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Hotel Terme Italia Casamicciola

E tu cosa aspetti ? vai all’Albergo Terme Italia Ischia è un hotel 4 stelle a Casamicciola sul mare: semplice ma al tempo stesso molto elegante. È la location ideale per una vacanza all’insegna del relax e della tranquillità. La posizione della struttura è assolutamente strategica, a pochi passi dal centro, con una vista fronte mare da un lato e lo spettacolare scenario del Monte Epomeo proprio alle sue spalle. Dotato di spiaggia privata e piscina esterna, è possibile pernottare anche per mezza pensione o pensione completa.

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Addio Cotton fioc! Nel 2019 sono vietati. Facciamo chiarezza

Il divieto lo aveva deciso il governo Gentiloni alla fine del 2017, con la sua ultima manovra. I produttori sono ora costretti anche a indicare sulle confezioni le regole per un corretto smaltimento, soprattutto il divieto di gettarli nel wc. Pochi giorni fa il congresso dell’UE ha deciso di vietare una serie di oggetti di plastica usa e getta, fra i quali i cotton fioc, ma solo dal 2021, mentre l’Italia ha accelerato i tempi dimostrandosi all’avanguardia nella lotta all’inquinamento da plastiche, dopo aver bandito nel 2011 i sacchetti per la spesa non biodegradabili e nel 2018 i sacchetti per l’ortofrutta.Secondo le statistiche i bastoncini di plastica dei cotton fioc rappresenterebbero il 9% dei rifiuti ritrovati sulle spiagge italiane. A rivelarlo è stata Legambiente, che ogni estate organizza campagne di monitoraggio e pulizia. Quello che non si può monitorare, sono gli animali marini che muoiono per aver ingerito queste plastiche. Come avrete dunque potuto intuire, i cotton fioc che da ora troverete nei supermercati e potrete acquistare saranno di materiale diverso, senza bastoncino in plastica e fatti di materiali che non provocheranno grossi danni all’ambiente se smaltiti correttamente e anche se l’Italia ha attualmente tanti altri problemi, possiamo dire che questo cambiamento adottato con velocità è un buon segno, soprattutto se si pensa alla fauna marina che purtroppo diminuisce per colpa dello scorretto smaltimento della plastica. Entro il 2021, comunque, ad essere vietati saranno anche una serie di oggetti di plastica non biodegradabile, posate e piatti, cannucce, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso, come anche le scatole degli hamburger di alcuni fast food.

Dimmi il colore dei tuoi occhi e ti dirò chi sei!

Tra i test della personalità per scoprire che tipo di carattere ha una persona vi è quello del colore degli occhi ma anche della loro morfologia che si basa su alcuni studi con validità scientifica. Il colore degli occhi determina in parte il carattere di una persona e alcune inclinazioni del suo temperamento, così come le attitudini e la sua predisposizione ai sentimenti. Un po’ come lo studio della mano che in base alle dita di una persona, da quelle affusolate a quelle con i polpastrelli tondi e carnosi si può capire la generosità oppure l’avarizia. Oltre a ciò è bene ricordare che gli occhi sono lo specchio dell’anima e non possono mentire. Qui sotto vi mostreremo le caratteristiche per ogni colore!

occhio

OCCHI MARRONI: per quanto riguarda gli occhi di colore marrone, in generale si tratta di persone aperte, simpatiche e inclini alla dolcezza. Come è ben risaputo, il colore marrone degli occhi è anche indice di intelligenza di una persona. Dal punto di vista sentimentale, questo tipo di persona conquista non tanto per la bellezza ma per il suo modo di essere. Tra le caratteristiche negative, la persona con gli occhi marroni tende alla pigrizia e riesce difficilmente a portare a termine molte situazioni, lasciandole a metà.

occhi neri

OCCHI NERI: per molti si tratta di persone che hanno uno sguardo sensuale e misterioso e hanno molta personalità. Per quanto riguarda il tipo di carattere invece, le persone con gli occhi neri che appartengono alla categoria di quelle con gli occhi scuri, tendono ad essere molto vivaci, estroverse ed intraprendenti. Un’inclinazione che le porta ad esprimersi molto bene negli sport in quanto si tratta di persone molto sicure, forti e coraggiose. Tra i lati negativi, spesso gli individui con gli occhi neri tendono a peccare di superbia e ad essere competitivi per dimostrare ce sono migliori. Un carattere molto estroverso che ama essere al centro dell’attenzione anche se in alcuni casi possono apparire duri e freddi verso le altre persone.

grigi

OCCHI GRIGI: un colore affascinante, raro e particolare. Le persone con gli occhi grigi sono sincere e spesso tendono ad essere discrete e si mettono raramente in mostra per timore del giudizio delle persone più invidiose. Dal punto di vista sentimentale, sono persone sulle quali si può contare e faranno in modo di assicurare tutte le necessità al partner. Le donne con gli occhi grigi in generale sono molto belle e attraenti mentre gli uomini conquistano per la loro dolcezza e simpatia. Una personalità che tende ad essere intelligente anche se pigra.

azzurriOCCHI AZZURRI: Le persone con gli occhi azzurri sono generalmente timide e riservate. Hanno un carattere tendenzialmente geloso verso le cose che possiedono ma non lo sono invece nei confronti del partner, in quanto riposano molta fiducia nel compagno. Dal punto di vista sentimentale le persone con gli occhi azzurri s’innamorano facilmente e sono piuttosto “credulone”. Si tratta di persone con un animo pure e gentile.verdiOCCHI VERDI: è un colore particolare, che appartiene ad persone che hanno una elevata propensione alle generosità pur essendo molto permalose. Non a caso le donne sono molto gelose e sono molto critiche sia nei confronti di se stesse che degli altri. In amore, la donna con gli occhi verdi è una “passionaria” e si concede totalmente. L’uomo è invece una persona piuttosto vanitosa alla ricerca di complimenti. Le persone con gli occhi verdi, in generale, sono intelligenti, incline alla dolcezza e molto fortunate nella sfera sentimentale. Amano provocare e sedurre.coloreOCCHI CHE CAMBIANO COLORE: come gli occhi grigi, quelli che cambiano colore sono rari. Il colore muta in base alle condizioni meteorologiche e ai vari momenti della giornata. Si tratta di persone molto intelligenti e sicure di sé. In linea generale è una persona meticolosa e molto attentata dal punto di vista economico. Per quanto riguarda il lato sentimentale, si tratta di persone che amano sedurre.
MORFOLOGIA DELL’OCCHIO

Oltre al colore degli occhi, anche la morfologia ovvero il loro taglio può indicare alcune caratteristiche.
Le persone con gli occhi grandi, sono tendenzialmente ricettive, curiose e hanno la propensione ad essere aperte verso l’esterno e ad assimilare nuove informazioni. Tuttavia si tratta anche di persone fragili e sensibili in quanto molto emotive.
Per quanto riguarda invece gli occhi piccoli sono indice di una personalità molto meticolosa, organizzata e schematica. Un carattere analitico e determinato che riesce a portare a termine i suoi obiettivi senza disperdersi. Tuttavia, hanno tendenza a non essere aperte al mondo esterno e sono diffidenti.

Inoltre, tra le teorie scientifiche c’è anche lo studio dell’iride, per cui ci sono iridi regolari e irregolari. Un elemento che viene spesso utilizzato anche in ambiti come la psicologia con una validità pari a quella della grafologia. L’iride irregolare sarebbe indicativa di persone paranoiche, mentre la pupilla dilatata indicherebbe interesse ed attrazione e infine una pupilla piatta mostra nervosismo, rabbia o stress.


