Addio Cotton fioc! Nel 2019 sono vietati. Facciamo chiarezza

Il divieto lo aveva deciso il governo Gentiloni alla fine del 2017, con la sua ultima manovra. I produttori sono ora costretti anche a indicare sulle confezioni le regole per un corretto smaltimento, soprattutto il divieto di gettarli nel wc. Pochi giorni fa il congresso dell’UE ha deciso di vietare una serie di oggetti di plastica usa e getta, fra i quali i cotton fioc, ma solo dal 2021, mentre l’Italia ha accelerato i tempi dimostrandosi all’avanguardia nella lotta all’inquinamento da plastiche, dopo aver bandito nel 2011 i sacchetti per la spesa non biodegradabili e nel 2018 i sacchetti per l’ortofrutta.Secondo le statistiche i bastoncini di plastica dei cotton fioc rappresenterebbero il 9% dei rifiuti ritrovati sulle spiagge italiane. A rivelarlo è stata Legambiente, che ogni estate organizza campagne di monitoraggio e pulizia. Quello che non si può monitorare, sono gli animali marini che muoiono per aver ingerito queste plastiche. Come avrete dunque potuto intuire, i cotton fioc che da ora troverete nei supermercati e potrete acquistare saranno di materiale diverso, senza bastoncino in plastica e fatti di materiali che non provocheranno grossi danni all’ambiente se smaltiti correttamente e anche se l’Italia ha attualmente tanti altri problemi, possiamo dire che questo cambiamento adottato con velocità è un buon segno, soprattutto se si pensa alla fauna marina che purtroppo diminuisce per colpa dello scorretto smaltimento della plastica. Entro il 2021, comunque, ad essere vietati saranno anche una serie di oggetti di plastica non biodegradabile, posate e piatti, cannucce, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso, come anche le scatole degli hamburger di alcuni fast food.

Mahmood asfalta Barbara D’Urso sul tema dell’omosessualità

Alcune dichiarazioni di Mahmood sul coming out in televisione hanno tirato in ballo anche Barbara D’Urso: ecco perché

Mahmood può essere certamente considerato come il personaggio del momento. La sua vittoria al Festival di Sanremo 2019 con il brano Soldi ha infatti generato non solo felicità per i suoi fan ma anche numerose quanto accese polemiche. Il voto della giuria di qualità della kermesse canora ha infatti ribaltato il verdetto del televoto da casa, decretato lui al primo posto invece che Ultimo. Proprio quest’ultimo, infatti, ha poi ampiamente criticato la classifica finale del festival nonché l’atteggiamento dei giornalisti della sala stampa.

Prima di questa importante esperienza a Sanremo, il 27enne milanese di origini egiziane aveva rilasciato un’intervista a Vanity Fair, nella quale aveva smentito le voci sulla sua presunta omosessualità. Il cantante aveva commentato con una dichiarazione che, in qualche modo, polemizzava su alcuni programmi trash della tv italiana. Tra di essi, il riferimento più evidente era a quelli condotti da Barbara D’Urso, come Pomeriggio Cinque e Domenica Live, in cui spesso è stato trattato il tema del coming out in televisione.

“Penso che sia sbagliato, in un certo senso, parlare di queste cose”, aveva affermato in quell’occasione Mahmood.Dichiarare di essere gay non porta da nessuna parte, se non a far parlare di sé. Andare in tv da Barbara D’Urso per raccontare la propria omosessualità mi sembra imbarazzante. Così si torna indietro di 50 anni”. Al vincitore del Festival di Sanremo pare insomma che i programmi della D’Urso non siano proprio di suo gradimento, considerandoli come un modo retrogrado di fare spettacolo.

Mahmood, diverso ma rispettato
In una recente intervista rilasciata a Repubblica dopo la vittoria della gara sanremese, Mahmood ha invece affrontato le polemiche legate alle sue origini. Nello specifico, l’artista ha raccontato di essere da sempre abituato alla diversità, tanto che nella sua classe delle elementari c’erano bambini di ogni razza e provenienza. “Forse sono le generazioni prima della nostra a sentire la diversità. Sono cresciute in un mondo dove l’immigrato o il figlio di coppie miste era un’eccezione”.

Il cantante ha poi detto di non sentirsi un simbolo per il semplice fatto di essere nato e cresciuto a Milano. Lui si sente infatti italiano al cento per cento. “Con Soldi ho solo raccontato una storia, non volevo fare politica né lanciare messaggi. La frase che dico in arabo è un mio ricordo di bambino. Me la diceva mio padre quando mi portava a giocare al parco”. Mahmood ha inoltre sottolineato di non aver mai vissuto episodi di razzismo nel quartiere a sud di Milano dove è cresciuto. In merito invece alla sua famiglia, il giovane ha dichiarato che suo padre se n’è andato di casa quando lui aveva 6 anni. “Sono cresciuto con mia madre, i vicini di casa erano mia zia e i miei cugini. Mia mamma ha 12 fratelli, siamo una grande famiglia”. Da bambino poi si è detto essere stato abbastanza tranquillo: “Leggevo molto, lo facevo più da piccolo che adesso”.

Vigili del fuoco minacciati e derubati mentre spengono l’incendio a Librino

Vigili del fuoco minacciati e derubati mentre spengono l’incendio a Librino

Cgil, Uil, Cisl, Conapo, Confsal e Usb di Catania denunciano gli atti di violenza, intimidazioni verbali e pesanti offese, che gli operatori del soccorso subiscono nell’espletamento delle loro funzioni di pubblici ufficiali

Un grosso incendio, persone intrappolate sui balconi. Vigili del fuoco subito a lavoro per spegnere le fiamme. Ma quando tornano sui mezzi di soccorso, la sorpresa. Alcuni “sciacalli” hanno rubato le loro attrezzature. E’ accaduto alcuni giorni fa, a Librino. Ma, come sottolineano i sindacati non è un episodio isolato.

