioni, i vestiti e le riproduzioni dei gioielli, hanno consentito di vivere con intensa partecipazione. Anche qui una curiosità: sembrerebbe che la principessa sia passata alla storia col nome di Sissi per uno sbaglio di interpretazione. L’abbreviazione con cui Elisabeth si firmava, parrebbe essere il più logico “Lisi”. Considerato erroneamente Sisi per via di una “L” molto sinuosa e trasformato poi nell’italiano Sissi.

Visitiamo successivamente anche la Camera del Tesoro imperiale, dove sono costuditi abiti e gioielli d’epoca delle varie dinastie. Vi troviamo tesori di ogni forma e misura, tra cui corone in oro zecchino, con incastonate pietre preziose di tutti i tipi. È presente persino un bastone in ossidiana che la nomenclatura indica come “corno di Unicorno” del XVI secolo.

Ci rechiamo allora alla Cripta dei Cappuccini, che racchiude tra le sue mura le tombe monumentali e le spoglie imperiali. Vi troverete sarcofagi e casse, per la maggior parte messe una a fianco all’altra. Questa sequenza anomala di sepolcri in penombra ci ha creato anche una strana sensazione. Le uniche tombe monumentali isolate dalle altre e poste in una stanza diversa, sono quelle di Francesco Giuseppe, con al fianco da un lato sua moglie Sissi, di cui rimase sempre innamoratissimo, e dall’altro lato l’unico figlio maschio, morto suicida: Rodolfo.

Siamo piacevolmente affaticati. Sta per iniziare a piovere e prendiamo al volo un Hop-on Hop-off che ci fa percorrere il giro della Linea Rossa, consentendoci di apprezzare dall’alto la Ringstrasse (l’anello centrale cittadino). Scendiamo vicino casa e decidiamo di riposarci un po’.

Dopo cena, ce ne andiamo a fare un giro sulla ruota panoramica del Prater. Durante la settimana c’è sicuramente meno gente, quindi dobbiamo attendere una tempistica accettabile. Nel weekend, suppongo che per accedere a questa attrazione bisogna armarsi di santa pazienza. Notiamo che alcune cabine della ruota possono essere affittate per una cena romantica a lume di candela o per meeting aziendali. Non chiediamo il prezzo, ma credo che qualche decina di euro non basti. Il giro è lento e rilassante, dall’alto si può vedere l’immenso giardino circostante – un tempo tenuta di caccia degli Asburgo – ma anche la Vienna storica ed il parco giochi, completamente illuminato da luci e colori sgargianti.

Dopo un’altra intensa giornata, torniamo all’appartamento per recuperare energie.

Venerdì 27 luglio. Prima tappa del giorno: il Museo di Sigmund Freud. All’interno ci sono alcuni oggetti e mobili donati dalla figlia Anna alla fondazione che lo amministra, tra cui il cappello, la borsa, la sala d’aspetto e lo studio. Freud in realtà la svuotò quando fu costretto a scappare a Londra, in quanto perseguitato ebreo, portando con sé anche il famoso lettino, simbolo della psicanalisi. Quando siamo usciti, la fila fuori dall’appartamento (l’accesso è a numero chiuso) era sostanziosa. Arrivare abbastanza presto è stata una buona decisione.

Ci siamo poi recati al vicino Palazzo Pasqualati, una delle case dove ha risieduto e composto inconfondibili melodie il genio di Beethoven durante la sua permanenza a Vienna (tra cui l’opera lirica Fidelio, la Quarta, Quinta, Settima e Ottava Sinfonia). Ci sono diverse foto, alcuni spartiti scritti dal musicista, notizie varie su di lui.

Ci indirizziamo al Museo di Arte Contemporanea del MAK. Qui si possono trovare esposizioni permanenti, tra cui una sull’arredamento in stile Barocco Rococò; la mostra sul mondo asiatico (giapponese, cinese e coreano); un’altra sui tappeti del XVI e XVII secolo. Per quanto riguarda le rassegne temporanee, vanno segnalate quella sui 300 anni delle porcellane viennesi ed i progetti dell’architetto Gustav Peichl. È stato poi davvero simpatico indossare i Google Glass e muoversi in 3D nel contesto del “Giardino Magico” di Klimt, attraverso una particolare esperienza di realtà virtuale predisposta e creata dal filmmaker Frederick Baker. L’attrazione si inserisce nell’ambito delle commemorazioni dei 100 anni (1918-2018) dalla morte dei 4 più famosi artisti del Modernismo Viennese: Gustav Klimt, Egon Schiele, Otto Wagner e Koloman Moser: “Vienna, tra bellezza e abisso”. In questo ambito si colloca pure la mostra temporanea al livello 1, dedicata alle architetture di Otto Wagner. Evocativa anche l’atmosfera creata dal gioco di luci, teli ed ombre che in un alternarsi di sedie, sgabelli, poltrone e panche dalle forge particolari, si staglia in un’onirica ambientazione. Altro punto forte del sito museale, il MAK DESIGN LAB, un laboratorio ricco di esperienze a dir poco eccentriche che di certo non ti lascia indifferente davanti agli esperimenti artistici che vi trovano espressione. Tra queste, la rielaborazione in visione futuristica di alimenti ed oggetti di uso comune, il cui scopo viene reinventato per diventare qualcosa su cui riflettere. Vi si trova anche la collezione di prodotti tessili industriali realizzati durante l’impero asburgico e l’esposizione dei 100 migliori poster austro-tedeschi del 2017. Al di là delle opere custodite all’interno, lo stesso edificio museale risulta architettonicamente rilevante.

A questo punto torniamo di nuovo al centro di Vienna, per visitare lo Stephansdom e la casa di Mozart. Santo Stefano è un fantastico duomo gotico. Gigantesco. Potete decidere di raggiungere le due torri campanarie, le catacombe o il museo del tesoro. A noi purtroppo mancava il tempo. Il tetto di questa mastodontica struttura religiosa è stato decorato con quasi 250.000 tegole policrome che rappresentano gli stemmi dell’Austria, della città e degli Asburgo.

L’Abitazione di Mozart, l’unica arrivata intatta fino ad oggi di quelle in cui il musicista ha vissuto, è addirittura su 3 piani per un totale di 1000 metri quadrati: al primo, aveva stabilito il suo domicilio, in stile decisamente signorile. Continuando il giro, vi si trovano poi alcuni spartiti (qui ha composto “Le Nozze di Figaro”), i violini che utilizzava, un suo abito e materiale storico di diversa natura.

Arriva il momento della pausa-shopping, per scegliere qualche souvenir da regalare a parenti e amici. Toltaci questa doverosa stazione della via crucis, di corsa verso il City Cruise, previsto su un canale interno del Danubio. Un’ora di navigazione, per un completo rilassamento fluviale. Tutt’attorno si notano prati puliti e ben tenuti, con frequenti stabilimenti predisposti per godersi il sole ed il relax a bordo fiume.

Non può mancare la tappa all’Hotel Sacher, per assaggiare la mitica Sachertort, che qui è stata inventata nel 1832, con ripieno di marmellata di albicocche e ricoperta di glassa al cioccolato fondente. Servita con un ciuffo di panna, viene €. 7,10 a porzione. Ma ci voleva proprio.

Andiamo dunque all’Albertina Museum. Arriviamo a poco più di un’ora dalla chiusura ma per visitarlo bene, ci vorrebbe più tempo. È ricco di opere di altissimo valore artistico. Dovrebbe essere assolutamente visto da chi ama il genere.

Ospita una delle più importanti collezioni di pittura classica modernista d’Europa, testimoniata dai quadri impressionisti di Monet, Degas, Cezanne e Modigliani; nonché dalle opere puntiniste di Signac. Vi si trovano tanti altri capolavori di espressionisti tedeschi come Wacker, Hofer e Sedlacek. Tra i maggiori esponenti dell’arte austriaca, troviamo Kokoschka ed Egger-Lienz. Ci si può perdere davanti ai lavori di autori avanguardisti russi come Chagall ed alle numerose tele di Picasso; dai suoi primi dipinti cubisti fino alle opere degli anni 40. Tutte firmate dal suo inconfondibile e caratteristico stile.

Ricca di disegni la rassegna sull’architettura, con progetti, schizzi e studi selezionati che provengono dall’ampia collezione di oltre 40.000 pezzi dell’Albertina stessa, tra cui le creazioni del Canaletto, di Otto Wagner, Francesco Barromini, Salomon Kleiner e moltissimi altri.