 

Uscire? No, grazie. La nuova moda è divano, film e calice di vino

L’inverno è ormai inoltrato, il freddo abbraccia tutta la penisola e le giornate di sole e di caldo sono solo un lontano ricordo. Con questi presupposti come si può pensare di uscire dal letto e lasciare quel caldo accogliente per prepararsi ad affrontare una fredda e gelida uscita serale?Da oggi potete smettere di sentirvi pigri e in balìa dell’ozio, la vostra è una vera e propria arte, il suo nome è: Kalsarïkannit.La sua spiegazione in pratica è: bere qualcosa in casa, da soli, in pigiama o anche in biancheria senza avere alcuna intenzione di uscire. La nuova moda infatti, sarebbe proprio questa. Dimenticarsi di discoteche e locali affollati con musica assordante per dedicarsi un po’ a se stessi, alle proprie passioni e a ciò che ci fa star bene all’interno delle calde e accoglienti mura domestiche. La nuova tendenza ha trovato conferma anche in un articolo di GQ, in cui si evidenzia come specialmente nel Nord Europa questa abitudine è diventata una vera e propria pratica considerata addirittura un’arte. Quindi, relax. Se passate le serate con un bel bicchiere di vino o il vostro drink preferito, leggendo, ascoltando musica o guardando la vostra serie preferita restando a poltrire sul divano state affinando la vostra arte!


 

Una storia unica: si innamora di se stesso e si sposa da solo

E se la miglior persona con la quale condividere la propria vita non fosse in realtà così distante da noi? Se l’amore della nostra vita l’avessimo già trovato senza nemmeno cercarlo? Forse sono queste le domande che hanno spinto Nello Ruggero, 40enne napoletano, a sposarsi con se stesso.Nello Ruggero ha condiviso a pieno il motto ”chi fa da se, fa per tre” ed è stato il primo italiano a sposarsi da solo nella storia. Questo però non significa che alla cerimonia del suo matrimonio era da solo, anzi. Ha scelto l’anello, ha invitato amici e parenti ed ha scelto il ristorante più adatto alle sue ”voglie”. Inoltre, ha deciso di rendere popolare la sua scelta, facendo riprendere l’evento dalla troupe televisiva de ”Il Boss delle Cerimonie”.Ironia a parte, Nello ha spiegato anche a tutti le ragioni della sua scelta: la prima viene da una delusione d’amore che gli ha spezzato il cuore, cosa che a sua detta non si farebbe mai da solo e, seconda cosa, il fatto di poter dare tranquillità ai suoi genitori ”mettendo la testa a posto” e dimostrando che può vivere serenamente e felicemente anche da solo. Voi cosa ne pensate di questa scelta? Vi sposereste subito con voi stessi? A voi i commenti…

Alla scoperta di Vienna, Capitale dell’Impero Asburgico

Come di solito, tutto parte dalla ricerca online del volo, e guardando i vari siti abbiamo subito verificato che Wizzair faceva le offerte migliori. Nel giro di 10 minuti avevamo già prenotato due voli andata e ritorno, circa un mese prima della partenza, prevista per il 24 luglio. Per risparmiare un po’ sul viaggio, è più o meno questo il tempo consigliabile per un acquisto in anticipo.

Da lì, si procede con la ricerca di un alloggio. Per nostra preferenza, un appartamento piccolo, economico e confortevole è sempre l’opzione migliore rispetto ai 15 metri di una camera d’albergo, ma questa è una decisione che ognuno valuta in autonomia. “Spulciamo” per benino i motori di ricerca delle strutture ricettive, e optiamo per un bilocale vicino al centro; soprattutto a due minuti scarsi dalla fermata metro. D’altronde, i mezzi pubblici funzionano molto bene in Austria e come spesso accade se si esce dall’Italia e si va verso Nord, sono decisamente più puntuali.

A questo punto, considerato il ventaglio di opportunità che la Città Imperiale offre, e valutando che saremmo rimasti 5 giorni scarsi (in sostanza 3 interi), abbiamo fatto gioco-forza la scelta di un piccolo programmino che ci desse un’idea orientativa di cosa preferivamo visitare e quando farlo. Verifico online se ci sono card cittadine che accorpino più siti turistici riducendo notevolmente la spesa ed incappo immediatamente nella Vienna Pass e nella Vienna City Card. Per quanto mi riguarda, di almeno una delle due non se ne può fare a meno, se l’intenzione è di vivere la città come si deve. Vediamo insieme quali sono le principali differenze.

La Vienna Pass è disponibile in diverse versioni da: 1, 2, 3 o 6 giorni; inoltre sul sito ufficiale si può aggiungere anche un abbonamento addizionale per i mezzi pubblici da 24, 48 o 72 ore. La Carta ha un costo non bassissimo – 107,10€ per 3 giorni – ma va considerato l’elevato numero di attrattive per cui consente l’accesso GRATUITO. Il risparmio, alla fine della fiera, risulta sicuramente notevole. Il che giustifica senza dubbio il suo acquisto. Permette l’accesso a molti musei ed attrazioni, solo mostrandola alla cassa. In alcuni, persino saltando la fila. Ad esempio, si ha incluso l’hop-on hop-off sugli autobus City Sightseeing tutte le volte che si vuole, i siti asburgici, il tragitto su un battello, diversi trenini folkloristici, il museo delle cere di Madame Tussauds, un’esperienza visivo-degustativa in una cantina famosa, la ruota panoramica, un’ampia scelta di rassegne museali e molto altro. In sostanza comprende molteplici esperienze, per un totale di circa 60, che vi consente di sbizzarrirvi dove e come volete, pur non riuscendo però ad usufruire di tutte quante (almeno, non in 3 giorni). Va fatta una scelta a monte, a mio avviso. Ma nulla vieta di girovagare senza la minima organizzazione ed entrare dove vi indica l’istinto. Questo il sito diretto: https://www.viennapass.it/what-you-get/ .

Nel caso la prima opzione non sia adatta a voi, un’alternativa è quella della Vienna City Card. Esiste in due varianti: Rossa, che consente l’accesso gratuito ai mezzi pubblici, e Bianca, con l’utilizzo illimitato del bus panoramico Big Bus. Entrambe sono comprensive di circa 210 buoni sconto. Ha un costo sicuramente più accessibile della Vienna Pass (la Red da 3 giorni: 29€) ma non prevede nessun accesso omaggio. Dipende ovviamente dal tipo di vacanza che decidete di impostare. Voilà la pagina ufficiale: https://www.wien.info/it/travel-info/vienna-city-card .

Una dritta: il biglietto da 72 ore e l’abbonamento settimanale della Wiener Linien, la compagnia di trasporti viennese, hanno entrambi lo stesso prezzo: 17,10€. Il primo ha validità dall’obliterazione per le successive 72 ore, mentre l’abbonamento è attivo dalla mezzanotte del lunedì alle 9:00 del lunedì successivo. Nel nostro caso, l’abbonamento è stato perfetto; acquistato direttamente sull’app ufficiale e sfruttato appieno. Vi consiglio di metterlo a bilancio perché i controllori, come giusto che sia, fanno il loro dovere.

Torniamo a noi. Arriva il giorno del viaggio abroad.

Partenza prevista da Roma Fiumicino per martedì 24 luglio alle ore 14.25. In giornate come queste, meglio essere previdenti e partire in anticipo. Non era una giornata di traffico estremamente intenso, ma a fine luglio vanno evitati imprevisti.

Finalmente l’aereo decolla, seppur con quasi un’ora di ritardo. E questo ha rischiato di scombinarci i piani, facendoci vivere i primi momenti dopo l’atterraggio con un certo affanno, considerando che abbiamo trovato l’ufficio in centro della Vienna Pass aperto per un soffio. Eh sì: perché in questa bellissima città, quasi tutti i negozi chiudono intorno alle 18. Scordatevi quindi di poter entrare in uno shop al tramonto, come in Italia. Per fortuna, molti supermarket fanno eccezione e diversi restano aperti fino alle 19.30 o mezz’ora più tardi (rarissimi, oltre quell’orario).

