New York Fashion Week 2019: trucco e acconciature, i beauty look cui ispirarsi

Il mese delle sfilate dedicato alla moda autunno inverno 2019 2020 ha preso le mosse, come sempre, dalla New York Fashion Week. Ecco gli spunti beauty che, secondo noi vanno ricordati. Tenendo sempre presente che, di ciascuno, ci si può innamorare anche soltanto di un dettaglio.
Occhi sensuali e potenti. Lo smokey-eye da Tom Ford è dimensionale. Per realizzarlo è stata utilizzata la sfumatura profondo grigio Eye Color Quad 03 Nude Dip nella piega degli occhi e nella parte inferiore delle ciglia mentre il kohl è stato applicato lungo le linee delle ciglia inferiori e superiori seguito dall’Eye Defining Gel. Mascara à gogo, sopracciglia disegnate con il “brow sculptor”, incarnato perfezionato con un fondotinta cushion satin-matte. Labbra disegnate dal nuovissimo Lip Lacquer Luxe – Matte in 01 Darling, una nuance nude, ma che dona copertura totale.

TOMO KOIZUMI
Costumista di Tokyo “piombato” alla fashion week di New York per volere di Katie Grand, Tomo Koizumi ha affidato trucco e parrucco della sua sfilata rispettivamente a Pat McGrath e a Guido Palau, il gotha degli specialisti del backstage insomma. Visi naturalissimi e perfezionati allo spasmo, tra i quali quelli di Taylor Hill, Emily Ratajkowski, Bella Hadid e Joan Small, hanno portato nello show acconciature extra short con un’indicazione ben precisa: è baby frangia revival.

BRANDON MAXWELL
Focus sulle ciglia. Cariche di mascara nero onice, quelle superiori e quelle inferiori. Allarga lo sguardo, lo rende iperfemminile, il più classico dei trucchi non si fa sostituire da ciglia finte. Le labbra rigorosamente dipinte di rossetti nude e matte.

CHRISTIAN SIRIANO
Per Christian Siriano la nostra principale “testimonial” è Ashley Graham. Il trucco naturale con tanto mascara (che a quanto pare sta diventando il beauty protagonista della fashion week) realizzato da Erin Parsons contempla punti luce in cristalli bianchi, che accompagnano un look decisamente accessoriato, in chiave sparkling.

Le acconciature create da Justine Marjan sono code basse e trecce decorate da catene metalliche da sottili a mediamente sottili. Una bella idea che, forse, non è così difficile da riprodurre.

AREA
Un po’ sulla stessa onda, ma realizzate dall’hair stylist Jawara, le acconciature – bellissime – viste alla sfilata di Area. Sono raccolti bassi illuminati da headpiece in cristalli bianchi che corrono lungo la testa e le lunghezze come a incoronare – ma in chiave super contemporanea – le modelle.

Jawara le chiama “Bodega Crystal Braids” e sono nello specifico code e trecce elaborate che prendono il sopravvento, anche sul bel make-up realizzato da Jen Myles.

TORY BURCH
Inno alla treccia da Tory Burch. Deve essere lunga, bassissima, intrecciata stretta, con la riga in mezzo.

Longchamp
© Jamie Stoker

LONGCHAMP
Le Western vibes mixate a spirito parigino e 70’s touch visti sulla passerella di Longchamp sono stati accompagnati da bellissimi smokey eyes dove la matita nera ha incorniciato con tratto spesso tutto il contorno degli occhi, per poi essere sfumata – con l’aiuto degli ombretti – tutto attorno. Una versione fresca dello smokey nella quale potremmo provare tutte a cimentarci.

ALICE + OLIVIA BY STACEY BENDET
Da favola il beauty look da Alice + Olivia. Il trucco è by Erin Parsons che ha messo in passerella regine delle nevi truccate di glitter bianco-argenteo sulle palpebre e di un rossetto bordeaux estremamente glossy.

Le acconciature di Justine Marjan hanno completato il look con headpiece realizzati con miriadi di farfalle bianche o fiori rossi, che hanno partecipato alla messa in scena del più incantato dei paesaggi invernali.