Le organizzazioni sindacali di categoria dei vigili del fuoco di Catania sono, infatti, molto preoccupate per la recrudescenza degli atti di violenza, intimidazioni verbali e pesanti offese, che subiscono gli operatori del soccorso nell’espletamento delle loro funzioni di pubblici ufficiali, quali agenti e sottufficiali di Polizia giudiziaria, in taluni quartieri e non solo, quando operano per salvare delle vite.

“Purtroppo è successo ancora una volta! – si legge in una nota congiunta di Cgil, Uil, Cisl, Conapo, Confsal e Usb di Catania – Una squadra del nostro comando è intervenuta per salvare delle vite ed estinguere un incendio in uno stabile di almeno 8 piani fuori terra, dove vi erano persone intrappolate. Ebbene, la squadra, oltre a dover pensare alla salvaguardia della pubblica incolumità, ha dovuto arginare gli animi di alcuni facinorosi, che inveivano contro di loro minacciandoli. Oltre ciò, sono saliti sul mezzo VF facendo sparire importanti attrezzature necessarie all’intervento in questione, tant’è che neanche le 6 pattuglie della Polizia di Stato, presenti sul posto, sono state in grado di evitare tutto ciò”.

“Tali atteggiamenti ostili, pertanto, non sono più tollerabili ed ammissibili – prosegue la nota – Inoltre, stabili di certe altezze devono possedere il Certificato di Prevenzione Incendi che, se rispettato, da modo ai soccorritori di operare al meglio. Al punto dove siamo arrivati, chiediamo un tavolo di concertazione tra Prefettura, Questura, Comando VVF ed organizzazioni sindacali, per trovare una soluzione urgente al fenomeno. La grave situazione in cui versa il Comando è, ormai, di dominio pubblico, Catania è tra le prime città come numero di interventi pro capite ed eguaglia come interventi Palermo, è seconda solo a, Roma, Napoli e Milano, ma ha una pianta organica fortemente sottodimensionata ed una grave carenza di mezzi di soccorso, quelli attuali sono, in buona parte, vetusti, il pochissimo personale in servizio è sottoposto ad un fortissimo stress psicofisico e lavora duramente senza sosta, rischiando la propria vita, ottemperando sempre e comunque le tempistiche d’intervento”.

“Ovviamente non si può mantenere ancora a lungo questa situazione, occorre che quanto promesso dal Sottosegretario Candiani sull’invio di uomini e mezzi, avvenga in tempi brevissimi. Le organizzazioni sindacali sono pronte ad uno stato di agitazione che rivendichi quanto detto sopra. I Vigili del Fuoco di Catania hanno già pagato un pesante tributo in termini di vite umane e continui infortuni in servizio e meritano rispetto” conclude la nota.

Alla scoperta di Vienna, Capitale dell’Impero Asburgico

Vienna, come meta d’elezione per un viaggio, era un’idea che ci frullava per la testa da un po’. Quest’estate, finalmente, abbiamo voluto toglierci lo sfizio!
Descrizione
Come di solito, tutto parte dalla ricerca online del volo, e guardando i vari siti abbiamo subito verificato che Wizzair faceva le offerte migliori. Nel giro di 10 minuti avevamo già prenotato due voli andata e ritorno, circa un mese prima della partenza, prevista per il 24 luglio. Per risparmiare un po’ sul viaggio, è più o meno questo il tempo consigliabile per un acquisto in anticipo.

Da lì, si procede con la ricerca di un alloggio. Per nostra preferenza, un appartamento piccolo, economico e confortevole è sempre l’opzione migliore rispetto ai 15 metri di una camera d’albergo, ma questa è una decisione che ognuno valuta in autonomia. “Spulciamo” per benino i motori di ricerca delle strutture ricettive, e optiamo per un bilocale vicino al centro; soprattutto a due minuti scarsi dalla fermata metro. D’altronde, i mezzi pubblici funzionano molto bene in Austria e come spesso accade se si esce dall’Italia e si va verso Nord, sono decisamente più puntuali.

A questo punto, considerato il ventaglio di opportunità che la Città Imperiale offre, e valutando che saremmo rimasti 5 giorni scarsi (in sostanza 3 interi), abbiamo fatto gioco-forza la scelta di un piccolo programmino che ci desse un’idea orientativa di cosa preferivamo visitare e quando farlo. Verifico online se ci sono card cittadine che accorpino più siti turistici riducendo notevolmente la spesa ed incappo immediatamente nella Vienna Pass e nella Vienna City Card. Per quanto mi riguarda, di almeno una delle due non se ne può fare a meno, se l’intenzione è di vivere la città come si deve. Vediamo insieme quali sono le principali differenze.

La Vienna Pass è disponibile in diverse versioni da: 1, 2, 3 o 6 giorni; inoltre sul sito ufficiale si può aggiungere anche un abbonamento addizionale per i mezzi pubblici da 24, 48 o 72 ore. La Carta ha un costo non bassissimo – 107,10€ per 3 giorni – ma va considerato l’elevato numero di attrattive per cui consente l’accesso GRATUITO. Il risparmio, alla fine della fiera, risulta sicuramente notevole. Il che giustifica senza dubbio il suo acquisto. Permette l’accesso a molti musei ed attrazioni, solo mostrandola alla cassa. In alcuni, persino saltando la fila. Ad esempio, si ha incluso l’hop-on hop-off sugli autobus City Sightseeing tutte le volte che si vuole, i siti asburgici, il tragitto su un battello, diversi trenini folkloristici, il museo delle cere di Madame Tussauds, un’esperienza visivo-degustativa in una cantina famosa, la ruota panoramica, un’ampia scelta di rassegne museali e molto altro. In sostanza comprende molteplici esperienze, per un totale di circa 60, che vi consente di sbizzarrirvi dove e come volete, pur non riuscendo però ad usufruire di tutte quante (almeno, non in 3 giorni). Va fatta una scelta a monte, a mio avviso. Ma nulla vieta di girovagare senza la minima organizzazione ed entrare dove vi indica l’istinto. Questo il sito diretto: https://www.viennapass.it/what-you-get/ .