Un passetto indietro: prima di raggiungere concretamente Vienna-town, scesi all’aeroporto intorno alle 17, cerchiamo la famigerata macchinetta automatica dove acquistare i biglietti per la metro leggera S7, mezzo di gran lunga consigliato per raggiungere la capitale austriaca. Infatti, chi ha già l’abbonamento o il biglietto per una corsa singola (2,40€), deve solo aggiungere il ticket da 1,80€ per la zona extraurbana, che però si acquista esclusivamente alle biglietterie automatiche. Due di esse si trovano a destra dell’uscita passeggeri, ai lati dell’ufficio della OBB (treni extraurbani), proprio vicino l’entrata della stazione ferroviaria Flughafen Wien Bahnhof.

Dopo una certa fila e qualche difficoltà per comprendere quale fosse la scelta giusta, arriviamo alla banchina. Poco dopo, saliamo a bordo. Ne passa circa uno ogni 30 minuti.

Cambiamo poi un paio di metro e giungiamo all’Opernpassage, dove si trova l’ufficio per ritirare le Vienna Pass. Prese, come detto precedentemente, per un pelo grazie alla gentilezza delle due ragazze presenti. Avremmo potuto tornarci il giorno dopo, ma ci avrebbe fatto perdere tempo utile.

A quel punto, ci incamminiamo a piedi in direzione del Tourist-info, all’interno del quale potete trovare ogni sorta di mappa e dépliant, anche in lingua italiana. Oltre a qualche originale souvenir. E dove alcune impiegate molto preparate c’hanno fornito preziose informazioni su come organizzarci la vacanza.

La destinazione successiva era il nostro appartamento. Giusto il tempo del check-in e si esce nuovamente per fare la spesa (ancora una volta all’ultimo minuto) ed indirizzarci al parco del Prater, lontano appena una fermata della metro.

La ruota panoramica – per molti il simbolo della città – fa un certo effetto. Così come tutte le attrazioni del parco-divertimenti adiacente ad essa (ho letto fossero duecentocinquanta!), ma la prima sera ci siamo limitati a fare un giretto ricognitivo, dato che la mattina successiva ci avrebbe atteso una luuuuuuunga giornata.

Mercoledì 25 luglio. Così come da pianificazione, ci dirigiamo con la metro U4 verso la Reggia di Schönbrunn, meravigliosa residenza estiva asburgica. Arriviamo intorno alle 10:30 e come suggerito sulla guida della Vienna Pass, ci rechiamo alla biglietteria per farci dare i ticket del Gran Tour, del Giardino del Principe e del Giardino dell’Orangerie.

Ci dice bene ed il giro della Reggia è da lì a pochi minuti (ma non contateci nei weekend), così andiamo direttamente a fare il Gran Tour che comprende 40 delle …1441 stanze del castello!

Camminare in quelle sale, arredate ed allestite ancora come quando custodivano i segreti di imperatori e imperatrici, crea di sicuro un certo effetto. L’audioguida aiuta a farci sognare.

Dopo circa un’ora, usciamo ed attraversando l’immenso giardino, ci dirigiamo verso la Serra delle Palme, costruita nel 1882. Vi si possono ammirare piante mediterranee, tropicali e subtropicali. Tale serra è la più estesa, oltre che l’ultima di questo genere, rimasta in Europa.

Poi un rapido salto alla Desert Experience. Un sito dove camaleonti, uccelletti vari e iguane praticamente si spostavano tra i nostri piedi. Ed ovviamente nemmeno la flora era autoctona. Divertente, nonostante i 40 gradi ed oltre a cui era necessario mantenere la temperatura interna.

Usciti e tornati ad un clima più accettabile, ci dirigiamo allo zoo, costruito nel 1752. Il primo e dunque il più antico del mondo! Gli animali non stanno in spazi angusti ma in zone molto estese, con tanto di tane nascoste. Non è quindi sempre possibile vederli tutti, come ci è capitato nel caso del leone (intravisto da alcuni fori) e dell’orso polare. Ma è giusto così. Ci vorrebbe quasi una giornata per scoprirlo interamente: noi non l’abbiamo. Avendo comunque abbastanza tempo, ci è concesso apprezzare moltissime creature di tutti i tipi. Vi segnalo le molte fontanelle di acqua fresca potabile, disseminate lungo l’intero parco.

Da codesta sorgente, l’imperatore Mattia che la scoprì, diede il nome alla zona. Schon(er) Brunn = bella fonte.

Solo in seguito, nel corso dei secoli, si sarebbe costruita e ampliata la Reggia.

All’uscita dello Zoo Tiergarten, ci aspetta la ripidissima salita che porta al Belvedere della Gloriette. Già abbastanza stanchi, affrontare a piedi l’ascesa della collina fino alla spettacolare terrazza non è stato per niente una passeggiata facile; ma arrivati in cima, devo dire che ne è valsa la pena. Come ci testimoniano le foto fatte da lì. La vista di tutto il verde circostante e di una grossa fetta di Vienna ripaga del trekking affrontato.

A quel punto, per andare a visitare il Museo delle Carrozze che si trova abbastanza lontano dal Belvedere, decidiamo di prendere il trenino, anch’esso compreso nella Card, come tutto il resto. Un gradevole viaggio di circa mezz’ora in mezzo ai boschi e alle stradine del parco, con la guida che narrava aneddoti, alternando tra le varie lingue impiegate anche l’italiano.

Pure qui arriviamo a pochi minuti dalla chiusura. Ci fanno entrare ma ci avvisano sul tempo a nostra disposizione: sono fiscali, come vi dicevo, però bisogna giustamente rispettare gli orari.

Vi si trovano una grande varietà di mezzi di locomozione, un tempo trainati da cavalli. È possibile ammirare persino le mini-carrozze dei principini ed il carro funebre imperiale, quello utilizzato per l’ultimo viaggio terreno di tutti i membri della famiglia imperiale, compresa la famosissima Sissi e suo marito Francesco Giuseppe. Potete apprezzare anche la prima autovettura della casata stessa ed una macchina da formula 1 posseduta da Ferdinando d’Asburgo: la Formula Renault 1.6.

Con i biglietti che ci avevano fornito la mattina, decidiamo di andare a vedere il Giardino del Principe e quello dell’Orangerie. Nel secondo abbiamo assistito persino ad un inaspettato concerto di violino, clarinetto e pianoforte. Che dire: due luoghi ben curati e non abituali.

Potevamo poi saltare il labirinto? Si tratta in sostanza di 3 strutture labirintiche per bambini e “ragazzini” un po’ cresciuti. I due per adulti, a dirla tutta, di non facilissima soluzione. Particolari, tutto sommato, ma ne abbiamo usufruito poiché era compreso nella Vienna Pass.

Oramai sono quasi le 19. Abbiamo vagato per 9 lunghe ore dentro Schönbrunn. Un’esperienza che porteremo via con noi. Davvero intensa e variegata. Una curiosità: per poter offrire il parco nello stato curato in cui lo abbiamo potuto vedere noi, sono necessari non uno o due, bensì 90 giardinieri!

Affaticati ma ancora attivi, decidiamo di andare a fare il giro delle Cantine di vino frizzante di Schlumberger, che sono letteralmente dalla parte opposta della città ma raggiungibili con la metro in circa 20 minuti. Iniziamo il percorso guidato sotterraneo. All’interno ci sono enormi tini in muratura e legno ed una bella fontana del vino. Qui, ancora oggi, si produce un nettare simile allo spumante, le cui bottiglie – migliaia di bottiglie – sono lasciate tranquille ed ordinate ad invecchiare. Prima di uscire, è prevista una piccola degustazione. E devo dire che abbiamo sicuramente gradito. Chi vuole può anche acquistare a prezzi contenuti. Vi consigliamo di portare una maglietta a maniche lunghe; può risultare utile in quella frescura.

