Una storia unica: si innamora di se stesso e si sposa da solo

E se la miglior persona con la quale condividere la propria vita non fosse in realtà così distante da noi? Se l’amore della nostra vita l’avessimo già trovato senza nemmeno cercarlo? Forse sono queste le domande che hanno spinto Nello Ruggero, 40enne napoletano, a sposarsi con se stesso.Nello Ruggero ha condiviso a pieno il motto ”chi fa da se, fa per tre” ed è stato il primo italiano a sposarsi da solo nella storia. Questo però non significa che alla cerimonia del suo matrimonio era da solo, anzi. Ha scelto l’anello, ha invitato amici e parenti ed ha scelto il ristorante più adatto alle sue ”voglie”. Inoltre, ha deciso di rendere popolare la sua scelta, facendo riprendere l’evento dalla troupe televisiva de ”Il Boss delle Cerimonie”.Ironia a parte, Nello ha spiegato anche a tutti le ragioni della sua scelta: la prima viene da una delusione d’amore che gli ha spezzato il cuore, cosa che a sua detta non si farebbe mai da solo e, seconda cosa, il fatto di poter dare tranquillità ai suoi genitori ”mettendo la testa a posto” e dimostrando che può vivere serenamente e felicemente anche da solo. Voi cosa ne pensate di questa scelta? Vi sposereste subito con voi stessi? A voi i commenti…