Nel caso la prima opzione non sia adatta a voi, un’alternativa è quella della Vienna City Card. Esiste in due varianti: Rossa, che consente l’accesso gratuito ai mezzi pubblici, e Bianca, con l’utilizzo illimitato del bus panoramico Big Bus. Entrambe sono comprensive di circa 210 buoni sconto. Ha un costo sicuramente più accessibile della Vienna Pass (la Red da 3 giorni: 29€) ma non prevede nessun accesso omaggio. Dipende ovviamente dal tipo di vacanza che decidete di impostare. Voilà la pagina ufficiale: https://www.wien.info/it/travel-info/vienna-city-card .

Una dritta: il biglietto da 72 ore e l’abbonamento settimanale della Wiener Linien, la compagnia di trasporti viennese, hanno entrambi lo stesso prezzo: 17,10€. Il primo ha validità dall’obliterazione per le successive 72 ore, mentre l’abbonamento è attivo dalla mezzanotte del lunedì alle 9:00 del lunedì successivo. Nel nostro caso, l’abbonamento è stato perfetto; acquistato direttamente sull’app ufficiale e sfruttato appieno. Vi consiglio di metterlo a bilancio perché i controllori, come giusto che sia, fanno il loro dovere.

Torniamo a noi. Arriva il giorno del viaggio abroad.

Partenza prevista da Roma Fiumicino per martedì 24 luglio alle ore 14.25. In giornate come queste, meglio essere previdenti e partire in anticipo. Non era una giornata di traffico estremamente intenso, ma a fine luglio vanno evitati imprevisti.

Finalmente l’aereo decolla, seppur con quasi un’ora di ritardo. E questo ha rischiato di scombinarci i piani, facendoci vivere i primi momenti dopo l’atterraggio con un certo affanno, considerando che abbiamo trovato l’ufficio in centro della Vienna Pass aperto per un soffio. Eh sì: perché in questa bellissima città, quasi tutti i negozi chiudono intorno alle 18. Scordatevi quindi di poter entrare in uno shop al tramonto, come in Italia. Per fortuna, molti supermarket fanno eccezione e diversi restano aperti fino alle 19.30 o mezz’ora più tardi (rarissimi, oltre quell’orario).

Un passetto indietro: prima di raggiungere concretamente Vienna-town, scesi all’aeroporto intorno alle 17, cerchiamo la famigerata macchinetta automatica dove acquistare i biglietti per la metro leggera S7, mezzo di gran lunga consigliato per raggiungere la capitale austriaca. Infatti, chi ha già l’abbonamento o il biglietto per una corsa singola (2,40€), deve solo aggiungere il ticket da 1,80€ per la zona extraurbana, che però si acquista esclusivamente alle biglietterie automatiche. Due di esse si trovano a destra dell’uscita passeggeri, ai lati dell’ufficio della OBB (treni extraurbani), proprio vicino l’entrata della stazione ferroviaria Flughafen Wien Bahnhof.

Dopo una certa fila e qualche difficoltà per comprendere quale fosse la scelta giusta, arriviamo alla banchina. Poco dopo, saliamo a bordo. Ne passa circa uno ogni 30 minuti.

Cambiamo poi un paio di metro e giungiamo all’Opernpassage, dove si trova l’ufficio per ritirare le Vienna Pass. Prese, come detto precedentemente, per un pelo grazie alla gentilezza delle due ragazze presenti. Avremmo potuto tornarci il giorno dopo, ma ci avrebbe fatto perdere tempo utile.

A quel punto, ci incamminiamo a piedi in direzione del Tourist-info, all’interno del quale potete trovare ogni sorta di mappa e dépliant, anche in lingua italiana. Oltre a qualche originale souvenir. E dove alcune impiegate molto preparate c’hanno fornito preziose informazioni su come organizzarci la vacanza.

La destinazione successiva era il nostro appartamento. Giusto il tempo del check-in e si esce nuovamente per fare la spesa (ancora una volta all’ultimo minuto) ed indirizzarci al parco del Prater, lontano appena una fermata della metro.

La ruota panoramica – per molti il simbolo della città – fa un certo effetto. Così come tutte le attrazioni del parco-divertimenti adiacente ad essa (ho letto fossero duecentocinquanta!), ma la prima sera ci siamo limitati a fare un giretto ricognitivo, dato che la mattina successiva ci avrebbe atteso una luuuuuuunga giornata.

Mercoledì 25 luglio. Così come da pianificazione, ci dirigiamo con la metro U4 verso la Reggia di Schönbrunn, meravigliosa residenza estiva asburgica. Arriviamo intorno alle 10:30 e come suggerito sulla guida della Vienna Pass, ci rechiamo alla biglietteria per farci dare i ticket del Gran Tour, del Giardino del Principe e del Giardino dell’Orangerie.

Ci dice bene ed il giro della Reggia è da lì a pochi minuti (ma non contateci nei weekend), così andiamo direttamente a fare il Gran Tour che comprende 40 delle …1441 stanze del castello!

Camminare in quelle sale, arredate ed allestite ancora come quando custodivano i segreti di imperatori e imperatrici, crea di sicuro un certo effetto. L’audioguida aiuta a farci sognare.