ANNA SUI
Il trionfo delle parrucche. Coloratissime e punk curate dal co-fondatore del brand R+Co Garren. L’indicazione è chiara: guardare agli Anni Ottanta e ai tagli corti e scalati o ai poco più lunghi shag tipici dell’epoca. Il trucco colorato by Pat McGrath, non necessariamente en pendant con la parrucca, bistra gli occhi con colori saturi, li incornicia completamente con la matita nera, li rifinisce con il Fetish Eyes Mascara.

OSCAR DE LA RENTA
Un gioiello tra i capelli. Le onde morbide sono state decorate da Odile Gilbert con fermagli e mollette bejeweled. Come se la donna viaggiatrice di Oscar de la Renta volesse fermare tra i capelli preziosi ricordi di viaggio. Inseriti sulle code, i cimeli dorati con cristalli e perle rappresentano un accessorio must have di cui appropriarsi immediatamente.

MICHAEL KORS
Lo stilista a voluto la maggior parte delle modelle con capelli voluminosi. Una indicazione precisa che si spinge oltre: i ricci non devono essere composti in boccoli ordinati, ma si possono portare anche “crespi”.
Wild, in libertà.

New York Fashion Week Men’s

Il calendario della New York Fashion Week Men’s è stato decisamente più snello questa stagione, due giorni e mezzo di show e presentazioni che hanno preceduto le sfilate donna. In senso lato, e dal punto di vista del settore, questo potrebbe voler dire che l’industria è in difficoltà, oppure che i designer sono perennemente indecisi se sfilare o no a New York. Ad ogni modo, gli stilisti che hanno sfilato hanno avuto l’affluenza di pubblico che meritavano, e i designer che si sono fatti notare hanno potuto brillare un po’ di più, cosa che magari sarebbe stata un po’ più ardua con un calendario pienissimo. Abbiamo scelto per voi i nostri talenti preferiti, quelli che ci hanno fatti davvero entusiasmare alla NYFW: Men’s Collections.
on volevano rischiare di essere messi in ombra Yuner Shao e “Stef” Puzhen Zhou, entrambi neo-laureati alla Parsons, e quindi hanno deciso, con una certa accortezza, di presentare la loro collezione di debutto una settimana prima dell’inizio della NYFW. Il brand, Refuse Club, è stato lanciato da poco, e i due stilisti intendono dare il loro contributo al dibattito sul movimento #MeTo che ha avuto inizio negli USA, ma non ha preso piede in Cina, il Paese dove sono entrambi nati. Anzi, l’ hashtag è stato bannato dal social network cinese Weibo. Anche se Shao e Zhou vengono da Chongqing, in Cina, i due stilisti si sono conosciuti al primo anno della Parsons dove entrambi studiavano serigrafia. I due hanno chiamato il loro brand Refuse Club in riferimento al “Salon des Refusés,” una mostra che si era svolta a Parigi a metà del 19° secolo e che aveva esibito dipinti scartati dal Salone ufficiale di Parigi perché considerati troppo scandalosi. I due designer vogliono sfidare le regole della società con il loro brand. Una collezione ricca, politicamente connotata, che comprende look astutamente già “assemblati” e facilissimi da portare, con dettagli originali come le coulisse in cordoncino. Il punto di forza della collezione sono le stampe serigrafate con maestria e i dettagli artistici che si inserirono perfettamente nei capi.

New York, la fashion week chiude tra critiche e riflessioni sul futuro

Se New York è per definizione la «city that never sleeps», quest’edizione della New York fashion week ha turbato i sonni tranquilli dell’industria della moda americana e, in generale, degli addetti ai lavori. La settimana della moda donna di New York, che si è conclusa ieri, ha visto infatti scalfita la propria invincibilità.