Considerando che abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno. Decidiamo di mangiare un boccone in giro, perché passando per l’alloggio non avremmo più trovato la forza di uscire. Ci siamo quindi diretti al Donauturm o Torre del Danubio. Dalla fermata della metro c’è da camminare un bel po’. Il parco non è completamente illuminato e c’ha sorpreso molto, durante la via del ritorno, incontrare anche mamme con carrozzine che passeggiavano serene nell’oscurità. Evidentemente o sono più incoscienti che in Italia, oppure – più probabile – la sicurezza a Vienna è notevolmente maggiore che nello Stivale. Ragazzi, l’ascensore sale ad una velocità vertiginosa, su per i 252 metri della struttura. C’è quasi lo stesso effetto del decollo di un aereo. Per non parlare della vista mozzafiato a 360 gradi di cui si beneficia dalla terrazza panoramica. Noi siamo arrivati durante il tramonto e lo spettacolo è stato davvero fantastico.

Si torna alla base, dove ci godiamo il nostro meritato riposo.

Giovedì 26 luglio. Si riparte. Con comodo e ancora con buona parte della stanchezza del giorno precedente. Obiettivo: centro città. Visto che non è troppo tardi, riusciamo ad assistere all’esercitazione della Scuola di Equitazione Spagnola estiva al Palazzo di Hofburg, in programma tutti i giorni alle 11. A noi non ha entusiasmato: è un’ora di trotto e galoppo di bei cavalli bianchi lipizzani. Lo spettacolo a cui è auspicabile assistere è quello che si svolge in inverno.

Appena usciti, troviamo alla nostra destra l’ingresso della Sala di Gala della Biblioteca Nazionale, e decidiamo di visitarla. All’interno, in rigoroso stile barocco e forma ovale, è contenuta una biblioteca da favola con tantissimi volumi antichi (7,4milioni di pezzi). Notevoli i grandi affreschi, specialmente nell’ala d’ingresso e sulla cupola; le statue imperiali ed i mappamondi antichi. Sono presenti anche diversi libri sottratti agli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Testi che il governo austriaco si è ripromesso di riconsegnare quanto prima ai legittimi eredi.

Breve pausa pranzo frugale e poi di nuovo via, in direzione degli Appartamenti Imperiali, del Museo di Sissi e di quello delle Argenterie.

Nell’ultimo di questi, sono conservate le stoviglie reali utilizzate dagli Asburgo durante i pranzi di famiglia ma anche nelle occasioni speciali. Ci sono anche pezzi molto pregiati, donati da sovrani di terre lontane.

Si passa al Museo di Sissi e purtroppo qui non è possibile fare foto, così come ci era stato impedito anche al gran tour di Schönbrunn. Va detto che la storia dell’imperatrice, non è quella rose e fiori raccontata nei film con Romy Schneider. La sua è stata un’esistenza dura e difficile, di una donna che, per tanti versi, si sentiva in una sorta di gabbia dorata. Sempre controllata, gravata di responsabilità, ansie e lotte interiori fino al giorno del suo assassinio ad opera di un anarchico italiano, Luigi Lucheni. Secondo molti, la sua liberazione.

Un percorso che gli allestimenti, i racconti crudi dell’audioguida, le ricostruzioni, i vestiti e le riproduzioni dei gioielli, hanno consentito di vivere con intensa partecipazione. Anche qui una curiosità: sembrerebbe che la principessa sia passata alla storia col nome di Sissi per uno sbaglio di interpretazione. L’abbreviazione con cui Elisabeth si firmava, parrebbe essere il più logico “Lisi”. Considerato erroneamente Sisi per via di una “L” molto sinuosa e trasformato poi nell’italiano Sissi.

Visitiamo successivamente anche la Camera del Tesoro imperiale, dove sono costuditi abiti e gioielli d’epoca delle varie dinastie. Vi troviamo tesori di ogni forma e misura, tra cui corone in oro zecchino, con incastonate pietre preziose di tutti i tipi. È presente persino un bastone in ossidiana che la nomenclatura indica come “corno di Unicorno” del XVI secolo.

Ci rechiamo allora alla Cripta dei Cappuccini, che racchiude tra le sue mura le tombe monumentali e le spoglie imperiali. Vi troverete sarcofagi e casse, per la maggior parte messe una a fianco all’altra. Questa sequenza anomala di sepolcri in penombra ci ha creato anche una strana sensazione. Le uniche tombe monumentali isolate dalle altre e poste in una stanza diversa, sono quelle di Francesco Giuseppe, con al fianco da un lato sua moglie Sissi, di cui rimase sempre innamoratissimo, e dall’altro lato l’unico figlio maschio, morto suicida: Rodolfo.

Siamo piacevolmente affaticati. Sta per iniziare a piovere e prendiamo al volo un Hop-on Hop-off che ci fa percorrere il giro della Linea Rossa, consentendoci di apprezzare dall’alto la Ringstrasse (l’anello centrale cittadino). Scendiamo vicino casa e decidiamo di riposarci un po’.

Dopo cena, ce ne andiamo a fare un giro sulla ruota panoramica del Prater. Durante la settimana c’è sicuramente meno gente, quindi dobbiamo attendere una tempistica accettabile. Nel weekend, suppongo che per accedere a questa attrazione bisogna armarsi di santa pazienza. Notiamo che alcune cabine della ruota possono essere affittate per una cena romantica a lume di candela o per meeting aziendali. Non chiediamo il prezzo, ma credo che qualche decina di euro non basti. Il giro è lento e rilassante, dall’alto si può vedere l’immenso giardino circostante – un tempo tenuta di caccia degli Asburgo – ma anche la Vienna storica ed il parco giochi, completamente illuminato da luci e colori sgargianti.

Dopo un’altra intensa giornata, torniamo all’appartamento per recuperare energie.

Venerdì 27 luglio. Prima tappa del giorno: il Museo di Sigmund Freud. All’interno ci sono alcuni oggetti e mobili donati dalla figlia Anna alla fondazione che lo amministra, tra cui il cappello, la borsa, la sala d’aspetto e lo studio. Freud in realtà la svuotò quando fu costretto a scappare a Londra, in quanto perseguitato ebreo, portando con sé anche il famoso lettino, simbolo della psicanalisi. Quando siamo usciti, la fila fuori dall’appartamento (l’accesso è a numero chiuso) era sostanziosa. Arrivare abbastanza presto è stata una buona decisione.

Ci siamo poi recati al vicino Palazzo Pasqualati, una delle case dove ha risieduto e composto inconfondibili melodie il genio di Beethoven durante la sua permanenza a Vienna (tra cui l’opera lirica Fidelio, la Quarta, Quinta, Settima e Ottava Sinfonia). Ci sono diverse foto, alcuni spartiti scritti dal musicista, notizie varie su di lui.

Ci indirizziamo al Museo di Arte Contemporanea del MAK. Qui si possono trovare esposizioni permanenti, tra cui una sull’arredamento in stile Barocco Rococò; la mostra sul mondo asiatico (giapponese, cinese e coreano); un’altra sui tappeti del XVI e XVII secolo. Per quanto riguarda le rassegne temporanee, vanno segnalate quella sui 300 anni delle porcellane viennesi ed i progetti dell’architetto Gustav Peichl. È stato poi davvero simpatico indossare i Google Glass e muoversi in 3D nel contesto del “Giardino Magico” di Klimt, attraverso una particolare esperienza di realtà virtuale predisposta e creata dal filmmaker Frederick Baker. L’attrazione si inserisce nell’ambito delle commemorazioni dei 100 anni (1918-2018) dalla morte dei 4 più famosi artisti del Modernismo Viennese: Gustav Klimt, Egon Schiele, Otto Wagner e Koloman Moser: “Vienna, tra bellezza e abisso”. In questo ambito si colloca pure la mostra temporanea al livello 1, dedicata alle architetture di Otto Wagner. Evocativa anche l’atmosfera creata dal gioco di luci, teli ed ombre che in un alternarsi di sedie, sgabelli, poltrone e panche dalle forge particolari, si staglia in un’onirica ambientazione. Altro punto forte del sito museale, il MAK DESIGN LAB, un laboratorio ricco di esperienze a dir poco eccentriche che di certo non ti lascia indifferente davanti agli esperimenti artistici che vi trovano espressione. Tra queste, la rielaborazione in visione futuristica di alimenti ed oggetti di uso comune, il cui scopo viene reinventato per diventare qualcosa su cui riflettere. Vi si trova anche la collezione di prodotti tessili industriali realizzati durante l’impero asburgico e l’esposizione dei 100 migliori poster austro-tedeschi del 2017. Al di là delle opere custodite all’interno, lo stesso edificio museale risulta architettonicamente rilevante.