4 giorni tra Zagabria, laghi di Plitvice e Varazdin

Siamo partiti puntuali da Milano con un flixbus e, dopo svariate fermate intermedie, stamattina alle 7.30 siamo giunti alla stazione centrale dei bus a Zagabria (dislocata poco più a sud/est rispetto a quella ferroviaria e al centro della città, quindi comoda per eventuali spostamenti). Al piano superiore della struttura ci sono alcuni chioschi, un infopoint (peccato che apra alle 9.00) e la biglietteria (in realtà ce ne sono due: una con molte postazioni e un’altra, proprio di fronte alla prima, con le locandine dei “Laghi di Plitvice”. C’instz-form-stziamo in quest’ultima). Per giungere ai laghi, il bus costa circa 128 Kune A/R ( 1kn = 0,14€ quindi il biglietto costa 17€ a persona) ma varia a seconda dell’orario. L’andata è alle 7.30, 8.30 e 9.15 mentre il ritorno alle 14.45 e 17.18. Ci si mette poco più di due ore per arrivare a destinazione (dato che si ferma svariate volte durante il percorso). È il modo più semplice per raggiungerli, il più economico e il meno macchinoso (rispetto al noleggiare un auto o prendere il treno). Acquistiamo direttamente i biglietti per domani con partenza da Zagabria alle 7.30 (arrivo alle 9.45) e partenza dai laghi alle 17.18 (arrivo nella capitale alle 19.50). Usciamo dalla stazione dei bus e sul lato che dà sulla strada, tra baretti e paninerie, preleviamo dei soldi ad un bancomat (scopriamo in questa vacanza che gli sportelli automatici “comunicano” anche in italiano: un problema in meno!). Infine raggiungiamo l’appartamento che abbiamo affittato (è a pochi passi dalla stazione dei treni ma a dispetto della brutta reputazione che ha quella delle capitali, qui non abbiamo mai trovato situazioni di pericolo o loschi individui). Lasciamo giù i bagagli e via ad esplorare la città! Dato che siamo in zona, partiamo subito a visitare la stazione: esternamente carina ma internamente anonima. Di fronte invece c’è un bel prato (in realtà sono due piazze, quella di Starcevic e di Tomislav) con una statua al centro (è il monumento al re Tomislav), un palazzo (Padiglione dell’Arte) poco più avanti e a sinistra l’Hotel Esplanade. Oltre il padiglione dell’Arte c’è il Parco Josipa Juria Strossmayera e più in là il parco Zrinjevac dove si trova il padiglione Musicale. Andando a nord e imboccando la Praska Ulica si giunge al cuore della città, ovvero Piazza del Bano Jelacic, dove spicca la statua equestre di Josip Jelacic e la fontana Mandusevac. Alla destra della fontana c’è un infopoint rifornito di cartine e libricini sulla città e sui dintorni (ovvero paesi e luoghi degni di nota). Prendiamo il materiale e poi imbocchiamo la Ulica Tome Bakaca fino a giungere alla piazza Kaptol dove si trova la Cattedrale dell’Assunzione di Maria Vergine; esternamente imponente (peccato che una guglia è coperta per un restauro quindi le foto vengono penalizzate) mentre l’interno è d’impatto, anche se l’aspetto neogotico tetro e poco illuminato non mi ispira. L’ingresso è gratuito. Tenendo l’ingresso della cattedrale alle nostre spalle, e la fontana davanti a noi, scorgiamo alla sinistra una viuzza in cui spuntano dei tendoni rossi. Qui c’è il mercato di Dolac: molto carino e caratteristico, straripante di bancarelle di cibo e di souvenir. Poi ci spostiamo poco più a nord fino a un piccolo parco (Opatovina): nulla di ché. Da qui prendiamo la via Tkalciceva, ricca di locali alla moda e non (molto carina, specialmente perché ci sono ristoranti multietnici). Da qui, la parallela è via Radiceva; prendendola si giunge alla statua di Dora Krupiceva (eroina di un romanzo). Se si guarda oltre si scorge la famosa Porta di Pietra (l’unica conservata delle quattro): all’interno si trova un piccolo altare con tanto di panche per pregare. Attraversatala troviamo a sinistra un’antica farmacia ancora in attività. Qui c’è un incrocio. Andiamo a sinistra fino a raggiungere a una chiesa. Alla sua destra c’è una piazzetta che dà sulla città; il panorama merita qualche foto (anche