Dopo circa un’ora, usciamo ed attraversando l’immenso giardino, ci dirigiamo verso la Serra delle Palme, costruita nel 1882. Vi si possono ammirare piante mediterranee, tropicali e subtropicali. Tale serra è la più estesa, oltre che l’ultima di questo genere, rimasta in Europa.

Poi un rapido salto alla Desert Experience. Un sito dove camaleonti, uccelletti vari e iguane praticamente si spostavano tra i nostri piedi. Ed ovviamente nemmeno la flora era autoctona. Divertente, nonostante i 40 gradi ed oltre a cui era necessario mantenere la temperatura interna.

Usciti e tornati ad un clima più accettabile, ci dirigiamo allo zoo, costruito nel 1752. Il primo e dunque il più antico del mondo! Gli animali non stanno in spazi angusti ma in zone molto estese, con tanto di tane nascoste. Non è quindi sempre possibile vederli tutti, come ci è capitato nel caso del leone (intravisto da alcuni fori) e dell’orso polare. Ma è giusto così. Ci vorrebbe quasi una giornata per scoprirlo interamente: noi non l’abbiamo. Avendo comunque abbastanza tempo, ci è concesso apprezzare moltissime creature di tutti i tipi. Vi segnalo le molte fontanelle di acqua fresca potabile, disseminate lungo l’intero parco.

Da codesta sorgente, l’imperatore Mattia che la scoprì, diede il nome alla zona. Schon(er) Brunn = bella fonte.

Solo in seguito, nel corso dei secoli, si sarebbe costruita e ampliata la Reggia.

All’uscita dello Zoo Tiergarten, ci aspetta la ripidissima salita che porta al Belvedere della Gloriette. Già abbastanza stanchi, affrontare a piedi l’ascesa della collina fino alla spettacolare terrazza non è stato per niente una passeggiata facile; ma arrivati in cima, devo dire che ne è valsa la pena. Come ci testimoniano le foto fatte da lì. La vista di tutto il verde circostante e di una grossa fetta di Vienna ripaga del trekking affrontato.

A quel punto, per andare a visitare il Museo delle Carrozze che si trova abbastanza lontano dal Belvedere, decidiamo di prendere il trenino, anch’esso compreso nella Card, come tutto il resto. Un gradevole viaggio di circa mezz’ora in mezzo ai boschi e alle stradine del parco, con la guida che narrava aneddoti, alternando tra le varie lingue impiegate anche l’italiano.

Pure qui arriviamo a pochi minuti dalla chiusura. Ci fanno entrare ma ci avvisano sul tempo a nostra disposizione: sono fiscali, come vi dicevo, però bisogna giustamente rispettare gli orari.

Vi si trovano una grande varietà di mezzi di locomozione, un tempo trainati da cavalli. È possibile ammirare persino le mini-carrozze dei principini ed il carro funebre imperiale, quello utilizzato per l’ultimo viaggio terreno di tutti i membri della famiglia imperiale, compresa la famosissima Sissi e suo marito Francesco Giuseppe. Potete apprezzare anche la prima autovettura della casata stessa ed una macchina da formula 1 posseduta da Ferdinando d’Asburgo: la Formula Renault 1.6.

Con i biglietti che ci avevano fornito la mattina, decidiamo di andare a vedere il Giardino del Principe e quello dell’Orangerie. Nel secondo abbiamo assistito persino ad un inaspettato concerto di violino, clarinetto e pianoforte. Che dire: due luoghi ben curati e non abituali.

Potevamo poi saltare il labirinto? Si tratta in sostanza di 3 strutture labirintiche per bambini e “ragazzini” un po’ cresciuti. I due per adulti, a dirla tutta, di non facilissima soluzione. Particolari, tutto sommato, ma ne abbiamo usufruito poiché era compreso nella Vienna Pass.

Oramai sono quasi le 19. Abbiamo vagato per 9 lunghe ore dentro Schönbrunn. Un’esperienza che porteremo via con noi. Davvero intensa e variegata. Una curiosità: per poter offrire il parco nello stato curato in cui lo abbiamo potuto vedere noi, sono necessari non uno o due, bensì 90 giardinieri!

Affaticati ma ancora attivi, decidiamo di andare a fare il giro delle Cantine di vino frizzante di Schlumberger, che sono letteralmente dalla parte opposta della città ma raggiungibili con la metro in circa 20 minuti. Iniziamo il percorso guidato sotterraneo. All’interno ci sono enormi tini in muratura e legno ed una bella fontana del vino. Qui, ancora oggi, si produce un nettare simile allo spumante, le cui bottiglie – migliaia di bottiglie – sono lasciate tranquille ed ordinate ad invecchiare. Prima di uscire, è prevista una piccola degustazione. E devo dire che abbiamo sicuramente gradito. Chi vuole può anche acquistare a prezzi contenuti. Vi consigliamo di portare una maglietta a maniche lunghe; può risultare utile in quella frescura.

Considerando che abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno. Decidiamo di mangiare un boccone in giro, perché passando per l’alloggio non avremmo più trovato la forza di uscire. Ci siamo quindi diretti al Donauturm o Torre del Danubio. Dalla fermata della metro c’è da camminare un bel po’. Il parco non è completamente illuminato e c’ha sorpreso molto, durante la via del ritorno, incontrare anche mamme con carrozzine che passeggiavano serene nell’oscurità. Evidentemente o sono più incoscienti che in Italia, oppure – più probabile – la sicurezza a Vienna è notevolmente maggiore che nello Stivale. Ragazzi, l’ascensore sale ad una velocità vertiginosa, su per i 252 metri della struttura. C’è quasi lo stesso effetto del decollo di un aereo. Per non parlare della vista mozzafiato a 360 gradi di cui si beneficia dalla terrazza panoramica. Noi siamo arrivati durante il tramonto e lo spettacolo è stato davvero fantastico.