A questo punto torniamo di nuovo al centro di Vienna, per visitare lo Stephansdom e la casa di Mozart. Santo Stefano è un fantastico duomo gotico. Gigantesco. Potete decidere di raggiungere le due torri campanarie, le catacombe o il museo del tesoro. A noi purtroppo mancava il tempo. Il tetto di questa mastodontica struttura religiosa è stato decorato con quasi 250.000 tegole policrome che rappresentano gli stemmi dell’Austria, della città e degli Asburgo.

L’Abitazione di Mozart, l’unica arrivata intatta fino ad oggi di quelle in cui il musicista ha vissuto, è addirittura su 3 piani per un totale di 1000 metri quadrati: al primo, aveva stabilito il suo domicilio, in stile decisamente signorile. Continuando il giro, vi si trovano poi alcuni spartiti (qui ha composto “Le Nozze di Figaro”), i violini che utilizzava, un suo abito e materiale storico di diversa natura.

Arriva il momento della pausa-shopping, per scegliere qualche souvenir da regalare a parenti e amici. Toltaci questa doverosa stazione della via crucis, di corsa verso il City Cruise, previsto su un canale interno del Danubio. Un’ora di navigazione, per un completo rilassamento fluviale. Tutt’attorno si notano prati puliti e ben tenuti, con frequenti stabilimenti predisposti per godersi il sole ed il relax a bordo fiume.

Non può mancare la tappa all’Hotel Sacher, per assaggiare la mitica Sachertort, che qui è stata inventata nel 1832, con ripieno di marmellata di albicocche e ricoperta di glassa al cioccolato fondente. Servita con un ciuffo di panna, viene €. 7,10 a porzione. Ma ci voleva proprio.

Andiamo dunque all’Albertina Museum. Arriviamo a poco più di un’ora dalla chiusura ma per visitarlo bene, ci vorrebbe più tempo. È ricco di opere di altissimo valore artistico. Dovrebbe essere assolutamente visto da chi ama il genere.

Ospita una delle più importanti collezioni di pittura classica modernista d’Europa, testimoniata dai quadri impressionisti di Monet, Degas, Cezanne e Modigliani; nonché dalle opere puntiniste di Signac. Vi si trovano tanti altri capolavori di espressionisti tedeschi come Wacker, Hofer e Sedlacek. Tra i maggiori esponenti dell’arte austriaca, troviamo Kokoschka ed Egger-Lienz. Ci si può perdere davanti ai lavori di autori avanguardisti russi come Chagall ed alle numerose tele di Picasso; dai suoi primi dipinti cubisti fino alle opere degli anni 40. Tutte firmate dal suo inconfondibile e caratteristico stile.

Ricca di disegni la rassegna sull’architettura, con progetti, schizzi e studi selezionati che provengono dall’ampia collezione di oltre 40.000 pezzi dell’Albertina stessa, tra cui le creazioni del Canaletto, di Otto Wagner, Francesco Barromini, Salomon Kleiner e moltissimi altri.

Inoltre, essendo stato tale palazzo residenza asburgica per più di 100 anni, ci è possibile visitare un’ala con 20 camere arredate e restaurate in stile d’epoca, tra cui spiccano magnifici lampadari, stufe in ceramica finemente decorate e rivestimenti murali che fanno respirare ancora una volta la magnificenza di una delle casate più longeve in Europa (oltre 6 secoli di regno). Qui potete finalmente fare le vostre fotografie come ricordo dell’Impero austro-ungarico.

Nel 2018 è presente una mostra temporanea che celebra l’ottantacinquesimo compleanno di Florentina Pakosta: un’artista che ritrae le espressioni ed il linguaggio del corpo maschile in maniera satirica e fuori dagli schemi.

A mio avviso, sono almeno altre due le esposizioni temporanee degne di nota: la fotografica dell’austriaco Alfred Seiland con circa 80 delle sue migliori opere policrome estasianti e l’altra dedicata agli artisti della seconda metà del XX secolo, tra cui Andy Warhol.

Vi consigliamo di visitare il sito ufficiale per controllare le collezioni allestite al momento del vostro viaggio: https://www.albertina.at/

Tra i musei a cui abbiamo dovuto nostro malgrado rinunciare per motivi di tempo, cito il Leopold (Klimt, Schiele, Heidi Horten) e quello di Storia Naturale: il più grande per dimensioni di tutta l’Austria.

Rimane giusto il tempo per un giretto nostalgico al Prater. E non ce lo facciamo mancare. Fa sempre piacere un’altra passeggiata distensiva in questo luogo.

Poi si acquistano i biglietti per il ritorno. Avendo un abbonamento valido per la zona urbana, vi basta l’integrativo da €1,80, acquistabile in una delle biglietterie automatiche nelle vicinanze della metro. Impostando come luogo di partenza “fuori città” e come destinazione Flughafen-Wien Bahnhof, che è la fermata dell’aeroporto, il gioco è fatto.

Sabato 28 luglio. Ultime ore prima di tornare in Italia. Si parte con le valigie al seguito; si timbra il biglietto integrativo e ci si dirige verso la metro per prendere nuovamente la S7, in direzione opposta rispetto all’andata. In poco più di 30 minuti si torna all’aeroporto. Ultimi controlli di sicurezza e si decolla per Roma.

Arrivederci magica Vienna, torneremo per poter finire di visitare tutto quello che non siamo riusciti a vedere in questi pochi giorni e per apprezzare di nuovo quanto già è rimasto nel nostro cuore.