se c’è una ringhiera ‘adornata’ di tanti lucchetti, dimostrazione che certe usanze discutibili degli innamorati sono giunte fin qui). Torniamo indietro e di fronte all’ingresso della chiesa prendiamo la strada a sinistra, la quale ci conduce al “Museo delle relazioni finite”: l’ingresso è a donazione e costa 40Kn. Museo veramente curioso e unico, con tanti oggetti e lettere, tradotte in inglese, da tutto il mondo riguardanti le relazioni finite (non solo di fidanzamenti e matrimoni ma anche di genitori o figli tolti prematuramente agli affetti dei propri cari). Usciti scorgiamo, proprio di fronte al museo, la torre di Lotrscak (costa 20Kn ma non credo offra molto di più del panorama dalla chiesa visitata poc’anzi). Più a nord della torre c’è Piazza San Marco (Trg Sv. Marka) dove si trova la chiesa i cui tetti sono composti da piastrelle smaltate di vari colori (molto particolare). Proprio accanto c’è il parlamento. Torniamo poi alla torre di Lotrscak e da qui prendiamo la strada Strossmayerovo fino a trovarci nella via Ilica, la via più lunga di Zagabria, piena di negozi di marchi famosi e non. La percorriamo fino a ritrovarci nella Piazza Jelacica. Ormai è tardi; la fame e la stanchezza si fanno sentire quindi cena e poi nanna, dato che domani alle 6.00 c’è la sveglia! Mercoledì 16/05/2018 Premessa: ero già stato una volta ai laghi ma essendoci andato in automobile ero entrato da un altro ingresso e fatto un percorso diverso per visitarli. Vi riporto il diario che avevo scritto allora, così avete due prospettive opposte di come affrontare l’escursione: www.zingarate.com/croazia/Plitvice-Krka-diario-di-viaggio.html Ma torniamo a oggi: partiamo in orario dalla stazione dei bus alle 7.30 e alle 9.45 giungiamo a destinazione, anche se facciamo una sosta a Karlovac per cambiare pullman (non ce l’avevano detto però in effetti sul biglietto c’era scritto il nome del paese. Stranamente però al ritorno vi facciamo la sosta ma non il cambio di pullman. Mio consiglio: chiedete al bigliettaio se è diretta la corsa o meno). Ci sono due ingressi ai laghi ma l’autobus ci lascia all’entrance 1, o meglio sulla strada statale. Da qui la biglietteria è a pochi passi sulla destra. Compriamo i biglietti (circa 150Kn a persona) e ci studiamo i percorsi: siamo venuti apposta presto (e partiremo tardi) proprio per poter fare uno di quelli più lunghi (ovvero il “C”, in cui ci s’impiega dalle 4 alle 6 ore). Faccio una foto al cartellone con i vari percorsi (N.B. ce ne sono quattro ma non vi preoccupate: anche se non avete la cartina è tutto a prova d’imbecille: ad ogni bivio ci sono le indicazioni su quale direzione prendere a seconda del percorso da voi scelto e i sentieri sono stradine di tronchi quindi è impossibile “uscire di pista” per sbaglio). E ora si visita! Rispetto al viaggio precedente faccio il percorso inverso, ovvero andiamo ad ammirare prima il “big waterfall”, poi a piedi raggiungiamo lo spiazzo P3 (ogni area di sosta predisposta per pranzare, prendere i traghetti o i pulmini è contrassegnata da una lettera e un numero… Tranquilli se non capite qualcosa: tutto vi sarà chiaro quando sarete sul posto). Qui prendiamo il traghetto (ci timbrano il biglietto ma il mezzo lo si può prendere quante volte si vuole) e attraversiamo il lago da est a ovest fino a giungere a P1. Apro una parentesi: a questo punto se dovessimo proseguire con il percorso C dovremmo farci tutti i laghi in salita e poi in cima prendere il pulmino che ci porta di nuovo a valle ma per evitare questa sfacchinata cambiamo percorso e optiamo per seguire l’H facendo così quello inverso rispetto al C, ovvero prendiamo il pulmino che ci porta in cima (ST3) e poi scendiamo a piedi fino a P2 (ciò si dimostra un’ottima scelta per le nostre gambe!) dove ci sono due traghetti: uno fa un breve tratto di qualche minuto per condurre al molo P1 mentre l’altro (ovvero quello che abbiamo preso all’andata) ci riporta a P3 (ovvero, per intenderci, alla big waterfall e all’entrance1). Scegliamo