Si torna alla base, dove ci godiamo il nostro meritato riposo.

Giovedì 26 luglio. Si riparte. Con comodo e ancora con buona parte della stanchezza del giorno precedente. Obiettivo: centro città. Visto che non è troppo tardi, riusciamo ad assistere all’esercitazione della Scuola di Equitazione Spagnola estiva al Palazzo di Hofburg, in programma tutti i giorni alle 11. A noi non ha entusiasmato: è un’ora di trotto e galoppo di bei cavalli bianchi lipizzani. Lo spettacolo a cui è auspicabile assistere è quello che si svolge in inverno.

Appena usciti, troviamo alla nostra destra l’ingresso della Sala di Gala della Biblioteca Nazionale, e decidiamo di visitarla. All’interno, in rigoroso stile barocco e forma ovale, è contenuta una biblioteca da favola con tantissimi volumi antichi (7,4milioni di pezzi). Notevoli i grandi affreschi, specialmente nell’ala d’ingresso e sulla cupola; le statue imperiali ed i mappamondi antichi. Sono presenti anche diversi libri sottratti agli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Testi che il governo austriaco si è ripromesso di riconsegnare quanto prima ai legittimi eredi.

Breve pausa pranzo frugale e poi di nuovo via, in direzione degli Appartamenti Imperiali, del Museo di Sissi e di quello delle Argenterie.

Nell’ultimo di questi, sono conservate le stoviglie reali utilizzate dagli Asburgo durante i pranzi di famiglia ma anche nelle occasioni speciali. Ci sono anche pezzi molto pregiati, donati da sovrani di terre lontane.

Si passa al Museo di Sissi e purtroppo qui non è possibile fare foto, così come ci era stato impedito anche al gran tour di Schönbrunn. Va detto che la storia dell’imperatrice, non è quella rose e fiori raccontata nei film con Romy Schneider. La sua è stata un’esistenza dura e difficile, di una donna che, per tanti versi, si sentiva in una sorta di gabbia dorata. Sempre controllata, gravata di responsabilità, ansie e lotte interiori fino al giorno del suo assassinio ad opera di un anarchico italiano, Luigi Lucheni. Secondo molti, la sua liberazione.

Un percorso che gli allestimenti, i racconti crudi dell’audioguida, le ricostruzioni, i vestiti e le riproduzioni dei gioielli, hanno consentito di vivere con intensa partecipazione. Anche qui una curiosità: sembrerebbe che la principessa sia passata alla storia col nome di Sissi per uno sbaglio di interpretazione. L’abbreviazione con cui Elisabeth si firmava, parrebbe essere il più logico “Lisi”. Considerato erroneamente Sisi per via di una “L” molto sinuosa e trasformato poi nell’italiano Sissi.

Visitiamo successivamente anche la Camera del Tesoro imperiale, dove sono costuditi abiti e gioielli d’epoca delle varie dinastie. Vi troviamo tesori di ogni forma e misura, tra cui corone in oro zecchino, con incastonate pietre preziose di tutti i tipi. È presente persino un bastone in ossidiana che la nomenclatura indica come “corno di Unicorno” del XVI secolo.

Ci rechiamo allora alla Cripta dei Cappuccini, che racchiude tra le sue mura le tombe monumentali e le spoglie imperiali. Vi troverete sarcofagi e casse, per la maggior parte messe una a fianco all’altra. Questa sequenza anomala di sepolcri in penombra ci ha creato anche una strana sensazione. Le uniche tombe monumentali isolate dalle altre e poste in una stanza diversa, sono quelle di Francesco Giuseppe, con al fianco da un lato sua moglie Sissi, di cui rimase sempre innamoratissimo, e dall’altro lato l’unico figlio maschio, morto suicida: Rodolfo.

Siamo piacevolmente affaticati. Sta per iniziare a piovere e prendiamo al volo un Hop-on Hop-off che ci fa percorrere il giro della Linea Rossa, consentendoci di apprezzare dall’alto la Ringstrasse (l’anello centrale cittadino). Scendiamo vicino casa e decidiamo di riposarci un po’.

Dopo cena, ce ne andiamo a fare un giro sulla ruota panoramica del Prater. Durante la settimana c’è sicuramente meno gente, quindi dobbiamo attendere una tempistica accettabile. Nel weekend, suppongo che per accedere a questa attrazione bisogna armarsi di santa pazienza. Notiamo che alcune cabine della ruota possono essere affittate per una cena romantica a lume di candela o per meeting aziendali. Non chiediamo il prezzo, ma credo che qualche decina di euro non basti. Il giro è lento e rilassante, dall’alto si può vedere l’immenso giardino circostante – un tempo tenuta di caccia degli Asburgo – ma anche la Vienna storica ed il parco giochi, completamente illuminato da luci e colori sgargianti.

Dopo un’altra intensa giornata, torniamo all’appartamento per recuperare energie.

Venerdì 27 luglio. Prima tappa del giorno: il Museo di Sigmund Freud. All’interno ci sono alcuni oggetti e mobili donati dalla figlia Anna alla fondazione che lo amministra, tra cui il cappello, la borsa, la sala d’aspetto e lo studio. Freud in realtà la svuotò quando fu costretto a scappare a Londra, in quanto perseguitato ebreo, portando con sé anche il famoso lettino, simbolo della psicanalisi. Quando siamo usciti, la fila fuori dall’appartamento (l’accesso è a numero chiuso) era sostanziosa. Arrivare abbastanza presto è stata una buona decisione.