Inoltre, essendo stato tale palazzo residenza asburgica per più di 100 anni, ci è possibile visitare un’ala con 20 camere arredate e restaurate in stile d’epoca, tra cui spiccano magnifici lampadari, stufe in ceramica finemente decorate e rivestimenti murali che fanno respirare ancora una volta la magnificenza di una delle casate più longeve in Europa (oltre 6 secoli di regno). Qui potete finalmente fare le vostre fotografie come ricordo dell’Impero austro-ungarico.

Nel 2018 è presente una mostra temporanea che celebra l’ottantacinquesimo compleanno di Florentina Pakosta: un’artista che ritrae le espressioni ed il linguaggio del corpo maschile in maniera satirica e fuori dagli schemi.

A mio avviso, sono almeno altre due le esposizioni temporanee degne di nota: la fotografica dell’austriaco Alfred Seiland con circa 80 delle sue migliori opere policrome estasianti e l’altra dedicata agli artisti della seconda metà del XX secolo, tra cui Andy Warhol.

Vi consigliamo di visitare il sito ufficiale per controllare le collezioni allestite al momento del vostro viaggio: https://www.albertina.at/

Tra i musei a cui abbiamo dovuto nostro malgrado rinunciare per motivi di tempo, cito il Leopold (Klimt, Schiele, Heidi Horten) e quello di Storia Naturale: il più grande per dimensioni di tutta l’Austria.

Rimane giusto il tempo per un giretto nostalgico al Prater. E non ce lo facciamo mancare. Fa sempre piacere un’altra passeggiata distensiva in questo luogo.

Poi si acquistano i biglietti per il ritorno. Avendo un abbonamento valido per la zona urbana, vi basta l’integrativo da €1,80, acquistabile in una delle biglietterie automatiche nelle vicinanze della metro. Impostando come luogo di partenza “fuori città” e come destinazione Flughafen-Wien Bahnhof, che è la fermata dell’aeroporto, il gioco è fatto.

Sabato 28 luglio. Ultime ore prima di tornare in Italia. Si parte con le valigie al seguito; si timbra il biglietto integrativo e ci si dirige verso la metro per prendere nuovamente la S7, in direzione opposta rispetto all’andata. In poco più di 30 minuti si torna all’aeroporto. Ultimi controlli di sicurezza e si decolla per Roma.

Arrivederci magica Vienna, torneremo per poter finire di visitare tutto quello che non siamo riusciti a vedere in questi pochi giorni e per apprezzare di nuovo quanto già è rimasto nel nostro cuore.