la prima possibilità per questione di tempo e di stanchezza, quindi approdiamo al molo P1, a piedi raggiungiamo la fermata dei pulmini ST2 cosicché questi ultimi ci riportano all’entrance 1 in pochi minuti (fare a piedi il tratto ST2-entrance1 avrebbe richiesto troppo tempo). Giungiamo all’ingresso dei laghi con un’ora di anticipo: lo investiamo per mangiare qualcosa al chioschetto e sbirciare i souvenir. Giunta l’ora, andiamo verso la fermata dei bus (occhio perché non è la stessa dell’andata; è una casetta nera collocata dalla parte opposta della strada, sotto un ponte di legno). Restiamo un po’ perplessi perché il pullman tarda a giungere, ma dopo una ventina di minuti di ritardo eccolo arrivare. Saliamo e poi si torna a Zagabria, stanchi ma felici in quanto i laghi sono una meraviglia: tappa essenziale, obbligatoria, per chi vuole godersi dei panorami naturalistici da favola. Alcune considerazione finali: -Come vi dicevo, rispetto al viaggio precedente ho fatto il percorso inverso, ovvero prima la ‘big waterfall’ e poi la parte alta dei laghi e mi sono accorto che è stata la soluzione migliore (a meno che non sia stato un fortuito caso). Infatti con l’altro tragitto (che potete leggere nel diario stz-link-stzato precedentemente) mi sono trovato a visitare la parte bassa dei laghi e la big waterfall nel primo pomeriggio quando era stra-affollata di turisti. Col senno di poi ho dedotto che i viaggi organizzati si concentrano tutti in quella zona (in quanto non avrebbero il tempo di compiere i percorsi lunghi ma solo una toccata e fuga nell’area più caratteristica e scenografica). Invece oggi, visitando la zona più “calda” subito, ovvero quando non c’erano ancora le comitive dei viaggi organizzati, abbiamo evitato la ressa. Al tempo stesso, lasciando la parte alta al pomeriggio, abbiamo trovato solo qualche turista. -Esistono vari percorsi da compiere: A (dura dalle 2 alle 3 ore), B (dalle 3 alle 4), C (dalle 4 alle 6) e K (dalle 6 alle 8). Valutate prima quale volete compiere per orientarvi sui bus da prendere. Considerate, ad esempio, che facendo il percorso C è più probabile che ci mettiate 6 ore piuttosto che 4 (tra soste per mangiare, riposarvi e fare foto e filmati a iosa). Portandovi noi come esempio, scegliendo il percorso C abbiamo preso il bus delle 7.30 con partenza dai laghi alle 17.18: così abbiamo potuto fare tutto con la dovuta calma. -Avevamo comprato dei panini al bar del parcheggio degli autobus a Zagabria ma, se non volete portarvi “zavorre” dietro, non preoccupatevi perché ai laghi troverete sia alle due entrate che nelle aree di sosta P3, ST1 e ST2 dei chioschi e ristoranti. Giovedì 17/05/2018 Considerato che a Zagabria ci sono rimasti pochi monumenti importanti da vedere, decidiamo di affrontare anche oggi una gita “fuori porta” mentre domani (ultimo giorno) visiteremo ciò che ci resta della capitale. Dal librettino ‘Dintorni’ recuperato all’infopoint, valutiamo le possibilità: ci sono tante cittadine interessanti ma ci soffermiamo su Marija Bistrica (famosa per il suo santuario), Trakoscan (col suo castello) e Varazdin (capitale della Croazia nel ‘700). Optiamo per quest’ultima in quanto più ricca di monumenti. Prendiamo in considerazione anche la possibilità di spostarci con i pullman da una stz-meta-stz all’altra per poter almeno visitare due cittadine in un giorno ma internet mi dà notizie demoralizzanti: ci vogliono troppi cambi da compiere (tra bus, taxi e a piedi) e troppe ore di viaggio, quindi andiamo alla solita stazione dei bus e prendiamo i biglietti solo andata per Varazdin (il biglietto di ritorno lo prenderemo là così non saremo vincolati dall’orario). Paghiamo a testa circa 80Kn e alle 10.15 partiamo da Zagabria. Dopo innumerevoli fermate d’intermezzo, alle 12.05 giungiamo a destinazione. Vado alla biglietteria della stazione nel piazzale per farmi dire l’orario dei bus di ritorno (alle 16.10 e alle 18.00) e dare una cartina della città. Tenendo la fermata dei bus alle nostre