Hanno contribuito le opinioni che in questi giorni hanno popolato le pagine dei quotidiani e i siti: «I rapidi cambiamenti e lo sgretolamento di una struttura che, di base, è stata al suo posto per più di un secolo ha inciso, io credo, nella mancanza di convinzione che è evidente nelle sfilate di New York. Non saprei come altro spiegare la scarsità di collezioni realmente interessanti o rilevanti sulle passerelle», ha scritto Cathy Horyn su The Cut del New York Times.
E non è stata l’unica a segnalare il problema, sottolineando l’urgenza di un cambio di passo: «L’America deve ripensare il proprio ruolo nella moda», titolava qualche giorno fa Business of Fashion, lamentando – con le parole di Lauren Sherman – «troppo pochi show importanti. Troppo poca creatività» e la voglia di continuare a perseguire un modello di business che non sta avendo successo. «Basta spingere un modello fuori moda di come il fashion system americano dovrebbe essere e sfruttiamo lo spirito imprenditoriale e fuori dagli schemi che è il cuore del concetto di “americanness”, ispirando una nuova generazione a scuotere le cose».

È sotto gli occhi di tutti che il sistema americano vive da anni la crisi di un modello di business retail – quello dei department store – che ha faticato ( e continua a faticare) a tenere il passo con le evoluzioni tecnologiche e a dialogare con una nuova generazione di consumatori affamati di prodotto e abituati al “tutto e subito”. E che, in generale, la moda si trova a fare i conti con un’audience in continua evoluzione e altrettanto di frequente volubile nei desideri.

La New York Fashion Week aveva sterzato in favore delle generazioni social implementando il modello “ready to buy” con sfilate “instantly shoppable”  (come quelle di Tommy Hilfiger, che poi ha esportato il suo modello a livello globale, abbandonando gli Usa e facendo tappa anche a Milano) con collezioni acquistabili immediatamente dopo il defilé ( o durante) e grandi show-evento, come quelli di Kanye West e Fenty Puma by Rihanna. Defilé conditi di star, ad alto tasso di instagrammabilità e di condivisione. Perfino, nel settembre 2015, una mega sfilata di Givenchy, all’epoca guidato da Riccardo Tisci, (in collaborazione con Marina Abramovich) aperta a 1.200 residenti che avevano avuto la chance di prenotare il proprio posto online.
Il calendario della fashion week newyorkese che si è conclusa non prescindeva dagli immancabili big americani comeTom Ford, che ha aperto la kermesse con la sua sfilata co-ed – e Ralph Lauren. Quest’ultimo, secondo il report “Data on the Runway ss 2019” di Launchmetrics è il brand che ha generato il più elevato Media impact value di tutte le settimane della moda (Milano, Londra, Parigi e New York) di settembre 2018, quando ha festeggiato i 50 anni di carriera, toccando i 38 milioni di dollari.

Vi Racconto Barcellona

Il nostro volo partiva prestissimo. Alle 5 eravamo già in aeroporto e appena giunti a Barcellona siamo usciti e abbiamo raggiunto Plaza Catalunya utilizzato un autobus diretto. In 20 minuti e per pochi euro eravamo già davanti alla Rambla! Ci sono vari modi per raggiungere il centro con pochi spiccioli, dato che la distanza fra la città e l’aeroporto è di 21 chilometri circa. Appena scesi ci siamo diretti sulla via più famosa di tutta la Spagna percorrendola tutta e dato che stranamente spiovigginava abbiamo deciso di fare subito tappa al Mercato de La Boqueria, che si trova precisamente a metà! Pochi secondi dopo il nostro ingresso, il mio cuore ha iniziato a palpitare…è stato amore a prima vista. Uno splash di colori e profumi incredibile. La varietà delle bancarelle e di tutto quello che vendono è incalcolabile. Mi sembrava di essere tornata in Thailandia. E’ stato un tuffo al cuore, ma molto piacevole ovviamente. Dopo un ora e mezza passata a spendere e a mangiare di tutto (soprattutto frullati di frutta e pesce fritto), siamo usciti perché era spuntato il sole e ci siamo diretti, sempre a piedi, verso il quartiere gotico. Qua si possono trovare due attrazioni molto belle: la cattedrale della città e il fotomosaico del bacio, inaugurato 5 anni fa. Le foto raggruppate assieme formano un bacio passionale tra un uomo e una donna. Fantasticarci sopra è molto divertente. Il murale si trova a 100 metri dalla cattedrale alla fine di un vicolo. Dopo aver scattato 200 foto ci siamo diretti alla Sagrada Familia ma prendendo un taxi. Non sono molto costosi e tutti utilizzano il tassametro quindi contrattare sarà praticamente inutile. Come vi dicevo la mente e le abitudine sono tornate in Asia quel giorno. Appena sono scesa dall’auto sono rimasta a bocca aperta. La Sagrada è enorme. Non che non lo sapessi già ma dalle foto non si può capire al 100%, come non si riescono a percepire tutti i dettagli architettonici e le sculture che la costituiscono. Per mancanza di tempo non siamo riusciti a visitare il suo interno ma è questione di mesi e anche questo mio desiderio si realizzerà. Dopo aver esplorato la zona circostante, ci siamo diretti al park Guell sempre con l’ausilio di un taxi e sempre per pochi euro. Farsela a piedi non è uno scherzo dato che la strada è tutta in salita. Siamo arrivati all’ingresso ed essendo febbraio non abbiamo trovato molta fila e in meno di un ora eravamo pronti per ammirare la meraviglia delle meraviglie, la chicca più bella della città: tutto il park guell! Le sue colonne, il suo giardino pieno di sculture colorate realizzate in mosaico, le chiese di Gaudì, i suoi balconi e le sue panchine. Un angolo di colori affacciato sul tetto della città… una città che guarda sempre il sole, piena di palme e di case che vanno dal giallo, al rosso e all’arancione, che profuma tutto l’anno di mare. Unica. Dopo aver terminato il giro, siamo usciti e ci siamo diretti a piedi verso la zona moderna. Ormai era giunto il tramonto e dopo una cena veloce in un fast food, ci siamo diretti all’aeroporto, sempre utilizzando un bus. A distanza di 13 giorni i miei piedi sono ancora doloranti ma è stata una bellissima maratona alla scoperta di una città pazzesca. Non vedo l’ora di tornare e di terminare il mio giro.