4 giorni tra Zagabria, laghi di Plitvice e Varazdin

Siamo partiti puntuali da Milano con un flixbus e, dopo svariate fermate intermedie, stamattina alle 7.30 siamo giunti alla stazione centrale dei bus a Zagabria (dislocata poco più a sud/est rispetto a quella ferroviaria e al centro della città, quindi comoda per eventuali spostamenti). Al piano superiore della struttura ci sono alcuni chioschi, un infopoint (peccato che apra alle 9.00) e la biglietteria (in realtà ce ne sono due: una con molte postazioni e un’altra, proprio di fronte alla prima, con le locandine dei “Laghi di Plitvice”. C’instz-form-stziamo in quest’ultima). Per giungere ai laghi, il bus costa circa 128 Kune A/R ( 1kn = 0,14€ quindi il biglietto costa 17€ a persona) ma varia a seconda dell’orario. L’andata è alle 7.30, 8.30 e 9.15 mentre il ritorno alle 14.45 e 17.18. Ci si mette poco più di due ore per arrivare a destinazione (dato che si ferma svariate volte durante il percorso). È il modo più semplice per raggiungerli, il più economico e il meno macchinoso (rispetto al noleggiare un auto o prendere il treno). Acquistiamo direttamente i biglietti per domani con partenza da Zagabria alle 7.30 (arrivo alle 9.45) e partenza dai laghi alle 17.18 (arrivo nella capitale alle 19.50). Usciamo dalla stazione dei bus e sul lato che dà sulla strada, tra baretti e paninerie, preleviamo dei soldi ad un bancomat (scopriamo in questa vacanza che gli sportelli automatici “comunicano” anche in italiano: un problema in meno!). Infine raggiungiamo l’appartamento che abbiamo affittato (è a pochi passi dalla stazione dei treni ma a dispetto della brutta reputazione che ha quella delle capitali, qui non abbiamo mai trovato situazioni di pericolo o loschi individui). Lasciamo giù i bagagli e via ad esplorare la città! Dato che siamo in zona, partiamo subito a visitare la stazione: esternamente carina ma internamente anonima. Di fronte invece c’è un bel prato (in realtà sono due piazze, quella di Starcevic e di Tomislav) con una statua al centro (è il monumento al re Tomislav), un palazzo (Padiglione dell’Arte) poco più avanti e a sinistra l’Hotel Esplanade. Oltre il padiglione dell’Arte c’è il Parco Josipa Juria Strossmayera e più in là il parco Zrinjevac dove si trova il padiglione Musicale. Andando a nord e imboccando la Praska Ulica si giunge al cuore della città, ovvero Piazza del Bano Jelacic, dove spicca la statua equestre di Josip Jelacic e la fontana Mandusevac. Alla destra della fontana c’è un infopoint rifornito di cartine e libricini sulla città e sui dintorni (ovvero paesi e luoghi degni di nota). Prendiamo il materiale e poi imbocchiamo la Ulica Tome Bakaca fino a giungere alla piazza Kaptol dove si trova la Cattedrale dell’Assunzione di Maria Vergine; esternamente imponente (peccato che una guglia è coperta per un restauro quindi le foto vengono penalizzate) mentre l’interno è d’impatto, anche se l’aspetto neogotico tetro e poco illuminato non mi ispira. L’ingresso è gratuito. Tenendo l’ingresso della cattedrale alle nostre spalle, e la fontana davanti a noi, scorgiamo alla sinistra una viuzza in cui spuntano dei tendoni rossi. Qui c’è il mercato di Dolac: molto carino e caratteristico, straripante di bancarelle di cibo e di souvenir. Poi ci spostiamo poco più a nord fino a un piccolo parco (Opatovina): nulla di ché. Da qui prendiamo la via Tkalciceva, ricca di locali alla moda e non (molto carina, specialmente perché ci sono ristoranti multietnici). Da qui, la parallela è via Radiceva; prendendola si giunge alla statua di Dora Krupiceva (eroina di un romanzo). Se si guarda oltre si scorge la famosa Porta di Pietra (l’unica conservata delle quattro): all’interno si trova un piccolo altare con tanto di panche per pregare. Attraversatala troviamo a sinistra un’antica farmacia ancora in attività. Qui c’è un incrocio. Andiamo a sinistra fino a raggiungere a una chiesa. Alla sua destra c’è una piazzetta che dà sulla città; il panorama merita qualche foto (anche se c’è una ringhiera ‘adornata’ di tanti lucchetti, dimostrazione che certe usanze discutibili degli innamorati sono giunte fin qui). Torniamo indietro e di fronte all’ingresso della chiesa prendiamo la strada a sinistra, la quale ci conduce al “Museo delle relazioni finite”: l’ingresso è a donazione e costa 40Kn. Museo veramente curioso e unico, con tanti oggetti e lettere, tradotte in inglese, da tutto il mondo riguardanti le relazioni finite (non solo di fidanzamenti e matrimoni ma anche di genitori o figli tolti prematuramente agli affetti dei propri cari). Usciti scorgiamo, proprio di fronte al museo, la torre di Lotrscak (costa 20Kn ma non credo offra molto di più del panorama dalla chiesa visitata poc’anzi). Più a nord della torre c’è Piazza San Marco (Trg Sv. Marka) dove si trova la chiesa i cui tetti sono composti da piastrelle smaltate di vari colori (molto particolare). Proprio accanto c’è il parlamento. Torniamo poi alla torre di Lotrscak e da qui prendiamo la strada Strossmayerovo fino a trovarci nella via Ilica, la via più lunga di Zagabria, piena di negozi di marchi famosi e non. La percorriamo fino a ritrovarci nella Piazza Jelacica. Ormai è tardi; la fame e la stanchezza si fanno sentire quindi cena e poi nanna, dato che domani alle 6.00 c’è la sveglia! Mercoledì 16/05/2018 Premessa: ero già stato una volta ai laghi ma essendoci andato in automobile ero entrato da un altro ingresso e fatto un percorso diverso per visitarli. Vi riporto il diario che avevo scritto allora, così avete due prospettive opposte di come affrontare l’escursione: www.zingarate.com/croazia/Plitvice-Krka-diario-di-viaggio.html Ma torniamo a oggi: partiamo in orario dalla stazione dei bus alle 7.30 e alle 9.45 giungiamo a destinazione, anche se facciamo una sosta a Karlovac per cambiare pullman (non ce l’avevano detto però in effetti sul biglietto c’era scritto il nome del paese. Stranamente però al ritorno vi facciamo la sosta ma non il cambio di pullman. Mio consiglio: chiedete al bigliettaio se è diretta la corsa o meno). Ci sono due ingressi ai laghi ma l’autobus ci lascia all’entrance 1, o meglio sulla strada statale. Da qui la biglietteria è a pochi passi sulla destra. Compriamo i biglietti (circa 150Kn a persona) e ci studiamo i percorsi: siamo venuti apposta presto (e partiremo tardi) proprio per poter fare uno di quelli più lunghi (ovvero il “C”, in cui ci s’impiega dalle 4 alle 6 ore). Faccio una foto al cartellone con i vari percorsi (N.B. ce ne sono quattro ma non vi preoccupate: anche se non avete la cartina è tutto a prova d’imbecille: ad ogni bivio ci sono le indicazioni su quale direzione prendere a seconda del percorso da voi scelto e i sentieri sono stradine di tronchi quindi è impossibile “uscire di pista” per sbaglio). E ora si visita! Rispetto al viaggio precedente faccio il percorso inverso, ovvero andiamo ad ammirare prima il “big waterfall”, poi a piedi raggiungiamo lo spiazzo P3 (ogni area di sosta predisposta per pranzare, prendere i traghetti o i pulmini è contrassegnata da una lettera e un numero… Tranquilli se non capite qualcosa: tutto vi sarà chiaro quando sarete sul posto). Qui prendiamo il traghetto (ci timbrano il biglietto ma il mezzo lo si può prendere quante volte si vuole) e attraversiamo il lago da est a ovest fino a giungere a P1. Apro una parentesi: a questo punto se dovessimo proseguire con il percorso C dovremmo farci tutti i laghi in salita e poi in cima prendere il pulmino che ci porta di nuovo a valle ma per evitare questa sfacchinata cambiamo percorso e optiamo per seguire l’H facendo così quello inverso rispetto al C, ovvero prendiamo il pulmino che ci porta in cima (ST3) e poi scendiamo a piedi fino a P2 (ciò si dimostra un’ottima scelta per le nostre gambe!) dove ci sono due traghetti: uno fa un breve tratto di qualche minuto per condurre al molo P1 mentre l’altro (ovvero quello che abbiamo preso all’andata) ci riporta a P3 (ovvero, per intenderci, alla big waterfall e all’entrance1). Scegliamo la prima possibilità per questione di tempo e di stanchezza, quindi approdiamo al molo P1, a piedi raggiungiamo la fermata dei pulmini ST2 cosicché questi ultimi ci riportano all’entrance 1 in pochi minuti (fare a piedi il tratto ST2-entrance1 avrebbe richiesto troppo tempo). Giungiamo all’ingresso dei laghi con un’ora di anticipo: lo investiamo per mangiare qualcosa al chioschetto e sbirciare i souvenir. Giunta l’ora, andiamo verso la fermata dei bus (occhio perché non è la stessa dell’andata; è una casetta nera collocata dalla parte opposta della strada, sotto un ponte di legno). Restiamo un po’ perplessi perché il pullman tarda a giungere, ma dopo una ventina di minuti di ritardo eccolo arrivare. Saliamo e poi si torna a Zagabria, stanchi ma felici in quanto i laghi sono una meraviglia: tappa essenziale, obbligatoria, per chi vuole godersi dei panorami naturalistici da favola. Alcune considerazione finali: -Come vi dicevo, rispetto al viaggio precedente ho fatto il percorso inverso, ovvero prima la ‘big waterfall’ e poi la parte alta dei laghi e mi sono accorto che è stata la soluzione migliore (a meno che non sia stato un fortuito caso). Infatti con l’altro tragitto (che potete leggere nel diario stz-link-stzato precedentemente) mi sono trovato a visitare la parte bassa dei laghi e la big waterfall nel primo pomeriggio quando era stra-affollata di turisti. Col senno di poi ho dedotto che i viaggi organizzati si concentrano tutti in quella zona (in quanto non avrebbero il tempo di compiere i percorsi lunghi ma solo una toccata e fuga nell’area più caratteristica e scenografica). Invece oggi, visitando la zona più “calda” subito, ovvero quando non c’erano ancora le comitive dei viaggi organizzati, abbiamo evitato la ressa. Al tempo stesso, lasciando la parte alta al pomeriggio, abbiamo trovato solo qualche turista. -Esistono vari percorsi da compiere: A (dura dalle 2 alle 3 ore), B (dalle 3 alle 4), C (dalle 4 alle 6) e K (dalle 6 alle 8). Valutate