spalle, il centro è a pochi minuti a piedi davanti a noi. Preferiamo però incamminarci a sinistra e prendere il centro ‘alla larga’, in modo da ammirare una chiesa (kapuzinerkirche) e il Palast Erdody. Da qui prendiamo via Cesarca, trovandoci in un piccolo parco (s.v. Jagica). Poi andiamo verso nord fino a giungere alla cattedrale (kathedrale) e, poco oltre, ad una piazza molto carina (Trg Tomislava) dove ammiriamo l’Haus Ritz e il Draskovic Palast. Proseguiamo sulla strada Pavinska e osserviamo la chiesa Franziskanerkirche e il Gespanschaftpalast. Poi imbocchiamo la Ursulinska fino a giungere al castello (Alte Burg): molto carino e circondato dal verde. Si può entrare nel cortile ma le camere interne sono adibite a mostra di artisti, quindi per queste si paga l’ingresso. Non interessandoci quadri e affini, proseguiamo il giro della città. Lasciandoci l’ingresso del castello alle nostre spalle, dopo pochi passi alla sinistra c’è la Wachtturm, una piccola torre da cui ci si può passare attraverso. Questa conduce a una piccola piazzetta con il palazzo Sermage Palast. Prendiamo poi la strada Bakaceva e visitiamo le strade del centro in modo da poter scoprire qualche palazzo degno di una foto. Sostiamo infine in piazza per gustarci un gelato (questo lo si paga a ‘palle’. Una, enorme, costa solo 80cent. Noi ne abbiamo prese tre a testa e praticamente ci siamo fatti il pranzo!). Altro giretto nel parco cittadino e infine, soddisfatti della visita, abbiamo deciso di prendere il bus delle 16.10 (il biglietto costava meno dell’andata. Mah…). Apro parentesi: Varazdin è una cittadina carina, il castello è degno di nota e le piazze e i palazzi meritano una foto. Se avete una giornata in più, valutate questa piacevole gita fuori porta. Chiusa parentesi. Alle 18 eravamo di nuovo nella capitale. Doccia, cena e poi visita di Zagabria by night. I parchi di fronte alla stazione dei treni, la cattedrale e la piazza di Jelacica illuminati fanno tutto un altro effetto. Giriamo per le vie tranquille, affollate di giovani, e poi si va a dormire, dato che domani è l’ultimo giorno e abbiamo ancora da visitare. Venerdì 18/05/18 Ultimo giorno. Abbiamo lasciato per ultima la parte sud/ovest del centro città, ovvero quella a pochi passi dalla stazione. Qui infatti, dopo l’hotel Esplanade si trova il giardino botanico (Botanicki Vrt): l’entrata è gratuita e il giardino ricopre circa cinque ettari di terreno, quindi si trovano molte piante e serre (piacevole come luogo di sosta e relax. Peccato per i treni che ogni tanto passano al di là della recinzione rovinando la pace). Dai giardini ci spostiamo poco più a nord, dove si trova la sinagoga della città e un piccolo parco (Trg Brace Mazuranic). Poco oltre ci si para davanti il teatro nazionale (di stampo neobarocco). Spostandoci poco più a ovest troviamo il museo Mimara (contenente opere di artisti croati e non). Da qui andiamo a nord e c’immergiamo nella via Ilica, percorrendola verso est fino alla cattedrale ortodossa (Katedrala Preobrazenja Gospodnjeg) e lì accanto troviamo la piazza dei fiori (Prerado Cev Trg). Pranziamo in un bar e poi valutiamo quale luogo fuori dal centro visitare: famoso è il cimitero di Mirogoj (a nord) o il parco Perivoj Maksimir (a est). A piedi distano circa 40/50 minuti, quindi meglio prendere il tram. Valutiamo e optiamo per il parco: andiamo all’infopoint in piazza Jelacica e la ragazza ci avvisa di prendere alla fermata dei tram qui in piazza il numero 11 o 12, direzione Dubec, fino alla fermata Bukovacka (ci sono sette fermate per giungervi e una decina di minuti di percorrenza). I biglietti si prendono sopra il mezzo o dal tabaccaio di fronte alla fermata. Il biglietto costa 4Kn e vale per un solo spostamento. Nel caso vi dimenticaste dove fermarvi, non preoccupatevi perché ad un tratto alla sinistra scorgerete un parco enorme pieno di prati e alberi: siete arrivati! Comunque, scendiamo dal tram e raggiungiamo l’entrata del parco. La visita è gratuita. Superato