Ci siamo poi recati al vicino Palazzo Pasqualati, una delle case dove ha risieduto e composto inconfondibili melodie il genio di Beethoven durante la sua permanenza a Vienna (tra cui l’opera lirica Fidelio, la Quarta, Quinta, Settima e Ottava Sinfonia). Ci sono diverse foto, alcuni spartiti scritti dal musicista, notizie varie su di lui.

Ci indirizziamo al Museo di Arte Contemporanea del MAK. Qui si possono trovare esposizioni permanenti, tra cui una sull’arredamento in stile Barocco Rococò; la mostra sul mondo asiatico (giapponese, cinese e coreano); un’altra sui tappeti del XVI e XVII secolo. Per quanto riguarda le rassegne temporanee, vanno segnalate quella sui 300 anni delle porcellane viennesi ed i progetti dell’architetto Gustav Peichl. È stato poi davvero simpatico indossare i Google Glass e muoversi in 3D nel contesto del “Giardino Magico” di Klimt, attraverso una particolare esperienza di realtà virtuale predisposta e creata dal filmmaker Frederick Baker. L’attrazione si inserisce nell’ambito delle commemorazioni dei 100 anni (1918-2018) dalla morte dei 4 più famosi artisti del Modernismo Viennese: Gustav Klimt, Egon Schiele, Otto Wagner e Koloman Moser: “Vienna, tra bellezza e abisso”. In questo ambito si colloca pure la mostra temporanea al livello 1, dedicata alle architetture di Otto Wagner. Evocativa anche l’atmosfera creata dal gioco di luci, teli ed ombre che in un alternarsi di sedie, sgabelli, poltrone e panche dalle forge particolari, si staglia in un’onirica ambientazione. Altro punto forte del sito museale, il MAK DESIGN LAB, un laboratorio ricco di esperienze a dir poco eccentriche che di certo non ti lascia indifferente davanti agli esperimenti artistici che vi trovano espressione. Tra queste, la rielaborazione in visione futuristica di alimenti ed oggetti di uso comune, il cui scopo viene reinventato per diventare qualcosa su cui riflettere. Vi si trova anche la collezione di prodotti tessili industriali realizzati durante l’impero asburgico e l’esposizione dei 100 migliori poster austro-tedeschi del 2017. Al di là delle opere custodite all’interno, lo stesso edificio museale risulta architettonicamente rilevante.

A questo punto torniamo di nuovo al centro di Vienna, per visitare lo Stephansdom e la casa di Mozart. Santo Stefano è un fantastico duomo gotico. Gigantesco. Potete decidere di raggiungere le due torri campanarie, le catacombe o il museo del tesoro. A noi purtroppo mancava il tempo. Il tetto di questa mastodontica struttura religiosa è stato decorato con quasi 250.000 tegole policrome che rappresentano gli stemmi dell’Austria, della città e degli Asburgo.

L’Abitazione di Mozart, l’unica arrivata intatta fino ad oggi di quelle in cui il musicista ha vissuto, è addirittura su 3 piani per un totale di 1000 metri quadrati: al primo, aveva stabilito il suo domicilio, in stile decisamente signorile. Continuando il giro, vi si trovano poi alcuni spartiti (qui ha composto “Le Nozze di Figaro”), i violini che utilizzava, un suo abito e materiale storico di diversa natura.

Arriva il momento della pausa-shopping, per scegliere qualche souvenir da regalare a parenti e amici. Toltaci questa doverosa stazione della via crucis, di corsa verso il City Cruise, previsto su un canale interno del Danubio. Un’ora di navigazione, per un completo rilassamento fluviale. Tutt’attorno si notano prati puliti e ben tenuti, con frequenti stabilimenti predisposti per godersi il sole ed il relax a bordo fiume.

Non può mancare la tappa all’Hotel Sacher, per assaggiare la mitica Sachertort, che qui è stata inventata nel 1832, con ripieno di marmellata di albicocche e ricoperta di glassa al cioccolato fondente. Servita con un ciuffo di panna, viene €. 7,10 a porzione. Ma ci voleva proprio.

Andiamo dunque all’Albertina Museum. Arriviamo a poco più di un’ora dalla chiusura ma per visitarlo bene, ci vorrebbe più tempo. È ricco di opere di altissimo valore artistico. Dovrebbe essere assolutamente visto da chi ama il genere.

Ospita una delle più importanti collezioni di pittura classica modernista d’Europa, testimoniata dai quadri impressionisti di Monet, Degas, Cezanne e Modigliani; nonché dalle opere puntiniste di Signac. Vi si trovano tanti altri capolavori di espressionisti tedeschi come Wacker, Hofer e Sedlacek. Tra i maggiori esponenti dell’arte austriaca, troviamo Kokoschka ed Egger-Lienz. Ci si può perdere davanti ai lavori di autori avanguardisti russi come Chagall ed alle numerose tele di Picasso; dai suoi primi dipinti cubisti fino alle opere degli anni 40. Tutte firmate dal suo inconfondibile e caratteristico stile.

Ricca di disegni la rassegna sull’architettura, con progetti, schizzi e studi selezionati che provengono dall’ampia collezione di oltre 40.000 pezzi dell’Albertina stessa, tra cui le creazioni del Canaletto, di Otto Wagner, Francesco Barromini, Salomon Kleiner e moltissimi altri.

Inoltre, essendo stato tale palazzo residenza asburgica per più di 100 anni, ci è possibile visitare un’ala con 20 camere arredate e restaurate in stile d’epoca, tra cui spiccano magnifici lampadari, stufe in ceramica finemente decorate e rivestimenti murali che fanno respirare ancora una volta la magnificenza di una delle casate più longeve in Europa (oltre 6 secoli di regno). Qui potete finalmente fare le vostre fotografie come ricordo dell’Impero austro-ungarico.