Teresa De Santis Chi è ? Direttore Rai

Nata a Roma nel 1955, è giornalista professionista dal 1988 e dal 2003 Cavaliere al Merito della Repubblica per riconosciute qualità professionali.

In Rai dal 1979, prima come conduttrice a Radiotre e successivamente come giornalista esperta e conduttrice a Rai Stereonotte, nello stesso periodo collabora a testate come Panorama, L’Europeo, La Repubblica ed è contemporaneamente redattore del Manifesto, specializzata in Culture Giovanili prima e Problemi dell’informazione poi.

Nel 1995 è assunta a tempo indeterminato al Tg3, dove è redattore politico-parlamentare fino al 1998. Promossa Caposervizio, viene chiamata dalla Direzione Generale per costituire il primo Nucleo per le Relazioni Istituzionali ed assumere il ruolo di Capo dei rapporti con Governo e Parlamento, in qualità di Caporedattore.

Nel 2000, passa a Raiuno, dove diventa Capostruttura Informazione, responsabile di Rubriche e Coproduzioni con il Tg1. NeI 2002, sempre a Raiuno, viene nominata Vice Direttore con delega alla Pianificazione economica. Mantiene inoltre la titolarità per Rubriche e Programmi di rilievo Istituzionale.

DaI 2009 assume la Vicedirezione del Televideo che, neI 2014, confluirà in Rainews24.

A novembre del 2018 è stata nominata Direttore di Raiuno.

Rolls Royce, Morgan sbaglia sul brano di Achille Lauro

L’analisi sempre più puntuale del testo del brano “Rolls Royce” del rapper Achille Lauro, in gara al 69esimo Festival della Canzone Italiana, proposta dal Tg satirico, che dimostra in maniera inequivocabile gli espliciti riferimenti alla droga, è stata contestata da Morgan il 9 febbraio scorso, durante un’intervista video rilasciata a Tv Sorrisi e Canzoni TV.

Secondo il noto cantautore e polistrumentista milanese, il quale ha duettato con Lauro sul palco del Teatro Ariston, vedere nella canzone “Rolls Royce” una mitizzazione delle metanfetamine e delle rockstar con problemi di stupefacenti è una forzatura e un travisamento di un brano che vuol essere surreale e dadaista, e non certamente realistico.