4 giorni tra Zagabria, laghi di Plitvice e Varazdin

Siamo partiti puntuali da Milano con un flixbus e, dopo svariate fermate intermedie, stamattina alle 7.30 siamo giunti alla stazione centrale dei bus a Zagabria (dislocata poco più a sud/est rispetto a quella ferroviaria e al centro della città, quindi comoda per eventuali spostamenti). Al piano superiore della struttura ci sono alcuni chioschi, un infopoint (peccato che apra alle 9.00) e la biglietteria (in realtà ce ne sono due: una con molte postazioni e un’altra, proprio di fronte alla prima, con le locandine dei “Laghi di Plitvice”. C’instz-form-stziamo in quest’ultima). Per giungere ai laghi, il bus costa circa 128 Kune A/R ( 1kn = 0,14€ quindi il biglietto costa 17€ a persona) ma varia a seconda dell’orario. L’andata è alle 7.30, 8.30 e 9.15 mentre il ritorno alle 14.45 e 17.18. Ci si mette poco più di due ore per arrivare a destinazione (dato che si ferma svariate volte durante il percorso). È il modo più semplice per raggiungerli, il più economico e il meno macchinoso (rispetto al noleggiare un auto o prendere il treno). Acquistiamo direttamente i biglietti per domani con partenza da Zagabria alle 7.30 (arrivo alle 9.45) e partenza dai laghi alle 17.18 (arrivo nella capitale alle 19.50). Usciamo dalla stazione dei bus e sul lato che dà sulla strada, tra baretti e paninerie, preleviamo dei soldi ad un bancomat (scopriamo in questa vacanza che gli sportelli automatici “comunicano” anche in italiano: un problema in meno!). Infine raggiungiamo l’appartamento che abbiamo affittato (è a pochi passi dalla stazione dei treni ma a dispetto della brutta reputazione che ha quella delle capitali, qui non abbiamo mai trovato situazioni di pericolo o loschi individui). Lasciamo giù i bagagli e via ad esplorare la città! Dato che siamo in zona, partiamo subito a visitare la stazione: esternamente carina ma internamente anonima. Di fronte invece c’è un bel prato (in realtà sono due piazze, quella di Starcevic e di Tomislav) con una statua al centro (è il monumento al re Tomislav), un palazzo (Padiglione dell’Arte) poco più avanti e a sinistra l’Hotel Esplanade. Oltre il padiglione dell’Arte c’è il Parco Josipa Juria Strossmayera e più in là il parco Zrinjevac dove si trova il padiglione Musicale. Andando a nord e imboccando la Praska Ulica si giunge al cuore della città, ovvero Piazza del Bano Jelacic, dove spicca la statua equestre di Josip Jelacic e la fontana Mandusevac. Alla destra della fontana c’è un infopoint rifornito di cartine e libricini sulla città e sui dintorni (ovvero paesi e luoghi degni di nota). Prendiamo il materiale e poi imbocchiamo la Ulica Tome Bakaca fino a giungere alla piazza Kaptol dove si trova la Cattedrale dell’Assunzione di Maria Vergine; esternamente imponente (peccato che una guglia è coperta per un restauro quindi le foto vengono penalizzate) mentre l’interno è d’impatto, anche se l’aspetto neogotico tetro e poco illuminato non mi ispira. L’ingresso è gratuito. Tenendo l’ingresso della cattedrale alle nostre spalle, e la fontana davanti a noi, scorgiamo alla sinistra una viuzza in cui spuntano dei tendoni rossi. Qui c’è il mercato di Dolac: molto carino e caratteristico, straripante di bancarelle di cibo e di souvenir. Poi ci spostiamo poco più a nord fino a un piccolo parco (Opatovina): nulla di ché. Da qui prendiamo la via Tkalciceva, ricca di locali alla moda e non (molto carina, specialmente perché ci sono ristoranti multietnici). Da qui, la parallela è via Radiceva; prendendola si giunge alla statua di Dora Krupiceva (eroina di un romanzo). Se si guarda oltre si scorge la famosa Porta di Pietra (l’unica conservata delle quattro): all’interno si trova un piccolo altare con tanto di panche per pregare. Attraversatala troviamo a sinistra un’antica farmacia ancora in attività. Qui c’è un incrocio. Andiamo a sinistra fino a raggiungere a una chiesa. Alla sua destra c’è una piazzetta che dà sulla città; il panorama merita qualche foto (anche se c’è una ringhiera ‘adornata’ di tanti lucchetti, dimostrazione che certe usanze discutibili degli innamorati sono giunte fin qui). Torniamo indietro e di fronte all’ingresso della chiesa prendiamo la strada a sinistra, la quale ci conduce al “Museo delle relazioni finite”: l’ingresso è a donazione e costa 40Kn. Museo veramente curioso e unico, con tanti oggetti e lettere, tradotte in inglese, da tutto il mondo riguardanti le relazioni finite (non solo di fidanzamenti e matrimoni ma anche di genitori o figli tolti prematuramente agli affetti dei propri cari). Usciti scorgiamo, proprio di fronte al museo, la torre di Lotrscak (costa 20Kn ma non credo offra molto di più del panorama dalla chiesa visitata poc’anzi). Più a nord della torre c’è Piazza San Marco (Trg Sv. Marka) dove si trova la chiesa i cui tetti sono composti da piastrelle smaltate di vari colori (molto particolare). Proprio accanto c’è il parlamento. Torniamo poi alla torre di Lotrscak e da qui prendiamo la strada Strossmayerovo fino a trovarci nella via Ilica, la via più lunga di Zagabria, piena di negozi di marchi famosi e non. La percorriamo fino a ritrovarci nella Piazza Jelacica. Ormai è tardi; la fame e la stanchezza si fanno sentire quindi cena e poi nanna, dato che domani alle 6.00 c’è la sveglia! Mercoledì 16/05/2018 Premessa: ero già stato una volta ai laghi ma essendoci andato in automobile ero entrato da un altro ingresso e fatto un percorso diverso per visitarli. Vi riporto il diario che avevo scritto allora, così avete due prospettive opposte di come affrontare l’escursione: www.zingarate.com/croazia/Plitvice-Krka-diario-di-viaggio.html Ma torniamo a oggi: partiamo in orario dalla stazione dei bus alle 7.30 e alle 9.45 giungiamo a destinazione, anche se facciamo una sosta a Karlovac per cambiare pullman (non ce l’avevano detto però in effetti sul biglietto c’era scritto il nome del paese. Stranamente però al ritorno vi facciamo la sosta ma non il cambio di pullman. Mio consiglio: chiedete al bigliettaio se è diretta la corsa o meno). Ci sono due ingressi ai laghi ma l’autobus ci lascia all’entrance 1, o meglio sulla strada statale. Da qui la biglietteria è a pochi passi sulla destra. Compriamo i biglietti (circa 150Kn a persona) e ci studiamo i percorsi: siamo venuti apposta presto (e partiremo tardi) proprio per poter fare uno di quelli più lunghi (ovvero il “C”, in cui ci s’impiega dalle 4 alle 6 ore). Faccio una foto al cartellone con i vari percorsi (N.B. ce ne sono quattro ma non vi preoccupate: anche se non avete la cartina è tutto a prova d’imbecille: ad ogni bivio ci sono le indicazioni su quale direzione prendere a seconda del percorso da voi scelto e i sentieri sono stradine di tronchi quindi è impossibile “uscire di pista” per sbaglio). E ora si visita! Rispetto al viaggio precedente faccio il percorso inverso, ovvero andiamo ad ammirare prima il “big waterfall”, poi a piedi raggiungiamo lo spiazzo P3 (ogni area di sosta predisposta per pranzare, prendere i traghetti o i pulmini è contrassegnata da una lettera e un numero… Tranquilli se non capite qualcosa: tutto vi sarà chiaro quando sarete sul posto). Qui prendiamo il traghetto (ci timbrano il biglietto ma il mezzo lo si può prendere quante volte si vuole) e attraversiamo il lago da est a ovest fino a giungere a P1. Apro una parentesi: a questo punto se dovessimo proseguire con il percorso C dovremmo farci tutti i laghi in salita e poi in cima prendere il pulmino che ci porta di nuovo a valle ma per evitare questa sfacchinata cambiamo percorso e optiamo per seguire l’H facendo così quello inverso rispetto al C, ovvero prendiamo il pulmino che ci porta in cima (ST3) e poi scendiamo a piedi fino a P2 (ciò si dimostra un’ottima scelta per le nostre gambe!) dove ci sono due traghetti: uno fa un breve tratto di qualche minuto per condurre al molo P1 mentre l’altro (ovvero quello che abbiamo preso all’andata) ci riporta a P3 (ovvero, per intenderci, alla big waterfall e all’entrance1). Scegliamo la prima possibilità per questione di tempo e di stanchezza, quindi approdiamo al molo P1, a piedi raggiungiamo la fermata dei pulmini ST2 cosicché questi ultimi ci riportano all’entrance 1 in pochi minuti (fare a piedi il tratto ST2-entrance1 avrebbe richiesto troppo tempo). Giungiamo all’ingresso dei laghi con un’ora di anticipo: lo investiamo per mangiare qualcosa al chioschetto e sbirciare i souvenir. Giunta l’ora, andiamo verso la fermata dei bus (occhio perché non è la stessa dell’andata; è una casetta nera collocata dalla parte opposta della strada, sotto un ponte di legno). Restiamo un po’ perplessi perché il pullman tarda a giungere, ma dopo una ventina di minuti di ritardo eccolo arrivare. Saliamo e poi si torna a Zagabria, stanchi ma felici in quanto i laghi sono una meraviglia: tappa essenziale, obbligatoria, per chi vuole godersi dei panorami naturalistici da favola. Alcune considerazione finali: -Come vi dicevo, rispetto al viaggio precedente ho fatto il percorso inverso, ovvero prima la ‘big waterfall’ e poi la parte alta dei laghi e mi sono accorto che è stata la soluzione migliore (a meno che non sia stato un fortuito caso). Infatti con l’altro tragitto (che potete leggere nel diario stz-link-stzato precedentemente) mi sono trovato a visitare la parte bassa dei laghi e la big waterfall nel primo pomeriggio quando era stra-affollata di turisti. Col senno di poi ho dedotto che i viaggi organizzati si concentrano tutti in quella zona (in quanto non avrebbero il tempo di compiere i percorsi lunghi ma solo una toccata e fuga nell’area più caratteristica e scenografica). Invece oggi, visitando la zona più “calda” subito, ovvero quando non c’erano ancora le comitive dei viaggi organizzati, abbiamo evitato la ressa. Al tempo stesso, lasciando la parte alta al pomeriggio, abbiamo trovato solo qualche turista. -Esistono vari percorsi da compiere: A (dura dalle 2 alle 3 ore), B (dalle 3 alle 4), C (dalle 4 alle 6) e K (dalle 6 alle 8). Valutate