l’ingresso troviamo alcune strutture (ristoranti e chioschi) e un lungo viale che termina con una piccola “villa” che sovrasta il giardino da un colle. Accanto a questo viale ci sono decine di stradine minori che si perdono nella natura. Appena dopo il ristorante si trovano anche dei bagni (gratuiti). In primis andiamo a sinistra e percorriamo una stradina che ci conduce ad un prato enorme da cui spicca, su una collinetta, una colonna con un’aquila in cima. Poco più a ovest c’è un parco giochi mentre dalla parte opposta (ovvero zona est del parco) ci sono alcuni laghetti e il famoso zoo cittadino (ingresso: 30Kn). A noi non interessa visitarlo quindi lo costeggiamo fino a giungere a un piccolo obelisco e da qui saliamo sulla collinetta per arrivare alla “villa” (la quale non è altro che un bar) da dove si scorge un bel panorama del giardino e della città. Scendiamo infine dalla collina andando verso nord-ovest per vedere una tipica casa croata del 1800. Gironzoliamo ancora un po’ nella natura e poi andiamo a prendere il tram, il quale è ovviamente dalla parte opposta rispetto a dove siamo scesi. Si prende sempre l’11 o il 12, questa volta direzione Crnomerec, e la nostra fermata è Trg Bana J. Jelacica. Da qui bighelloniamo ancora un po’ per le vie del centro; un po’ di shopping sbrigativo, cena e poi si parte. Abbiamo flixbus alle 23, sempre dalla stazione centrale dei pullman. È tempo di tornare in Italia. INFO VARIE -Sicurezza: Zagabria l’ho trovata una città molto tranquilla e sicura. Che siano state le sei del mattino o mezzanotte, che fossimo in centro città o zona stazione, non ho mai avuto episodi spiacevoli o sentore di pericolo né tanto meno ho visto loschi individui intorno a me (certo, qualche senzatetto c’era, come in tutte le grandi città, ma si faceva gli affari suoi). -Roaming: come previsto, il nostro pacchetto italiano di dati/chiamate funziona anche in Croazia (vi arriverà un messaggio dalla vostra compagnia telefonica avvisandovi della cosa). La connessione è veloce e il segnale prende ovunque (un po’ come in Italia). – Fuso orario: non c’è. Hanno il nostro stesso orario. -Prezzi: pur trovandoci in una capitale, qui tutto (in primis gli alimentari) costa meno. Per dirne alcune: un gelato costa poco meno di 1€, un caffè in centro città 0.80€ e un panino farcito meno di 2€. -Come arrivare a Zagabria: Abitando vicino a Milano avevo varie possibilità. Ve le elenco cosicché valuterete anche voi quale mezzo prendere. Aereo: sarebbe costato circa 200€ a persona e non esistevano diretti: bisognava fare scalo in un paese del Nord Europa. Restavamo in ballo circa 11 ore. Treno: faceva uno o più scali, impiegandoci una decina di ore, e sarebbe costano anche qui circa 200€ a persona. Automobile: ci avremmo messo minimo otto ore di viaggio e tra benzina, vignetta per la Slovenia e autostrada avremmo speso anche qui sui 200€ (questa volta in totale, non a persona). Però il problema maggiore era che non sapendo quali fossero le zone sicure della capitale dove lasciare l’auto, avevo paura di trovare brutte sorprese! Bus: si poteva scegliere il viaggio di giorno o di sera. Di giorno ci saremmo bruciati una giornata all’andata e una al ritorno (quindi tempo sprecato e prezzi dei biglietti maggiori). Viaggiare di notte costa circa 60€ a persona A/R, si ottimizzano i tempi, si sfrutta appieno la giornata di arrivo e ci si impiega tanto quanto usare gli altri mezzi. -Flixbus: apro una parentesi su questo mezzo di trasporto. Utile, comodo e soprattutto economico. Per quanto mi riguarda, il problema maggiore è che fa svariate soste (nel nostro caso Brescia, Padova, Mestre, Lubiana e altre che non ricordo) quindi luci che si accendono nell’abitacolo, persone che salgono e scendono, guida a volte ‘sportiva’ dei conducenti. In più, al confine tra Slovenia e Croazia, abbiamo avuto un doppio controllo dalla polizia alla dogana. Ergo, dormire per me è stata un’impresa. Ciò nonostante a livello economico batte tutti gli altri mezzi.