Morgan concentra la sua attenzione sulla strofa “sdraiato a terra come i Doors”, commentando di non aver mai visto i componenti della band statunitense sdraiati per terra, ma sempre in piedi a suonare. Pertanto, si tratterebbe un’immagine onirica e poetica, tutt’altro che reale. Striscia, invece, propone diversi filmati in cui si vede il leader dei Doors Jim Morrison sdraiato a terra, in preda a chissà quali sostanze, per niente metaforico, ma tarantolato, sfatto. Nessuna fatica, dunque, a scovare chissà che “sotto ’l velame de li versi strani”. Per sapere a cosa si riferiva l’espressione “sdraiati a terra come i Doors”, bastava prendere tutto alla lettera. Insomma con buona pace delle interpretazioni più artistiche e stravaganti, in “Roll Royce” la realtà supera l’immaginazione… anche quella psicotropa”.

Pescara, aggressione al giornalista Piervincenzi e a troupe Rai

Pescara, 13 febbraio 2019 – Brutta avventura per una troupe Rai presa di mira per aver realizzato una inchiesta sulle infiltrazioni della malavita e i clan emergenti in Abruzzo. I tre componenti del gruppo, durante le riprese, sono stati accerchiati e aggrediti da un gruppo di residenti nel quartiere Rancitelli di Pescara. In particolare è stato preso di mira Daniele Piervincenzi, inviato della trasmissione di Rai2 Popolo Sovrano, che già era già stato vittima di un agguato e ferito gravemente a Ostia con una testata da un esponente del clan Spada che cercava pacificamente di intervistare.

Con Piervincenzi erano il filmaker Sirio Timossi e il redattore David Chierchini. I tre stavano lavorando in particolare a una puntata incentrata sulle infiltrazioni dei clan nella periferia pescarese. Giornalista, cineoperatore e autore dei testi erano entrati in un complesso di case popolari Ater, un comprensorio chiamato Ferro di cavallo, considerato il principale crocevia dello spaccio della città di Pescara e dell’Abruzzo. Stavano raccogliendo testimonianze di vita vissuta nel quartiere quando all’improvviso i componenti della troupe sono stati affrontati, minacciati da un assembramento di persone che hanno interrotto le riprese e alzato le mani sui tre malcapitati che stavano facendo informazione, svolgendo un servizio di pubblica utilità.

Spinte, strattoni, schiaffi. i tre componenti della troupe Rai sono stati costretti con la violenza ad allontanarsi. Immediata la presa di posizione del premier Giuseppe Conte in merito al grave episodio: “Questo governo non tollera zone di illegalità. Nessuno può sentirsi al di sopra della legge”, avverte il presidente del Consiglio, esprimendo solidarietà.Numerose le testimonianze di vicinanza all’inviato e alla troupe, dai vertici Rai al presidente eletto della Regione Abruzzo, che auspica “una dura reazione di tutte le istituzioni competenti per riportare la legalità a Pescara, in quel quartiere

Napoli, bambini usati per spacciare cocaina: 12 arresti

Napoli, 14 febbraio 2019 – Usavano anche i bambini per nascondere la cocaina o per consegnarla ai clienti. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di 12 persone coinvolte a vario titolo nel traffico e spaccio di stupefacenti.

Il provvedimento segue le indagini dirette dalla Procura di Napoli a seguito dell’omicidio di Mariano Bottari, 75 anni, avvenuto a Portici il 28 luglio 2014. Le indagini per l’identificazione degli autori hanno condotto a ”Giovanni”, indicato in una conversazione intercettata a carico di un altro pregiudicato quale autore della tentata rapina poi sfociata nell’omicidio di Bottari. Successivamente ”Giovanni” è stato identificato in Giovanni Gravino di 39 anni, al momento dei fatti detenuto ai domiciliari.
L’avvio delle attività di intercettazione nei confronti di Gravino, in realtà, non ha offerto elementi per l’identificazione dell’autore dell’omicidio, ma ha fatto emergere l’esistenza di una ”piazza di spaccio” di cocaina attiva nel quartiere di Napoli Ponticelli, promossa, organizzata e diretta dallo stesso Gravino insieme alla sua convivente Maria Pina Sartori.
Il centro organizzativo dei traffici era l’abitazione della coppia a Ponticelli: qui gli stupefacenti venivano custoditi e confezionati in singole dosi. Insomma, l’appartamento dei due si era trasformato in un negozio al dettaglio, dove gli acquirenti abituali si recavano per l’acquisto della cocaina