prima quale volete compiere per orientarvi sui bus da prendere. Considerate, ad esempio, che facendo il percorso C è più probabile che ci mettiate 6 ore piuttosto che 4 (tra soste per mangiare, riposarvi e fare foto e filmati a iosa). Portandovi noi come esempio, scegliendo il percorso C abbiamo preso il bus delle 7.30 con partenza dai laghi alle 17.18: così abbiamo potuto fare tutto con la dovuta calma. -Avevamo comprato dei panini al bar del parcheggio degli autobus a Zagabria ma, se non volete portarvi “zavorre” dietro, non preoccupatevi perché ai laghi troverete sia alle due entrate che nelle aree di sosta P3, ST1 e ST2 dei chioschi e ristoranti. Giovedì 17/05/2018 Considerato che a Zagabria ci sono rimasti pochi monumenti importanti da vedere, decidiamo di affrontare anche oggi una gita “fuori porta” mentre domani (ultimo giorno) visiteremo ciò che ci resta della capitale. Dal librettino ‘Dintorni’ recuperato all’infopoint, valutiamo le possibilità: ci sono tante cittadine interessanti ma ci soffermiamo su Marija Bistrica (famosa per il suo santuario), Trakoscan (col suo castello) e Varazdin (capitale della Croazia nel ‘700). Optiamo per quest’ultima in quanto più ricca di monumenti. Prendiamo in considerazione anche la possibilità di spostarci con i pullman da una stz-meta-stz all’altra per poter almeno visitare due cittadine in un giorno ma internet mi dà notizie demoralizzanti: ci vogliono troppi cambi da compiere (tra bus, taxi e a piedi) e troppe ore di viaggio, quindi andiamo alla solita stazione dei bus e prendiamo i biglietti solo andata per Varazdin (il biglietto di ritorno lo prenderemo là così non saremo vincolati dall’orario). Paghiamo a testa circa 80Kn e alle 10.15 partiamo da Zagabria. Dopo innumerevoli fermate d’intermezzo, alle 12.05 giungiamo a destinazione. Vado alla biglietteria della stazione nel piazzale per farmi dire l’orario dei bus di ritorno (alle 16.10 e alle 18.00) e dare una cartina della città. Tenendo la fermata dei bus alle nostre spalle, il centro è a pochi minuti a piedi davanti a noi. Preferiamo però incamminarci a sinistra e prendere il centro ‘alla larga’, in modo da ammirare una chiesa (kapuzinerkirche) e il Palast Erdody. Da qui prendiamo via Cesarca, trovandoci in un piccolo parco (s.v. Jagica). Poi andiamo verso nord fino a giungere alla cattedrale (kathedrale) e, poco oltre, ad una piazza molto carina (Trg Tomislava) dove ammiriamo l’Haus Ritz e il Draskovic Palast. Proseguiamo sulla strada Pavinska e osserviamo la chiesa Franziskanerkirche e il Gespanschaftpalast. Poi imbocchiamo la Ursulinska fino a giungere al castello (Alte Burg): molto carino e circondato dal verde. Si può entrare nel cortile ma le camere interne sono adibite a mostra di artisti, quindi per queste si paga l’ingresso. Non interessandoci quadri e affini, proseguiamo il giro della città. Lasciandoci l’ingresso del castello alle nostre spalle, dopo pochi passi alla sinistra c’è la Wachtturm, una piccola torre da cui ci si può passare attraverso. Questa conduce a una piccola piazzetta con il palazzo Sermage Palast. Prendiamo poi la strada Bakaceva e visitiamo le strade del centro in modo da poter scoprire qualche palazzo degno di una foto. Sostiamo infine in piazza per gustarci un gelato (questo lo si paga a ‘palle’. Una, enorme, costa solo 80cent. Noi ne abbiamo prese tre a testa e praticamente ci siamo fatti il pranzo!). Altro giretto nel parco cittadino e infine, soddisfatti della visita, abbiamo deciso di prendere il bus delle 16.10 (il biglietto costava meno dell’andata. Mah…). Apro parentesi: Varazdin è una cittadina carina, il castello è degno di nota e le piazze e i palazzi meritano una foto. Se avete una giornata in più, valutate questa piacevole gita fuori porta. Chiusa parentesi. Alle 18 eravamo di nuovo nella capitale. Doccia, cena e poi visita di Zagabria by night. I parchi di fronte alla stazione dei treni, la cattedrale e la piazza di Jelacica illuminati fanno tutto un altro effetto. Giriamo per le vie tranquille, affollate di giovani, e poi si va a dormire, dato che domani è l’ultimo giorno e abbiamo ancora da visitare. Venerdì 18/05/18 Ultimo giorno. Abbiamo lasciato per ultima la parte sud/ovest del centro città, ovvero quella a pochi passi dalla stazione. Qui infatti, dopo l’hotel Esplanade si trova il giardino botanico (Botanicki Vrt): l’entrata è gratuita e il giardino ricopre circa cinque ettari di terreno, quindi si trovano molte piante e serre (piacevole come luogo di sosta e relax. Peccato per i treni che ogni tanto passano al di là della recinzione rovinando la pace). Dai giardini ci spostiamo poco più a nord, dove si trova la sinagoga della città e un piccolo parco (Trg Brace Mazuranic). Poco oltre ci si para davanti il teatro nazionale (di stampo neobarocco). Spostandoci poco più a ovest troviamo il museo Mimara (contenente opere di artisti croati e non). Da qui andiamo a nord e c’immergiamo nella via Ilica, percorrendola verso est fino alla cattedrale ortodossa (Katedrala Preobrazenja Gospodnjeg) e lì accanto troviamo la piazza dei fiori (Prerado Cev Trg). Pranziamo in un bar e poi valutiamo quale luogo fuori dal centro visitare: famoso è il cimitero di Mirogoj (a nord) o il parco Perivoj Maksimir (a est). A piedi distano circa 40/50 minuti, quindi meglio prendere il tram. Valutiamo e optiamo per il parco: andiamo all’infopoint in piazza Jelacica e la ragazza ci avvisa di prendere alla fermata dei tram qui in piazza il numero 11 o 12, direzione Dubec, fino alla fermata Bukovacka (ci sono sette fermate per giungervi e una decina di minuti di percorrenza). I biglietti si prendono sopra il mezzo o dal tabaccaio di fronte alla fermata. Il biglietto costa 4Kn e vale per un solo spostamento. Nel caso vi dimenticaste dove fermarvi, non preoccupatevi perché ad un tratto alla sinistra scorgerete un parco enorme pieno di prati e alberi: siete arrivati! Comunque, scendiamo dal tram e raggiungiamo l’entrata del parco. La visita è gratuita. Superato l’ingresso troviamo alcune strutture (ristoranti e chioschi) e un lungo viale che termina con una piccola “villa” che sovrasta il giardino da un colle. Accanto a questo viale ci sono decine di stradine minori che si perdono nella natura. Appena dopo il ristorante si trovano anche dei bagni (gratuiti). In primis andiamo a sinistra e percorriamo una stradina che ci conduce ad un prato enorme da cui spicca, su una collinetta, una colonna con un’aquila in cima. Poco più a ovest c’è un parco giochi mentre dalla parte opposta (ovvero zona est del parco) ci sono alcuni laghetti e il famoso zoo cittadino (ingresso: 30Kn). A noi non interessa visitarlo quindi lo costeggiamo fino a giungere a un piccolo obelisco e da qui saliamo sulla collinetta per arrivare alla “villa” (la quale non è altro che un bar) da dove si scorge un bel panorama del giardino e della città. Scendiamo infine dalla collina andando verso nord-ovest per vedere una tipica casa croata del 1800. Gironzoliamo ancora un po’ nella natura e poi andiamo a prendere il tram, il quale è ovviamente dalla parte opposta rispetto a dove siamo scesi. Si prende sempre l’11 o il 12, questa volta direzione Crnomerec, e la nostra fermata è Trg Bana J. Jelacica. Da qui bighelloniamo ancora un po’ per le vie del centro; un po’ di shopping sbrigativo, cena e poi si parte. Abbiamo flixbus alle 23, sempre dalla stazione centrale dei pullman. È tempo di tornare in Italia. INFO VARIE -Sicurezza: Zagabria l’ho trovata una città molto tranquilla e sicura. Che siano state le sei del mattino o mezzanotte, che fossimo in centro città o zona stazione, non ho mai avuto episodi spiacevoli o sentore di pericolo né tanto meno ho visto loschi individui intorno a me (certo, qualche senzatetto c’era, come in tutte le grandi città, ma si faceva gli affari suoi). -Roaming: come previsto, il nostro pacchetto italiano di dati/chiamate funziona anche in Croazia (vi arriverà un messaggio dalla vostra compagnia telefonica avvisandovi della cosa). La connessione è veloce e il segnale prende ovunque (un po’ come in Italia). – Fuso orario: non c’è. Hanno il nostro stesso orario. -Prezzi: pur trovandoci in una capitale, qui tutto (in primis gli alimentari) costa meno. Per dirne alcune: un gelato costa poco meno di 1€, un caffè in centro città 0.80€ e un panino farcito meno di 2€. -Come arrivare a Zagabria: Abitando vicino a Milano avevo varie possibilità. Ve le elenco cosicché valuterete anche voi quale mezzo prendere. Aereo: sarebbe costato circa 200€ a persona e non esistevano diretti: bisognava fare scalo in un paese del Nord Europa. Restavamo in ballo circa 11 ore. Treno: faceva uno o più scali, impiegandoci una decina di ore, e sarebbe costano anche qui circa 200€ a persona. Automobile: ci avremmo messo minimo otto ore di viaggio e tra benzina, vignetta per la Slovenia e autostrada avremmo speso anche qui sui 200€ (questa volta in totale, non a persona). Però il problema maggiore era che non sapendo quali fossero le zone sicure della capitale dove lasciare l’auto, avevo paura di trovare brutte sorprese! Bus: si poteva scegliere il viaggio di giorno o di sera. Di giorno ci saremmo bruciati una giornata all’andata e una al ritorno (quindi tempo sprecato e prezzi dei biglietti maggiori). Viaggiare di notte costa circa 60€ a persona A/R, si ottimizzano i tempi, si sfrutta appieno la giornata di arrivo e ci si impiega tanto quanto usare gli altri mezzi. -Flixbus: apro una parentesi su questo mezzo di trasporto. Utile, comodo e soprattutto economico. Per quanto mi riguarda, il problema maggiore è che fa svariate soste (nel nostro caso Brescia, Padova, Mestre, Lubiana e altre che non ricordo) quindi luci che si accendono nell’abitacolo, persone che salgono e scendono, guida a volte ‘sportiva’ dei conducenti. In più, al confine tra Slovenia e Croazia, abbiamo avuto un doppio controllo dalla polizia alla dogana. Ergo, dormire per me è stata un’impresa. Ciò nonostante a livello economico batte tutti gli altri mezzi.