Clochard preso a calci in pieno centro a Carrara

Clochard preso a calci in pieno centro a Carrara

Agghiacciante episodio in via Roma, un mendicante viene aggredito all’ora di punta

Carrara, 15 febbraio 2019 – Atterra con un calcio alle spalle un mendicante in mezzo a via Roma. Il tutto sotto gli occhi dei passanti e clienti di bar e negozi che riprendono la scena con il telefonino, la osservano con l’attenzione che si dedica a uno spot all’interno del proprio programma preferito, e poi si girano dall’altra parte come se nulla fosse ritornano placidamente a sorseggiare il proprio caffè o a fumare una sigaretta.

Nel frattempo l’autore di questo gesto vile e vigliacco gonfia il petto e, dopo aver gridato alla sua malcapitata vittima di spostarsi, tutto tronfio della sua impunità torna per la propria strada come nulla fosse. E’ la cronaca di quanto accaduto nel salotto buono del centro, in pieno pomeriggio quando tutti i negozi erano aperti e i caffé pieni. Eppure delle persone che hanno assistito a questa scena agghiacciante nessuno si è preoccupato di soccorrere il mendicante o fermare l’aggressore. Non è in compenso mancato però chi ha immortalato la scena e ha pensato bene di esporla al pubblico dell’arena dei social dove, ne siamo sicuri, più di qualcuno avrà messo like e faccine sorridenti a gogo.

Allo sfortunato clochard vittima di questa aggressione codarda, che tra l’altro deve convivere da tempo con una disabilità importante, non è rimasto dunque altro da fare che tirarsi in piedi da solo e, passo passo, allontanarsi. Sul momento non ha chiamato né ambulanza, né carabinieri per denunciare l’accaduto, ma la dinamica dei fatti è ancora ben chiara nella sua testa.

«E’ arrivato da dietro e mi ha colpito – racconta l’uomo che tutti in città conoscono semplicemente come Umberto – io non mi sono accorto di nulla tranne poi trovarmi steso in terra. Io non faccio nulla di male. Si, è vero, chiedo qualche soldo in strada, ma da tempo ho rimesso a posto la mia vita e non do fastidio a nessuno». Nei prossimi giorni la vicenda potrebbe avere dei nuovi sviluppi. Non è da escludere che il clochard stesso decida di passare alle vie di fatto e denunciare il suo aggressore.

Quest’ultimo, da quanto emerge, da allora non sembra abbia mostrato alcun tipo di pentimento, né tantomeno ha chiesto scusa alla sua vittima. A stupire dei pochi secondi del video non è però solo la brutalità immotivata con cui viene colpito il clochard, quanto l’indifferenza assoluta degli astanti. Con il ragazzo a terra e il suo aggressore che se ne va come nulla fosse nel filmato entrano anche due signori già in là con gli anni che, con tutta la naturalezza del mondo, cambiano direzione e continuano i loro discorsi. I carrarini una volta avrebbero risposto in maniera diversa a un episodio del genere.

Vigili del fuoco minacciati e derubati mentre spengono l’incendio a Librino

Vigili del fuoco minacciati e derubati mentre spengono l’incendio a Librino

Cgil, Uil, Cisl, Conapo, Confsal e Usb di Catania denunciano gli atti di violenza, intimidazioni verbali e pesanti offese, che gli operatori del soccorso subiscono nell’espletamento delle loro funzioni di pubblici ufficiali

Un grosso incendio, persone intrappolate sui balconi. Vigili del fuoco subito a lavoro per spegnere le fiamme. Ma quando tornano sui mezzi di soccorso, la sorpresa. Alcuni “sciacalli” hanno rubato le loro attrezzature. E’ accaduto alcuni giorni fa, a Librino. Ma, come sottolineano i sindacati non è un episodio isolato.

Le organizzazioni sindacali di categoria dei vigili del fuoco di Catania sono, infatti, molto preoccupate per la recrudescenza degli atti di violenza, intimidazioni verbali e pesanti offese, che subiscono gli operatori del soccorso nell’espletamento delle loro funzioni di pubblici ufficiali, quali agenti e sottufficiali di Polizia giudiziaria, in taluni quartieri e non solo, quando operano per salvare delle vite.

“Purtroppo è successo ancora una volta! – si legge in una nota congiunta di Cgil, Uil, Cisl, Conapo, Confsal e Usb di Catania – Una squadra del nostro comando è intervenuta per salvare delle vite ed estinguere un incendio in uno stabile di almeno 8 piani fuori terra, dove vi erano persone intrappolate. Ebbene, la squadra, oltre a dover pensare alla salvaguardia della pubblica incolumità, ha dovuto arginare gli animi di alcuni facinorosi, che inveivano contro di loro minacciandoli. Oltre ciò, sono saliti sul mezzo VF facendo sparire importanti attrezzature necessarie all’intervento in questione, tant’è che neanche le 6 pattuglie della Polizia di Stato, presenti sul posto, sono state in grado di evitare tutto ciò”.