Aids, svolta per le cure. “Vaccino italiano abbatte il 90% del virus inattaccabile”

La lotta all’Aids mette a segno un risultato importante. Le buone notizie arrivano dalla sperimentazione del vaccino terapeutico italiano Tat contro Hiv e Aids. Il follow up sui pazienti in terapia antiretrovirale (cART) a cui è stato somministrato, dimostra che il vaccino è capace di ridurre drasticamente – del 90% dopo 8 anni dalla vaccinazione – il “serbatoio di virus latente”, spiega Barbara Ensoli, direttore Centro Ricerca Aids dell’Istituto Superiore di Sanità, responsabile dell’équipe he lo ha messo a punto. Tale riserva di virus è inattaccabile dalla sola terapia cARt: ‘resiste’ in alcune delle cellule infettate in forma di Dna virale e può riattivarsi in qualunque momento. Di qui la necessità di assumere la terapia ininterrottamente per tutta la vita. Con il vaccino, dice la ricercatrice, si “aprono nuove prospettive” per la cura.

“E’ concepibile – sottolinea Ensoli – che la vaccinazione con Tat possa dare ai pazienti la capacità di divenire ‘post-treatment controllers’, cioè di controllare il virus senza assunzione di farmaci”. Per quanto tempo questo sia possibile sarà stabilito con “studi di interruzione programmata e controllata della terapia nei volontari attualmente in corso di pianificazione”. COSA DICE LO STUDIO – Il farmaco si avvale della proteina Tat di Hiv, responsabile della replicazione del virus. E’ stato somministrato a 92 volontari che sono stati monitorati per gli otto anni successivi in vari centri d’eccellenza italiani. Dallo studio emerge che i pazienti hanno mostrato un forte calo del Dna provirale nel sangue, avvenuto con una velocità in media 4-7 volte maggiore di quella osservata in studi analoghi su pazienti trattati solo con Cart. Nei vaccinati, inoltre, la riduzione del serbatoio di virus latente si è associata a un aumento delle cellule T Cd4+ e del rapporto delle cellule T Cd4+/Cd8+. Tali caratteristiche sono le stesse di coloro che, pur non vaccinati, risultano ‘post-treatment controllers’.

L’AIDS IN ITALIA – Nel 2017 le nuove diagnosi di infezione da Hiv in Italia sono state 3.443. Un dato stabile e in linea con quelli dei Paesi dell’Unione europea. Ma ad allarmare è il crescente aumento del contagio tra i giovani, in particolare nella fascia compresa tra i 25 e i 29 anni. La causa, nella stragrande maggioranza delle volte, sono i rapporti sessuali non protetti, soprattutto tra le persone di sesso maschile.

Un altro problema è quello delle diagnosi tardive: oltre il 70 per cento dei nuovi casi di infezione da Hiv sono diagnosticati in individui ad uno stadio avanzato dell’infezione. Sempre uno studio dell’Iss ha rilevato che in Italia almeno 15mila persone sono infette senza saperlo, e di queste circa 6mila sono in uno stadio avanzato, ovvero vicine all’Aids conclamato.

Insieme alla prevenzione dell’infezione, la ricerca di una cura funzionale è la priorità per la comunità scientifica internazionale. I risultati del vaccino Tat fanno ben sperare in questo senso.

Roma, picchiata dal compagno della madre: grave bimba di 3 anni

Una bambina di 3 anni è stata portata in gravi condizioni all’ospedale di Genzano, a pochi chilometri da Roma, con diversi traumi ed ecchimosi. Ad accompagnarla c’era la madre che ha riferito alla polizia che la bimba era stata picchiata dal suo compagno. L’uomo, un 24enne italiano, è stato quindi arrestato per tentato omicidio. La piccola, che ha riportato un ematoma cerebrale ed è stata trasferita al Bambin Gesù, non sarebbe in pericolo di vita.L’aggressione è avvenuta mercoledì. La madre, di 23 anni, è arrivata al pronto soccorso di Genzano intorno alle 21.30, con la piccola in braccio. Verso la mezzanotte, è stato deciso il trasferimento nell’ospedale della Capitale.