Perchè scegliere il Kenya

Qui si entra in contatto con la natura, e quindi un po’ pure con se stessi, perché il Paese è più ricco di bellezze selvagge che ogni altro. Dalle praterie afroalpine del monte Kenya alle possenti palme da cocco delle spiagge a sud di Mombasa; dalla savana che copre spazi ampissimi, con arbusti che arrivano all’altezza di un uomo, alle pianure limose e nere del black cotton soil, fino al deserto, arido e cocente. Ovunque si posi l’occhio, qui catturerà scorci di natura tra i più selvaggi del pianeta.

Solo Kenya La Vostra Prossima Scelta

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Alla scoperta di Vienna, Capitale dell’Impero Asburgico

Vienna, come meta d’elezione per un viaggio, era un’idea che ci frullava per la testa da un po’. Quest’estate, finalmente, abbiamo voluto toglierci lo sfizio!
Descrizione
Come di solito, tutto parte dalla ricerca online del volo, e guardando i vari siti abbiamo subito verificato che Wizzair faceva le offerte migliori. Nel giro di 10 minuti avevamo già prenotato due voli andata e ritorno, circa un mese prima della partenza, prevista per il 24 luglio. Per risparmiare un po’ sul viaggio, è più o meno questo il tempo consigliabile per un acquisto in anticipo.

Da lì, si procede con la ricerca di un alloggio. Per nostra preferenza, un appartamento piccolo, economico e confortevole è sempre l’opzione migliore rispetto ai 15 metri di una camera d’albergo, ma questa è una decisione che ognuno valuta in autonomia. “Spulciamo” per benino i motori di ricerca delle strutture ricettive, e optiamo per un bilocale vicino al centro; soprattutto a due minuti scarsi dalla fermata metro. D’altronde, i mezzi pubblici funzionano molto bene in Austria e come spesso accade se si esce dall’Italia e si va verso Nord, sono decisamente più puntuali.

A questo punto, considerato il ventaglio di opportunità che la Città Imperiale offre, e valutando che saremmo rimasti 5 giorni scarsi (in sostanza 3 interi), abbiamo fatto gioco-forza la scelta di un piccolo programmino che ci desse un’idea orientativa di cosa preferivamo visitare e quando farlo. Verifico online se ci sono card cittadine che accorpino più siti turistici riducendo notevolmente la spesa ed incappo immediatamente nella Vienna Pass e nella Vienna City Card. Per quanto mi riguarda, di almeno una delle due non se ne può fare a meno, se l’intenzione è di vivere la città come si deve. Vediamo insieme quali sono le principali differenze.

La Vienna Pass è disponibile in diverse versioni da: 1, 2, 3 o 6 giorni; inoltre sul sito ufficiale si può aggiungere anche un abbonamento addizionale per i mezzi pubblici da 24, 48 o 72 ore. La Carta ha un costo non bassissimo – 107,10€ per 3 giorni – ma va considerato l’elevato numero di attrattive per cui consente l’accesso GRATUITO. Il risparmio, alla fine della fiera, risulta sicuramente notevole. Il che giustifica senza dubbio il suo acquisto. Permette l’accesso a molti musei ed attrazioni, solo mostrandola alla cassa. In alcuni, persino saltando la fila. Ad esempio, si ha incluso l’hop-on hop-off sugli autobus City Sightseeing tutte le volte che si vuole, i siti asburgici, il tragitto su un battello, diversi trenini folkloristici, il museo delle cere di Madame Tussauds, un’esperienza visivo-degustativa in una cantina famosa, la ruota panoramica, un’ampia scelta di rassegne museali e molto altro. In sostanza comprende molteplici esperienze, per un totale di circa 60, che vi consente di sbizzarrirvi dove e come volete, pur non riuscendo però ad usufruire di tutte quante (almeno, non in 3 giorni). Va fatta una scelta a monte, a mio avviso. Ma nulla vieta di girovagare senza la minima organizzazione ed entrare dove vi indica l’istinto. Questo il sito diretto: https://www.viennapass.it/what-you-get/ .

Nel caso la prima opzione non sia adatta a voi, un’alternativa è quella della Vienna City Card. Esiste in due varianti: Rossa, che consente l’accesso gratuito ai mezzi pubblici, e Bianca, con l’utilizzo illimitato del bus panoramico Big Bus. Entrambe sono comprensive di circa 210 buoni sconto. Ha un costo sicuramente più accessibile della Vienna Pass (la Red da 3 giorni: 29€) ma non prevede nessun accesso omaggio. Dipende ovviamente dal tipo di vacanza che decidete di impostare. Voilà la pagina ufficiale: https://www.wien.info/it/travel-info/vienna-city-card .

Una dritta: il biglietto da 72 ore e l’abbonamento settimanale della Wiener Linien, la compagnia di trasporti viennese, hanno entrambi lo stesso prezzo: 17,10€. Il primo ha validità dall’obliterazione per le successive 72 ore, mentre l’abbonamento è attivo dalla mezzanotte del lunedì alle 9:00 del lunedì successivo. Nel nostro caso, l’abbonamento è stato perfetto; acquistato direttamente sull’app ufficiale e sfruttato appieno. Vi consiglio di metterlo a bilancio perché i controllori, come giusto che sia, fanno il loro dovere.

Torniamo a noi. Arriva il giorno del viaggio abroad.

Partenza prevista da Roma Fiumicino per martedì 24 luglio alle ore 14.25. In giornate come queste, meglio essere previdenti e partire in anticipo. Non era una giornata di traffico estremamente intenso, ma a fine luglio vanno evitati imprevisti.

Finalmente l’aereo decolla, seppur con quasi un’ora di ritardo. E questo ha rischiato di scombinarci i piani, facendoci vivere i primi momenti dopo l’atterraggio con un certo affanno, considerando che abbiamo trovato l’ufficio in centro della Vienna Pass aperto per un soffio. Eh sì: perché in questa bellissima città, quasi tutti i negozi chiudono intorno alle 18. Scordatevi quindi di poter entrare in uno shop al tramonto, come in Italia. Per fortuna, molti supermarket fanno eccezione e diversi restano aperti fino alle 19.30 o mezz’ora più tardi (rarissimi, oltre quell’orario).

Un passetto indietro: prima di raggiungere concretamente Vienna-town, scesi all’aeroporto intorno alle 17, cerchiamo la famigerata macchinetta automatica dove acquistare i biglietti per la metro leggera S7, mezzo di gran lunga consigliato per raggiungere la capitale austriaca. Infatti, chi ha già l’abbonamento o il biglietto per una corsa singola (2,40€), deve solo aggiungere il ticket da 1,80€ per la zona extraurbana, che però si acquista esclusivamente alle biglietterie automatiche. Due di esse si trovano a destra dell’uscita passeggeri, ai lati dell’ufficio della OBB (treni extraurbani), proprio vicino l’entrata della stazione ferroviaria Flughafen Wien Bahnhof.

Dopo una certa fila e qualche difficoltà per comprendere quale fosse la scelta giusta, arriviamo alla banchina. Poco dopo, saliamo a bordo. Ne passa circa uno ogni 30 minuti.

Cambiamo poi un paio di metro e giungiamo all’Opernpassage, dove si trova l’ufficio per ritirare le Vienna Pass. Prese, come detto precedentemente, per un pelo grazie alla gentilezza delle due ragazze presenti. Avremmo potuto tornarci il giorno dopo, ma ci avrebbe fatto perdere tempo utile.

A quel punto, ci incamminiamo a piedi in direzione del Tourist-info, all’interno del quale potete trovare ogni sorta di mappa e dépliant, anche in lingua italiana. Oltre a qualche originale souvenir. E dove alcune impiegate molto preparate c’hanno fornito preziose informazioni su come organizzarci la vacanza.

La destinazione successiva era il nostro appartamento. Giusto il tempo del check-in e si esce nuovamente per fare la spesa (ancora una volta all’ultimo minuto) ed indirizzarci al parco del Prater, lontano appena una fermata della metro.

La ruota panoramica – per molti il simbolo della città – fa un certo effetto. Così come tutte le attrazioni del parco-divertimenti adiacente ad essa (ho letto fossero duecentocinquanta!), ma la prima sera ci siamo limitati a fare un giretto ricognitivo, dato che la mattina successiva ci avrebbe atteso una luuuuuuunga giornata.

Mercoledì 25 luglio. Così come da pianificazione, ci dirigiamo con la metro U4 verso la Reggia di Schönbrunn, meravigliosa residenza estiva asburgica. Arriviamo intorno alle 10:30 e come suggerito sulla guida della Vienna Pass, ci rechiamo alla biglietteria per farci dare i ticket del Gran Tour, del Giardino del Principe e del Giardino dell’Orangerie.

Ci dice bene ed il giro della Reggia è da lì a pochi minuti (ma non contateci nei weekend), così andiamo direttamente a fare il Gran Tour che comprende 40 delle …1441 stanze del castello!

Camminare in quelle sale, arredate ed allestite ancora come quando custodivano i segreti di imperatori e imperatrici, crea di sicuro un certo effetto. L’audioguida aiuta a farci sognare.