“Tali atteggiamenti ostili, pertanto, non sono più tollerabili ed ammissibili – prosegue la nota – Inoltre, stabili di certe altezze devono possedere il Certificato di Prevenzione Incendi che, se rispettato, da modo ai soccorritori di operare al meglio. Al punto dove siamo arrivati, chiediamo un tavolo di concertazione tra Prefettura, Questura, Comando VVF ed organizzazioni sindacali, per trovare una soluzione urgente al fenomeno. La grave situazione in cui versa il Comando è, ormai, di dominio pubblico, Catania è tra le prime città come numero di interventi pro capite ed eguaglia come interventi Palermo, è seconda solo a, Roma, Napoli e Milano, ma ha una pianta organica fortemente sottodimensionata ed una grave carenza di mezzi di soccorso, quelli attuali sono, in buona parte, vetusti, il pochissimo personale in servizio è sottoposto ad un fortissimo stress psicofisico e lavora duramente senza sosta, rischiando la propria vita, ottemperando sempre e comunque le tempistiche d’intervento”.

“Ovviamente non si può mantenere ancora a lungo questa situazione, occorre che quanto promesso dal Sottosegretario Candiani sull’invio di uomini e mezzi, avvenga in tempi brevissimi. Le organizzazioni sindacali sono pronte ad uno stato di agitazione che rivendichi quanto detto sopra. I Vigili del Fuoco di Catania hanno già pagato un pesante tributo in termini di vite umane e continui infortuni in servizio e meritano rispetto” conclude la nota.

Rolls Royce, Morgan sbaglia sul brano di Achille Lauro

L’analisi sempre più puntuale del testo del brano “Rolls Royce” del rapper Achille Lauro, in gara al 69esimo Festival della Canzone Italiana, proposta dal Tg satirico, che dimostra in maniera inequivocabile gli espliciti riferimenti alla droga, è stata contestata da Morgan il 9 febbraio scorso, durante un’intervista video rilasciata a Tv Sorrisi e Canzoni TV.

Secondo il noto cantautore e polistrumentista milanese, il quale ha duettato con Lauro sul palco del Teatro Ariston, vedere nella canzone “Rolls Royce” una mitizzazione delle metanfetamine e delle rockstar con problemi di stupefacenti è una forzatura e un travisamento di un brano che vuol essere surreale e dadaista, e non certamente realistico.

Morgan concentra la sua attenzione sulla strofa “sdraiato a terra come i Doors”, commentando di non aver mai visto i componenti della band statunitense sdraiati per terra, ma sempre in piedi a suonare. Pertanto, si tratterebbe un’immagine onirica e poetica, tutt’altro che reale. Striscia, invece, propone diversi filmati in cui si vede il leader dei Doors Jim Morrison sdraiato a terra, in preda a chissà quali sostanze, per niente metaforico, ma tarantolato, sfatto. Nessuna fatica, dunque, a scovare chissà che “sotto ’l velame de li versi strani”. Per sapere a cosa si riferiva l’espressione “sdraiati a terra come i Doors”, bastava prendere tutto alla lettera. Insomma con buona pace delle interpretazioni più artistiche e stravaganti, in “Roll Royce” la realtà supera l’immaginazione… anche quella psicotropa”.

Isola dei Famosi, Soleil e “l’aiutino” per la prova del fuoco

Durante l’ultimo appuntamento dell’Isola dei Famosi, c’è stata una prova del fuoco davvero misteriosa. Sul Web ci sono anche state diverse segnalazioni. Nel momento in cui la new entry Soleil Sorge e Aaron Nielsen si sono sottoposti alla prova, in molti hanno notato che la potenza del fuoco di Soleil era decisamente inferiore rispetto all’antagonista. In effetti mettendo a confronto l’inquadratura della regia qualcosa non quadra. Nonostante questo però Soleil Sorge è la nuova leader della settimana, avendo battuto sul tempo di resistenza Aaron Nielsen. Intanto è sempre più caldo, come un fuoco incandescente, il momento gossip nell’Isola sempre con Soleil protagonista di alcuni baci affettuosi con l’altra new entry Jeremias Rodriguez. Casualità?