Nel 2018 è presente una mostra temporanea che celebra l’ottantacinquesimo compleanno di Florentina Pakosta: un’artista che ritrae le espressioni ed il linguaggio del corpo maschile in maniera satirica e fuori dagli schemi.

A mio avviso, sono almeno altre due le esposizioni temporanee degne di nota: la fotografica dell’austriaco Alfred Seiland con circa 80 delle sue migliori opere policrome estasianti e l’altra dedicata agli artisti della seconda metà del XX secolo, tra cui Andy Warhol.

Vi consigliamo di visitare il sito ufficiale per controllare le collezioni allestite al momento del vostro viaggio: https://www.albertina.at/

Tra i musei a cui abbiamo dovuto nostro malgrado rinunciare per motivi di tempo, cito il Leopold (Klimt, Schiele, Heidi Horten) e quello di Storia Naturale: il più grande per dimensioni di tutta l’Austria.

Rimane giusto il tempo per un giretto nostalgico al Prater. E non ce lo facciamo mancare. Fa sempre piacere un’altra passeggiata distensiva in questo luogo.

Poi si acquistano i biglietti per il ritorno. Avendo un abbonamento valido per la zona urbana, vi basta l’integrativo da €1,80, acquistabile in una delle biglietterie automatiche nelle vicinanze della metro. Impostando come luogo di partenza “fuori città” e come destinazione Flughafen-Wien Bahnhof, che è la fermata dell’aeroporto, il gioco è fatto.

Sabato 28 luglio. Ultime ore prima di tornare in Italia. Si parte con le valigie al seguito; si timbra il biglietto integrativo e ci si dirige verso la metro per prendere nuovamente la S7, in direzione opposta rispetto all’andata. In poco più di 30 minuti si torna all’aeroporto. Ultimi controlli di sicurezza e si decolla per Roma.

Arrivederci magica Vienna, torneremo per poter finire di visitare tutto quello che non siamo riusciti a vedere in questi pochi giorni e per apprezzare di nuovo quanto già è rimasto nel nostro cuore.

Vi Racconto Barcellona

Il nostro volo partiva prestissimo. Alle 5 eravamo già in aeroporto e appena giunti a Barcellona siamo usciti e abbiamo raggiunto Plaza Catalunya utilizzato un autobus diretto. In 20 minuti e per pochi euro eravamo già davanti alla Rambla! Ci sono vari modi per raggiungere il centro con pochi spiccioli, dato che la distanza fra la città e l’aeroporto è di 21 chilometri circa. Appena scesi ci siamo diretti sulla via più famosa di tutta la Spagna percorrendola tutta e dato che stranamente spiovigginava abbiamo deciso di fare subito tappa al Mercato de La Boqueria, che si trova precisamente a metà! Pochi secondi dopo il nostro ingresso, il mio cuore ha iniziato a palpitare…è stato amore a prima vista. Uno splash di colori e profumi incredibile. La varietà delle bancarelle e di tutto quello che vendono è incalcolabile. Mi sembrava di essere tornata in Thailandia. E’ stato un tuffo al cuore, ma molto piacevole ovviamente. Dopo un ora e mezza passata a spendere e a mangiare di tutto (soprattutto frullati di frutta e pesce fritto), siamo usciti perché era spuntato il sole e ci siamo diretti, sempre a piedi, verso il quartiere gotico. Qua si possono trovare due attrazioni molto belle: la cattedrale della città e il fotomosaico del bacio, inaugurato 5 anni fa. Le foto raggruppate assieme formano un bacio passionale tra un uomo e una donna. Fantasticarci sopra è molto divertente. Il murale si trova a 100 metri dalla cattedrale alla fine di un vicolo. Dopo aver scattato 200 foto ci siamo diretti alla Sagrada Familia ma prendendo un taxi. Non sono molto costosi e tutti utilizzano il tassametro quindi contrattare sarà praticamente inutile. Come vi dicevo la mente e le abitudine sono tornate in Asia quel giorno. Appena sono scesa dall’auto sono rimasta a bocca aperta. La Sagrada è enorme. Non che non lo sapessi già ma dalle foto non si può capire al 100%, come non si riescono a percepire tutti i dettagli architettonici e le sculture che la costituiscono. Per mancanza di tempo non siamo riusciti a visitare il suo interno ma è questione di mesi e anche questo mio desiderio si realizzerà. Dopo aver esplorato la zona circostante, ci siamo diretti al park Guell sempre con l’ausilio di un taxi e sempre per pochi euro. Farsela a piedi non è uno scherzo dato che la strada è tutta in salita. Siamo arrivati all’ingresso ed essendo febbraio non abbiamo trovato molta fila e in meno di un ora eravamo pronti per ammirare la meraviglia delle meraviglie, la chicca più bella della città: tutto il park guell! Le sue colonne, il suo giardino pieno di sculture colorate realizzate in mosaico, le chiese di Gaudì, i suoi balconi e le sue panchine. Un angolo di colori affacciato sul tetto della città… una città che guarda sempre il sole, piena di palme e di case che vanno dal giallo, al rosso e all’arancione, che profuma tutto l’anno di mare. Unica. Dopo aver terminato il giro, siamo usciti e ci siamo diretti a piedi verso la zona moderna. Ormai era giunto il tramonto e dopo una cena veloce in un fast food, ci siamo diretti all’aeroporto, sempre utilizzando un bus. A distanza di 13 giorni i miei piedi sono ancora doloranti ma è stata una bellissima maratona alla scoperta di una città pazzesca. Non vedo l’ora di tornare e di terminare il mio giro.