Dopo circa un’ora, usciamo ed attraversando l’immenso giardino, ci dirigiamo verso la Serra delle Palme, costruita nel 1882. Vi si possono ammirare piante mediterranee, tropicali e subtropicali. Tale serra è la più estesa, oltre che l’ultima di questo genere, rimasta in Europa.

Poi un rapido salto alla Desert Experience. Un sito dove camaleonti, uccelletti vari e iguane praticamente si spostavano tra i nostri piedi. Ed ovviamente nemmeno la flora era autoctona. Divertente, nonostante i 40 gradi ed oltre a cui era necessario mantenere la temperatura interna.

Usciti e tornati ad un clima più accettabile, ci dirigiamo allo zoo, costruito nel 1752. Il primo e dunque il più antico del mondo! Gli animali non stanno in spazi angusti ma in zone molto estese, con tanto di tane nascoste. Non è quindi sempre possibile vederli tutti, come ci è capitato nel caso del leone (intravisto da alcuni fori) e dell’orso polare. Ma è giusto così. Ci vorrebbe quasi una giornata per scoprirlo interamente: noi non l’abbiamo. Avendo comunque abbastanza tempo, ci è concesso apprezzare moltissime creature di tutti i tipi. Vi segnalo le molte fontanelle di acqua fresca potabile, disseminate lungo l’intero parco.

Da codesta sorgente, l’imperatore Mattia che la scoprì, diede il nome alla zona. Schon(er) Brunn = bella fonte.

Solo in seguito, nel corso dei secoli, si sarebbe costruita e ampliata la Reggia.

All’uscita dello Zoo Tiergarten, ci aspetta la ripidissima salita che porta al Belvedere della Gloriette. Già abbastanza stanchi, affrontare a piedi l’ascesa della collina fino alla spettacolare terrazza non è stato per niente una passeggiata facile; ma arrivati in cima, devo dire che ne è valsa la pena. Come ci testimoniano le foto fatte da lì. La vista di tutto il verde circostante e di una grossa fetta di Vienna ripaga del trekking affrontato.

A quel punto, per andare a visitare il Museo delle Carrozze che si trova abbastanza lontano dal Belvedere, decidiamo di prendere il trenino, anch’esso compreso nella Card, come tutto il resto. Un gradevole viaggio di circa mezz’ora in mezzo ai boschi e alle stradine del parco, con la guida che narrava aneddoti, alternando tra le varie lingue impiegate anche l’italiano.

Pure qui arriviamo a pochi minuti dalla chiusura. Ci fanno entrare ma ci avvisano sul tempo a nostra disposizione: sono fiscali, come vi dicevo, però bisogna giustamente rispettare gli orari.

Vi si trovano una grande varietà di mezzi di locomozione, un tempo trainati da cavalli. È possibile ammirare persino le mini-carrozze dei principini ed il carro funebre imperiale, quello utilizzato per l’ultimo viaggio terreno di tutti i membri della famiglia imperiale, compresa la famosissima Sissi e suo marito Francesco Giuseppe. Potete apprezzare anche la prima autovettura della casata stessa ed una macchina da formula 1 posseduta da Ferdinando d’Asburgo: la Formula Renault 1.6.

Con i biglietti che ci avevano fornito la mattina, decidiamo di andare a vedere il Giardino del Principe e quello dell’Orangerie. Nel secondo abbiamo assistito persino ad un inaspettato concerto di violino, clarinetto e pianoforte. Che dire: due luoghi ben curati e non abituali.

Potevamo poi saltare il labirinto? Si tratta in sostanza di 3 strutture labirintiche per bambini e “ragazzini” un po’ cresciuti. I due per adulti, a dirla tutta, di non facilissima soluzione. Particolari, tutto sommato, ma ne abbiamo usufruito poiché era compreso nella Vienna Pass.

Oramai sono quasi le 19. Abbiamo vagato per 9 lunghe ore dentro Schönbrunn. Un’esperienza che porteremo via con noi. Davvero intensa e variegata. Una curiosità: per poter offrire il parco nello stato curato in cui lo abbiamo potuto vedere noi, sono necessari non uno o due, bensì 90 giardinieri!

Affaticati ma ancora attivi, decidiamo di andare a fare il giro delle Cantine di vino frizzante di Schlumberger, che sono letteralmente dalla parte opposta della città ma raggiungibili con la metro in circa 20 minuti. Iniziamo il percorso guidato sotterraneo. All’interno ci sono enormi tini in muratura e legno ed una bella fontana del vino. Qui, ancora oggi, si produce un nettare simile allo spumante, le cui bottiglie – migliaia di bottiglie – sono lasciate tranquille ed ordinate ad invecchiare. Prima di uscire, è prevista una piccola degustazione. E devo dire che abbiamo sicuramente gradito. Chi vuole può anche acquistare a prezzi contenuti. Vi consigliamo di portare una maglietta a maniche lunghe; può risultare utile in quella frescura.

Considerando che abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno. Decidiamo di mangiare un boccone in giro, perché passando per l’alloggio non avremmo più trovato la forza di uscire. Ci siamo quindi diretti al Donauturm o Torre del Danubio. Dalla fermata della metro c’è da camminare un bel po’. Il parco non è completamente illuminato e c’ha sorpreso molto, durante la via del ritorno, incontrare anche mamme con carrozzine che passeggiavano serene nell’oscurità. Evidentemente o sono più incoscienti che in Italia, oppure – più probabile – la sicurezza a Vienna è notevolmente maggiore che nello Stivale. Ragazzi, l’ascensore sale ad una velocità vertiginosa, su per i 252 metri della struttura. C’è quasi lo stesso effetto del decollo di un aereo. Per non parlare della vista mozzafiato a 360 gradi di cui si beneficia dalla terrazza panoramica. Noi siamo arrivati durante il tramonto e lo spettacolo è stato davvero fantastico.

Si torna alla base, dove ci godiamo il nostro meritato riposo.

Giovedì 26 luglio. Si riparte. Con comodo e ancora con buona parte della stanchezza del giorno precedente. Obiettivo: centro città. Visto che non è troppo tardi, riusciamo ad assistere all’esercitazione della Scuola di Equitazione Spagnola estiva al Palazzo di Hofburg, in programma tutti i giorni alle 11. A noi non ha entusiasmato: è un’ora di trotto e galoppo di bei cavalli bianchi lipizzani. Lo spettacolo a cui è auspicabile assistere è quello che si svolge in inverno.

Appena usciti, troviamo alla nostra destra l’ingresso della Sala di Gala della Biblioteca Nazionale, e decidiamo di visitarla. All’interno, in rigoroso stile barocco e forma ovale, è contenuta una biblioteca da favola con tantissimi volumi antichi (7,4milioni di pezzi). Notevoli i grandi affreschi, specialmente nell’ala d’ingresso e sulla cupola; le statue imperiali ed i mappamondi antichi. Sono presenti anche diversi libri sottratti agli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Testi che il governo austriaco si è ripromesso di riconsegnare quanto prima ai legittimi eredi.

Breve pausa pranzo frugale e poi di nuovo via, in direzione degli Appartamenti Imperiali, del Museo di Sissi e di quello delle Argenterie.

Nell’ultimo di questi, sono conservate le stoviglie reali utilizzate dagli Asburgo durante i pranzi di famiglia ma anche nelle occasioni speciali. Ci sono anche pezzi molto pregiati, donati da sovrani di terre lontane.

Si passa al Museo di Sissi e purtroppo qui non è possibile fare foto, così come ci era stato impedito anche al gran tour di Schönbrunn. Va detto che la storia dell’imperatrice, non è quella rose e fiori raccontata nei film con Romy Schneider. La sua è stata un’esistenza dura e difficile, di una donna che, per tanti versi, si sentiva in una sorta di gabbia dorata. Sempre controllata, gravata di responsabilità, ansie e lotte interiori fino al giorno del suo assassinio ad opera di un anarchico italiano, Luigi Lucheni. Secondo molti, la sua liberazione.

Un percorso che gli allestimenti, i racconti crudi dell’audioguida, le ricostruzioni, i vestiti e le riproduzioni dei gioielli, hanno consentito di vivere con intensa partecipazione. Anche qui una curiosità: sembrerebbe che la principessa sia passata alla storia col nome di Sissi per uno sbaglio di interpretazione. L’abbreviazione con cui Elisabeth si firmava, parrebbe essere il più logico “Lisi”. Considerato erroneamente Sisi per via di una “L” molto sinuosa e trasformato poi nell’italiano Sissi.