prima quale volete compiere per orientarvi sui bus da prendere. Considerate, ad esempio, che facendo il percorso C è più probabile che ci mettiate 6 ore piuttosto che 4 (tra soste per mangiare, riposarvi e fare foto e filmati a iosa). Portandovi noi come esempio, scegliendo il percorso C abbiamo preso il bus delle 7.30 con partenza dai laghi alle 17.18: così abbiamo potuto fare tutto con la dovuta calma. -Avevamo comprato dei panini al bar del parcheggio degli autobus a Zagabria ma, se non volete portarvi “zavorre” dietro, non preoccupatevi perché ai laghi troverete sia alle due entrate che nelle aree di sosta P3, ST1 e ST2 dei chioschi e ristoranti. Giovedì 17/05/2018 Considerato che a Zagabria ci sono rimasti pochi monumenti importanti da vedere, decidiamo di affrontare anche oggi una gita “fuori porta” mentre domani (ultimo giorno) visiteremo ciò che ci resta della capitale. Dal librettino ‘Dintorni’ recuperato all’infopoint, valutiamo le possibilità: ci sono tante cittadine interessanti ma ci soffermiamo su Marija Bistrica (famosa per il suo santuario), Trakoscan (col suo castello) e Varazdin (capitale della Croazia nel ‘700). Optiamo per quest’ultima in quanto più ricca di monumenti. Prendiamo in considerazione anche la possibilità di spostarci con i pullman da una stz-meta-stz all’altra per poter almeno visitare due cittadine in un giorno ma internet mi dà notizie demoralizzanti: ci vogliono troppi cambi da compiere (tra bus, taxi e a piedi) e troppe ore di viaggio, quindi andiamo alla solita stazione dei bus e prendiamo i biglietti solo andata per Varazdin (il biglietto di ritorno lo prenderemo là così non saremo vincolati dall’orario). Paghiamo a testa circa 80Kn e alle 10.15 partiamo da Zagabria. Dopo innumerevoli fermate d’intermezzo, alle 12.05 giungiamo a destinazione. Vado alla biglietteria della stazione nel piazzale per farmi dire l’orario dei bus di ritorno (alle 16.10 e alle 18.00) e dare una cartina della città. Tenendo la fermata dei bus alle nostre spalle, il centro è a pochi minuti a piedi davanti a noi. Preferiamo però incamminarci a sinistra e prendere il centro ‘alla larga’, in modo da ammirare una chiesa (kapuzinerkirche) e il Palast Erdody. Da qui prendiamo via Cesarca, trovandoci in un piccolo parco (s.v. Jagica). Poi andiamo verso nord fino a giungere alla cattedrale (kathedrale) e, poco oltre, ad una piazza molto carina (Trg Tomislava) dove ammiriamo l’Haus Ritz e il Draskovic Palast. Proseguiamo sulla strada Pavinska e osserviamo la chiesa Franziskanerkirche e il Gespanschaftpalast. Poi imbocchiamo la Ursulinska fino a giungere al castello (Alte Burg): molto carino e circondato dal verde. Si può entrare nel cortile ma le camere interne sono adibite a mostra di artisti, quindi per queste si paga l’ingresso. Non interessandoci quadri e affini, proseguiamo il giro della città. Lasciandoci l’ingresso del castello alle nostre spalle, dopo pochi passi alla sinistra c’è la Wachtturm, una piccola torre da cui ci si può passare attraverso. Questa conduce a una piccola piazzetta con il palazzo Sermage Palast. Prendiamo poi la strada Bakaceva e visitiamo le strade del centro in modo da poter scoprire qualche palazzo degno di una foto. Sostiamo infine in piazza per gustarci un gelato (questo lo si paga a ‘palle’. Una, enorme, costa solo 80cent. Noi ne abbiamo prese tre a testa e praticamente ci siamo fatti il pranzo!). Altro giretto nel parco cittadino e infine, soddisfatti della visita, abbiamo deciso di prendere il bus delle 16.10 (il biglietto costava meno dell’andata. Mah…). Apro parentesi: Varazdin è una cittadina carina, il castello è degno di nota e le piazze e i palazzi meritano una foto. Se avete una giornata in più, valutate questa piacevole gita fuori porta. Chiusa parentesi. Alle 18 eravamo di nuovo nella capitale. Doccia, cena e poi visita di Zagabria by night. I parchi di fronte alla stazione dei treni, la cattedrale e la piazza di Jelacica illuminati fanno tutto un altro effetto. Giriamo per le vie tranquille, affollate di giovani, e poi si va a dormire, dato che domani è l’ultimo giorno e abbiamo ancora da visitare. Venerdì 18/05/18 Ultimo giorno. Abbiamo lasciato per ultima la parte sud/ovest del centro città, ovvero quella a pochi passi dalla stazione. Qui infatti, dopo l’hotel Esplanade si trova il giardino botanico (Botanicki Vrt): l’entrata è gratuita e il giardino ricopre circa cinque ettari di terreno, quindi si trovano molte piante e serre (piacevole come luogo di sosta e relax. Peccato per i treni che ogni tanto passano al di là della recinzione rovinando la pace). Dai giardini ci spostiamo poco più a nord, dove si trova la sinagoga della città e un piccolo parco (Trg Brace Mazuranic). Poco oltre ci si para davanti il teatro nazionale (di stampo neobarocco). Spostandoci poco più a ovest troviamo il museo Mimara (contenente opere di artisti croati e non). Da qui andiamo a nord e c’immergiamo nella via Ilica, percorrendola verso est fino alla cattedrale ortodossa (Katedrala Preobrazenja Gospodnjeg) e lì accanto troviamo la piazza dei fiori (Prerado Cev Trg). Pranziamo in un bar e poi valutiamo quale luogo fuori dal centro visitare: famoso è il cimitero di Mirogoj (a nord) o il parco Perivoj Maksimir (a est). A piedi distano circa 40/50 minuti, quindi meglio prendere il tram. Valutiamo e optiamo per il parco: andiamo all’infopoint in piazza Jelacica e la ragazza ci avvisa di prendere alla fermata dei tram qui in piazza il numero 11 o 12, direzione Dubec, fino alla fermata Bukovacka (ci sono sette fermate per giungervi e una decina di minuti di percorrenza). I biglietti si prendono sopra il mezzo o dal tabaccaio di fronte alla fermata. Il biglietto costa 4Kn e vale per un solo spostamento. Nel caso vi dimenticaste dove fermarvi, non preoccupatevi perché ad un tratto alla sinistra scorgerete un parco enorme pieno di prati e alberi: siete arrivati! Comunque, scendiamo dal tram e raggiungiamo l’entrata del parco. La visita è gratuita. Superato l’ingresso troviamo alcune strutture (ristoranti e chioschi) e un lungo viale che termina con una piccola “villa” che sovrasta il giardino da un colle. Accanto a questo viale ci sono decine di stradine minori che si perdono nella natura. Appena dopo il ristorante si trovano anche dei bagni (gratuiti). In primis andiamo a sinistra e percorriamo una stradina che ci conduce ad un prato enorme da cui spicca, su una collinetta, una colonna con un’aquila in cima. Poco più a ovest c’è un parco giochi mentre dalla parte opposta (ovvero zona est del parco) ci sono alcuni laghetti e il famoso zoo cittadino (ingresso: 30Kn). A noi non interessa visitarlo quindi lo costeggiamo fino a giungere a un piccolo obelisco e da qui saliamo sulla collinetta per arrivare alla “villa” (la quale non è altro che un bar) da dove si scorge un bel panorama del giardino e della città. Scendiamo infine dalla collina andando verso nord-ovest per vedere una tipica casa croata del 1800. Gironzoliamo ancora un po’ nella natura e poi andiamo a prendere il tram, il quale è ovviamente dalla parte opposta rispetto a dove siamo scesi. Si prende sempre l’11 o il 12, questa volta direzione Crnomerec, e la nostra fermata è Trg Bana J. Jelacica. Da qui bighelloniamo ancora un po’ per le vie del centro; un po’ di shopping sbrigativo, cena e poi si parte. Abbiamo flixbus alle 23, sempre dalla stazione centrale dei pullman. È tempo di tornare in Italia. INFO VARIE -Sicurezza: Zagabria l’ho trovata una città molto tranquilla e sicura. Che siano state le sei del mattino o mezzanotte, che fossimo in centro città o zona stazione, non ho mai avuto episodi spiacevoli o sentore di pericolo né tanto meno ho visto loschi individui intorno a me (certo, qualche senzatetto c’era, come in tutte le grandi città, ma si faceva gli affari suoi). -Roaming: come previsto, il nostro pacchetto italiano di dati/chiamate funziona anche in Croazia (vi arriverà un messaggio dalla vostra compagnia telefonica avvisandovi della cosa). La connessione è veloce e il segnale prende ovunque (un po’ come in Italia). – Fuso orario: non c’è. Hanno il nostro stesso orario. -Prezzi: pur trovandoci in una capitale, qui tutto (in primis gli alimentari) costa meno. Per dirne alcune: un gelato costa poco meno di 1€, un caffè in centro città 0.80€ e un panino farcito meno di 2€. -Come arrivare a Zagabria: Abitando vicino a Milano avevo varie possibilità. Ve le elenco cosicché valuterete anche voi quale mezzo prendere. Aereo: sarebbe costato circa 200€ a persona e non esistevano diretti: bisognava fare scalo in un paese del Nord Europa. Restavamo in ballo circa 11 ore. Treno: faceva uno o più scali, impiegandoci una decina di ore, e sarebbe costano anche qui circa 200€ a persona. Automobile: ci avremmo messo minimo otto ore di viaggio e tra benzina, vignetta per la Slovenia e autostrada avremmo speso anche qui sui 200€ (questa volta in totale, non a persona). Però il problema maggiore era che non sapendo quali fossero le zone sicure della capitale dove lasciare l’auto, avevo paura di trovare brutte sorprese! Bus: si poteva scegliere il viaggio di giorno o di sera. Di giorno ci saremmo bruciati una giornata all’andata e una al ritorno (quindi tempo sprecato e prezzi dei biglietti maggiori). Viaggiare di notte costa circa 60€ a persona A/R, si ottimizzano i tempi, si sfrutta appieno la giornata di arrivo e ci si impiega tanto quanto usare gli altri mezzi. -Flixbus: apro una parentesi su questo mezzo di trasporto. Utile, comodo e soprattutto economico. Per quanto mi riguarda, il problema maggiore è che fa svariate soste (nel nostro caso Brescia, Padova, Mestre, Lubiana e altre che non ricordo) quindi luci che si accendono nell’abitacolo, persone che salgono e scendono, guida a volte ‘sportiva’ dei conducenti. In più, al confine tra Slovenia e Croazia, abbiamo avuto un doppio controllo dalla polizia alla dogana. Ergo, dormire per me è stata un’impresa. Ciò nonostante a livello economico batte tutti gli altri mezzi.