L’uomo di passaggio

Piove ed è domenica ed è inizio febbraio, e così la ricetta per la malinconia invernale ha tutti gli ingredienti per il successo. Però le nuvole basse e i tappeti di foglie non hanno mai indotto desideri di spiagge caraibiche in me, piuttosto suscitato l’insoddisfazione per assenza di neve. Il problema vero non è comunque il meteo, quanto la familiarità dei luoghi, quel fenomeno per cui uscendo di casa incontri qualcuno che conosci e che ti vuole fare almeno un saluto. Oppure, mentre vai al supermercato per recuperare l’ingrediente magico del tuo pranzo domenicale (o anche il pranzo tutto intero), qualcuno ti vede da lontano e ti chiama al cellulare che così bevete un caffè insieme. Il mio problema è che la familiarità mi sa di trappola, mi fa venire voglia di strisciare contro i muri perché nessuno mi possa avvistare, riconoscere, chiamare per nome e imporre di uscire dall’anonimato. Persino la strada è prevedibile e, per quanto tu scelga di cambiare il percorso abituale, sai già dove andrai a finire.Provo comunque a deviare dalla traiettoria casa-supermercato e opto per la Food Factory, perché la “fabbrica di alimenti” mi sa di insolita sosta lungo il percorso banalmente abitudinario. Sedie e tavoli in legno chiaro arredano un piccolo ambiente con grandi vetrate, portatovaglioli intagliati nel compensato e contornati con un marrone cioccolato al latte mi danno la sensazione di lavoro artigianale. Nel menù trovo tutti i piatti che popolano l’immaginario della vita americana: pancakes, milk shake, hamburger, muffin, cheesecake e birra. Una food factory a Bergamo, terra di polenta, formaggi e salame, ti può illudere di essere in una cittadina del Kansas; è lo stile degli avventori, insieme alla loro parlata cantilenante, che toglie tutta la magia.Oggi sarebbe un buon giorno per partire, per sconfinare. Potrei camminare per strada in totale anonimato, senza che le parole dei passanti mi invadano, perché, se non sono io che le ascolto con attenzione, loro, straniere, non si attaccano al mio udito. Mentre scrivo sul mio taccuino non mi dovrei chiedere se la ragazza del tavolo a fianco riesce a leggere la mia scrittura, e potrei arrischiarmi a scrivere frasi oscene a caratteri cubitali con l’aria di chi sta scrivendo un delicato sonetto. Vorrei essere altrove, libera dalla familiarità delle vie e delle persone per un giorno o forse due, o magari anche tre. Senza la necessità di un inizio tutto nuovo, di una promessa di una vita diversa, mi basterebbe “quella libertà speciale che ha solo l’uomo di passaggio” di cui cantava Niccolò Fabi.
Fonte

Teresa De Santis Chi è ? Direttore Rai

Nata a Roma nel 1955, è giornalista professionista dal 1988 e dal 2003 Cavaliere al Merito della Repubblica per riconosciute qualità professionali.

In Rai dal 1979, prima come conduttrice a Radiotre e successivamente come giornalista esperta e conduttrice a Rai Stereonotte, nello stesso periodo collabora a testate come Panorama, L’Europeo, La Repubblica ed è contemporaneamente redattore del Manifesto, specializzata in Culture Giovanili prima e Problemi dell’informazione poi.

Nel 1995 è assunta a tempo indeterminato al Tg3, dove è redattore politico-parlamentare fino al 1998. Promossa Caposervizio, viene chiamata dalla Direzione Generale per costituire il primo Nucleo per le Relazioni Istituzionali ed assumere il ruolo di Capo dei rapporti con Governo e Parlamento, in qualità di Caporedattore.

Nel 2000, passa a Raiuno, dove diventa Capostruttura Informazione, responsabile di Rubriche e Coproduzioni con il Tg1. NeI 2002, sempre a Raiuno, viene nominata Vice Direttore con delega alla Pianificazione economica. Mantiene inoltre la titolarità per Rubriche e Programmi di rilievo Istituzionale.

DaI 2009 assume la Vicedirezione del Televideo che, neI 2014, confluirà in Rainews24.

A novembre del 2018 è stata nominata Direttore di Raiuno.

Isola dei Famosi, Soleil e “l’aiutino” per la prova del fuoco

Durante l’ultimo appuntamento dell’Isola dei Famosi, c’è stata una prova del fuoco davvero misteriosa. Sul Web ci sono anche state diverse segnalazioni. Nel momento in cui la new entry Soleil Sorge e Aaron Nielsen si sono sottoposti alla prova, in molti hanno notato che la potenza del fuoco di Soleil era decisamente inferiore rispetto all’antagonista. In effetti mettendo a confronto l’inquadratura della regia qualcosa non quadra. Nonostante questo però Soleil Sorge è la nuova leader della settimana, avendo battuto sul tempo di resistenza Aaron Nielsen. Intanto è sempre più caldo, come un fuoco incandescente, il momento gossip nell’Isola sempre con Soleil protagonista di alcuni baci affettuosi con l’altra new entry Jeremias Rodriguez. Casualità?

Malore in casa per Umberto Bossi, trasportato in elisoccorso in ospedale

L’onorevole Umberto Bossi, 77 anni, ha avuto un malore nel pomeriggio di giovedì 14 febbraio nella sua casa di Gemonio.

Il senatùr e fondatore della Lega è stato soccorso nel pomeriggio da un’ambulanza della Croce Rossa Italiana di Cittiglio che ha prestato le prime cure. Bossi sarebbe caduto battendo la testa.
Dopo averlo immobilizzato e intubato i sanitari l’hanno portato nel vicino campo sportivo dove era atterrato un elisoccorso (nella foto) che l’ha imbarcato per il trasporto verso l’ospedale di Varese.

Nel video l’intervento dell’elisoccorso a Gemonio