Visitiamo successivamente anche la Camera del Tesoro imperiale, dove sono costuditi abiti e gioielli d’epoca delle varie dinastie. Vi troviamo tesori di ogni forma e misura, tra cui corone in oro zecchino, con incastonate pietre preziose di tutti i tipi. È presente persino un bastone in ossidiana che la nomenclatura indica come “corno di Unicorno” del XVI secolo.

Ci rechiamo allora alla Cripta dei Cappuccini, che racchiude tra le sue mura le tombe monumentali e le spoglie imperiali. Vi troverete sarcofagi e casse, per la maggior parte messe una a fianco all’altra. Questa sequenza anomala di sepolcri in penombra ci ha creato anche una strana sensazione. Le uniche tombe monumentali isolate dalle altre e poste in una stanza diversa, sono quelle di Francesco Giuseppe, con al fianco da un lato sua moglie Sissi, di cui rimase sempre innamoratissimo, e dall’altro lato l’unico figlio maschio, morto suicida: Rodolfo.

Siamo piacevolmente affaticati. Sta per iniziare a piovere e prendiamo al volo un Hop-on Hop-off che ci fa percorrere il giro della Linea Rossa, consentendoci di apprezzare dall’alto la Ringstrasse (l’anello centrale cittadino). Scendiamo vicino casa e decidiamo di riposarci un po’.

Dopo cena, ce ne andiamo a fare un giro sulla ruota panoramica del Prater. Durante la settimana c’è sicuramente meno gente, quindi dobbiamo attendere una tempistica accettabile. Nel weekend, suppongo che per accedere a questa attrazione bisogna armarsi di santa pazienza. Notiamo che alcune cabine della ruota possono essere affittate per una cena romantica a lume di candela o per meeting aziendali. Non chiediamo il prezzo, ma credo che qualche decina di euro non basti. Il giro è lento e rilassante, dall’alto si può vedere l’immenso giardino circostante – un tempo tenuta di caccia degli Asburgo – ma anche la Vienna storica ed il parco giochi, completamente illuminato da luci e colori sgargianti.

Dopo un’altra intensa giornata, torniamo all’appartamento per recuperare energie.

Venerdì 27 luglio. Prima tappa del giorno: il Museo di Sigmund Freud. All’interno ci sono alcuni oggetti e mobili donati dalla figlia Anna alla fondazione che lo amministra, tra cui il cappello, la borsa, la sala d’aspetto e lo studio. Freud in realtà la svuotò quando fu costretto a scappare a Londra, in quanto perseguitato ebreo, portando con sé anche il famoso lettino, simbolo della psicanalisi. Quando siamo usciti, la fila fuori dall’appartamento (l’accesso è a numero chiuso) era sostanziosa. Arrivare abbastanza presto è stata una buona decisione.

Ci siamo poi recati al vicino Palazzo Pasqualati, una delle case dove ha risieduto e composto inconfondibili melodie il genio di Beethoven durante la sua permanenza a Vienna (tra cui l’opera lirica Fidelio, la Quarta, Quinta, Settima e Ottava Sinfonia). Ci sono diverse foto, alcuni spartiti scritti dal musicista, notizie varie su di lui.

Ci indirizziamo al Museo di Arte Contemporanea del MAK. Qui si possono trovare esposizioni permanenti, tra cui una sull’arredamento in stile Barocco Rococò; la mostra sul mondo asiatico (giapponese, cinese e coreano); un’altra sui tappeti del XVI e XVII secolo. Per quanto riguarda le rassegne temporanee, vanno segnalate quella sui 300 anni delle porcellane viennesi ed i progetti dell’architetto Gustav Peichl. È stato poi davvero simpatico indossare i Google Glass e muoversi in 3D nel contesto del “Giardino Magico” di Klimt, attraverso una particolare esperienza di realtà virtuale predisposta e creata dal filmmaker Frederick Baker. L’attrazione si inserisce nell’ambito delle commemorazioni dei 100 anni (1918-2018) dalla morte dei 4 più famosi artisti del Modernismo Viennese: Gustav Klimt, Egon Schiele, Otto Wagner e Koloman Moser: “Vienna, tra bellezza e abisso”. In questo ambito si colloca pure la mostra temporanea al livello 1, dedicata alle architetture di Otto Wagner. Evocativa anche l’atmosfera creata dal gioco di luci, teli ed ombre che in un alternarsi di sedie, sgabelli, poltrone e panche dalle forge particolari, si staglia in un’onirica ambientazione. Altro punto forte del sito museale, il MAK DESIGN LAB, un laboratorio ricco di esperienze a dir poco eccentriche che di certo non ti lascia indifferente davanti agli esperimenti artistici che vi trovano espressione. Tra queste, la rielaborazione in visione futuristica di alimenti ed oggetti di uso comune, il cui scopo viene reinventato per diventare qualcosa su cui riflettere. Vi si trova anche la collezione di prodotti tessili industriali realizzati durante l’impero asburgico e l’esposizione dei 100 migliori poster austro-tedeschi del 2017. Al di là delle opere custodite all’interno, lo stesso edificio museale risulta architettonicamente rilevante.

A questo punto torniamo di nuovo al centro di Vienna, per visitare lo Stephansdom e la casa di Mozart. Santo Stefano è un fantastico duomo gotico. Gigantesco. Potete decidere di raggiungere le due torri campanarie, le catacombe o il museo del tesoro. A noi purtroppo mancava il tempo. Il tetto di questa mastodontica struttura religiosa è stato decorato con quasi 250.000 tegole policrome che rappresentano gli stemmi dell’Austria, della città e degli Asburgo.

L’Abitazione di Mozart, l’unica arrivata intatta fino ad oggi di quelle in cui il musicista ha vissuto, è addirittura su 3 piani per un totale di 1000 metri quadrati: al primo, aveva stabilito il suo domicilio, in stile decisamente signorile. Continuando il giro, vi si trovano poi alcuni spartiti (qui ha composto “Le Nozze di Figaro”), i violini che utilizzava, un suo abito e materiale storico di diversa natura.

Arriva il momento della pausa-shopping, per scegliere qualche souvenir da regalare a parenti e amici. Toltaci questa doverosa stazione della via crucis, di corsa verso il City Cruise, previsto su un canale interno del Danubio. Un’ora di navigazione, per un completo rilassamento fluviale. Tutt’attorno si notano prati puliti e ben tenuti, con frequenti stabilimenti predisposti per godersi il sole ed il relax a bordo fiume.

Non può mancare la tappa all’Hotel Sacher, per assaggiare la mitica Sachertort, che qui è stata inventata nel 1832, con ripieno di marmellata di albicocche e ricoperta di glassa al cioccolato fondente. Servita con un ciuffo di panna, viene €. 7,10 a porzione. Ma ci voleva proprio.

Andiamo dunque all’Albertina Museum. Arriviamo a poco più di un’ora dalla chiusura ma per visitarlo bene, ci vorrebbe più tempo. È ricco di opere di altissimo valore artistico. Dovrebbe essere assolutamente visto da chi ama il genere.

Ospita una delle più importanti collezioni di pittura classica modernista d’Europa, testimoniata dai quadri impressionisti di Monet, Degas, Cezanne e Modigliani; nonché dalle opere puntiniste di Signac. Vi si trovano tanti altri capolavori di espressionisti tedeschi come Wacker, Hofer e Sedlacek. Tra i maggiori esponenti dell’arte austriaca, troviamo Kokoschka ed Egger-Lienz. Ci si può perdere davanti ai lavori di autori avanguardisti russi come Chagall ed alle numerose tele di Picasso; dai suoi primi dipinti cubisti fino alle opere degli anni 40. Tutte firmate dal suo inconfondibile e caratteristico stile.

Ricca di disegni la rassegna sull’architettura, con progetti, schizzi e studi selezionati che provengono dall’ampia collezione di oltre 40.000 pezzi dell’Albertina stessa, tra cui le creazioni del Canaletto, di Otto Wagner, Francesco Barromini, Salomon Kleiner e moltissimi altri.

Inoltre, essendo stato tale palazzo residenza asburgica per più di 100 anni, ci è possibile visitare un’ala con 20 camere arredate e restaurate in stile d’epoca, tra cui spiccano magnifici lampadari, stufe in ceramica finemente decorate e rivestimenti murali che fanno respirare ancora una volta la magnificenza di una delle casate più longeve in Europa (oltre 6 secoli di regno). Qui potete finalmente fare le vostre fotografie come ricordo dell’Impero austro-ungarico.

Nel 2018 è presente una mostra temporanea che celebra l’ottantacinquesimo compleanno di Florentina Pakosta: un’artista che ritrae le espressioni ed il linguaggio del corpo maschile in maniera satirica e fuori dagli schemi.

A mio avviso, sono almeno altre due le esposizioni temporanee degne di nota: la fotografica dell’austriaco Alfred Seiland con circa 80 delle sue migliori opere policrome estasianti e l’altra dedicata agli artisti della seconda metà del XX secolo, tra cui Andy Warhol.

Vi consigliamo di visitare il sito ufficiale per controllare le collezioni allestite al momento del vostro viaggio: https://www.albertina.at/

Tra i musei a cui abbiamo dovuto nostro malgrado rinunciare per motivi di tempo, cito il Leopold (Klimt, Schiele, Heidi Horten) e quello di Storia Naturale: il più grande per dimensioni di tutta l’Austria.

Rimane giusto il tempo per un giretto nostalgico al Prater. E non ce lo facciamo mancare. Fa sempre piacere un’altra passeggiata distensiva in questo luogo.

Poi si acquistano i biglietti per il ritorno. Avendo un abbonamento valido per la zona urbana, vi basta l’integrativo da €1,80, acquistabile in una delle biglietterie automatiche nelle vicinanze della metro. Impostando come luogo di partenza “fuori città” e come destinazione Flughafen-Wien Bahnhof, che è la fermata dell’aeroporto, il gioco è fatto.

Sabato 28 luglio. Ultime ore prima di tornare in Italia. Si parte con le valigie al seguito; si timbra il biglietto integrativo e ci si dirige verso la metro per prendere nuovamente la S7, in direzione opposta rispetto all’andata. In poco più di 30 minuti si torna all’aeroporto. Ultimi controlli di sicurezza e si decolla per Roma.

Arrivederci magica Vienna, torneremo per poter finire di visitare tutto quello che non siamo riusciti a vedere in questi pochi giorni e per apprezzare di nuovo quanto già è rimasto nel nostro cuore.

Vi Racconto Barcellona

Il nostro volo partiva prestissimo. Alle 5 eravamo già in aeroporto e appena giunti a Barcellona siamo usciti e abbiamo raggiunto Plaza Catalunya utilizzato un autobus diretto. In 20 minuti e per pochi euro eravamo già davanti alla Rambla! Ci sono vari modi per raggiungere il centro con pochi spiccioli, dato che la distanza fra la città e l’aeroporto è di 21 chilometri circa. Appena scesi ci siamo diretti sulla via più famosa di tutta la Spagna percorrendola tutta e dato che stranamente spiovigginava abbiamo deciso di fare subito tappa al Mercato de La Boqueria, che si trova precisamente a metà! Pochi secondi dopo il nostro ingresso, il mio cuore ha iniziato a palpitare…è stato amore a prima vista. Uno splash di colori e profumi incredibile. La varietà delle bancarelle e di tutto quello che vendono è incalcolabile. Mi sembrava di essere tornata in Thailandia. E’ stato un tuffo al cuore, ma molto piacevole ovviamente. Dopo un ora e mezza passata a spendere e a mangiare di tutto (soprattutto frullati di frutta e pesce fritto), siamo usciti perché era spuntato il sole e ci siamo diretti, sempre a piedi, verso il quartiere gotico. Qua si possono trovare due attrazioni molto belle: la cattedrale della città e il fotomosaico del bacio, inaugurato 5 anni fa. Le foto raggruppate assieme formano un bacio passionale tra un uomo e una donna. Fantasticarci sopra è molto divertente. Il murale si trova a 100 metri dalla cattedrale alla fine di un vicolo. Dopo aver scattato 200 foto ci siamo diretti alla Sagrada Familia ma prendendo un taxi. Non sono molto costosi e tutti utilizzano il tassametro quindi contrattare sarà praticamente inutile. Come vi dicevo la mente e le abitudine sono tornate in Asia quel giorno. Appena sono scesa dall’auto sono rimasta a bocca aperta. La Sagrada è enorme. Non che non lo sapessi già ma dalle foto non si può capire al 100%, come non si riescono a percepire tutti i dettagli architettonici e le sculture che la costituiscono. Per mancanza di tempo non siamo riusciti a visitare il suo interno ma è questione di mesi e anche questo mio desiderio si realizzerà. Dopo aver esplorato la zona circostante, ci siamo diretti al park Guell sempre con l’ausilio di un taxi e sempre per pochi euro. Farsela a piedi non è uno scherzo dato che la strada è tutta in salita. Siamo arrivati all’ingresso ed essendo febbraio non abbiamo trovato molta fila e in meno di un ora eravamo pronti per ammirare la meraviglia delle meraviglie, la chicca più bella della città: tutto il park guell! Le sue colonne, il suo giardino pieno di sculture colorate realizzate in mosaico, le chiese di Gaudì, i suoi balconi e le sue panchine. Un angolo di colori affacciato sul tetto della città… una città che guarda sempre il sole, piena di palme e di case che vanno dal giallo, al rosso e all’arancione, che profuma tutto l’anno di mare. Unica. Dopo aver terminato il giro, siamo usciti e ci siamo diretti a piedi verso la zona moderna. Ormai era giunto il tramonto e dopo una cena veloce in un fast food, ci siamo diretti all’aeroporto, sempre utilizzando un bus. A distanza di 13 giorni i miei piedi sono ancora doloranti ma è stata una bellissima maratona alla scoperta di una città pazzesca. Non vedo l’ora di tornare e di terminare il mio giro.

L’uomo di passaggio

Piove ed è domenica ed è inizio febbraio, e così la ricetta per la malinconia invernale ha tutti gli ingredienti per il successo. Però le nuvole basse e i tappeti di foglie non hanno mai indotto desideri di spiagge caraibiche in me, piuttosto suscitato l’insoddisfazione per assenza di neve. Il problema vero non è comunque il meteo, quanto la familiarità dei luoghi, quel fenomeno per cui uscendo di casa incontri qualcuno che conosci e che ti vuole fare almeno un saluto. Oppure, mentre vai al supermercato per recuperare l’ingrediente magico del tuo pranzo domenicale (o anche il pranzo tutto intero), qualcuno ti vede da lontano e ti chiama al cellulare che così bevete un caffè insieme. Il mio problema è che la familiarità mi sa di trappola, mi fa venire voglia di strisciare contro i muri perché nessuno mi possa avvistare, riconoscere, chiamare per nome e imporre di uscire dall’anonimato. Persino la strada è prevedibile e, per quanto tu scelga di cambiare il percorso abituale, sai già dove andrai a finire.Provo comunque a deviare dalla traiettoria casa-supermercato e opto per la Food Factory, perché la “fabbrica di alimenti” mi sa di insolita sosta lungo il percorso banalmente abitudinario. Sedie e tavoli in legno chiaro arredano un piccolo ambiente con grandi vetrate, portatovaglioli intagliati nel compensato e contornati con un marrone cioccolato al latte mi danno la sensazione di lavoro artigianale. Nel menù trovo tutti i piatti che popolano l’immaginario della vita americana: pancakes, milk shake, hamburger, muffin, cheesecake e birra. Una food factory a Bergamo, terra di polenta, formaggi e salame, ti può illudere di essere in una cittadina del Kansas; è lo stile degli avventori, insieme alla loro parlata cantilenante, che toglie tutta la magia.Oggi sarebbe un buon giorno per partire, per sconfinare. Potrei camminare per strada in totale anonimato, senza che le parole dei passanti mi invadano, perché, se non sono io che le ascolto con attenzione, loro, straniere, non si attaccano al mio udito. Mentre scrivo sul mio taccuino non mi dovrei chiedere se la ragazza del tavolo a fianco riesce a leggere la mia scrittura, e potrei arrischiarmi a scrivere frasi oscene a caratteri cubitali con l’aria di chi sta scrivendo un delicato sonetto. Vorrei essere altrove, libera dalla familiarità delle vie e delle persone per un giorno o forse due, o magari anche tre. Senza la necessità di un inizio tutto nuovo, di una promessa di una vita diversa, mi basterebbe “quella libertà speciale che ha solo l’uomo di passaggio” di cui cantava Niccolò Fabi.
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