Come scegliere il peso della palla da bowling?

Per giocare a bowling bisogna scegliere la palla giusta, che non deve essere né troppo leggera, né troppo pesante. Ecco alcuni consigli per non sbagliare.Che si giochi tra amici o si punti a diventare grandi campioni, la scelta della palla da bowling è fondamentale per giocare partite indimenticabili senza correre il rischio di farsi male o sbagliare la traiettoria dei tiri.

Sebbene molti siano convinti che il bowling sia un gioco tipicamente americano, la sua storia affonda le radici nell’Antico Egitto, epoca in cui le palle da bowling erano realizzate con cereali poi ricoperti di pelle tenuta insieme da una corda.

Nel Medioevo si diffuse in Germania e in Inghilterra, dove fu persino messo al bando come gioco proibito e solo il 9 settembre 1895 a New York, l’American Bowling Congress presentò il regolamento ufficiale dando precise indicazioni su dimensione, materiali e peso delle palle da bowling e sul numero di birilli da abbattere.

Il bowling è un gioco conosciuto da tutti e imparare a colpire i birilli (e magari fare strike!) non è difficile, serve solo un po’ di esercizio, una buona mira e ovviamente la giusta palla, così da riuscire a giocare a bowling come un vero professionista.

Non sempre però, quando ci si appresta a giocare, si presta attenzione alla tipologia di palla da bowling scelta.

Molto spesso inoltre, se si è neofiti e si acquista una palla da bowling per la prima volta, si fanno delle valutazioni sbagliate pensando ad esempio che più pesa, più sarà efficace il tiro, ma non è così.

Le palle da bowling vengono realizzate in vari materiali e hanno pesi differenti, il rischio che si corre non scegliendo una palla da bowling del peso adatto alla propria corporatura, è di farsi molto male.

Una palla da bowling troppo pensante infatti, può provocare dolori alle articolazioni e alla schiena.

Fatta questa doverosa premessa, ecco quindi cosa tenere in considerazione quando si sceglie una palla da bowling

10 cose da sapere per scegliere una palla da bowling
Una palla da bowling regolamentare pesa da 2,7 kg a 7,2 kg;
Gli uomini giocano con palle da bowling che vanno dai 6,5 kg ai 7,5 kg;
Le donne giocano con palle da bowling che vanno dai 4,5 kg ai 6,5 kg;
Generalmente, un adolescente potrà giocare con una palla di circa 5 kg;
Il peso della giusta palla da bowling corrisponde al 10% del peso corporeo;
Se si deve scegliere la palla da bowling per la prima volta, per capire se è quella giusta, bisogna impugnarla e tenerla in mano per alcuni secondi, se il braccio trema, significa che è troppo pesante;
Ogni palla da bowling ha tre o cinque buchi, per assicurarsi che non sia troppo grande o che i buchi siano alla giusta distanza per la propria mano, bisogna inserire le dita e controllare che entrino ed escano senza sforzo;
Se si decide di acquistare una palla da bowling professionale, i buchi potranno essere fatti in seguito in modo che si adattino perfettamente alla mano del giocatore;
Le palle da bowling in uretano sono consigliate per i tiri ad effetto, perché non assorbendo l’olio usato sulle piste, hanno maggiore attrito;
Le palle da bowling in resina sono le più precise, ma anche le più costose.
Se si vuole essere sicuri di acquistare una palla da bowling del peso e delle dimensioni adatte, il consiglio migliore è quello di recarsi in un negozio specializzato, dove sarà possibile consultarsi con dei professionisti.

Trancetti alla crema di burro


Procedura 40 minuti
Cottura 10 minuti
Persone 8
Difficoltà facile
INGREDIENTI

380 gr zucchero

300 gr burro

150 gr farina

400 gr pan di spagna

9 uova

1 cucchiaio caffe’ solubile decaffeinato in polvere

q.b. fragola

1 cucchiaio sciroppo di fragola

q.b. nocciole

q.b. chicchi rivestiti di cioccolato

q.b. sale

Quella al burro è una delle creme di base della pasticceria inglese (buttercream). E’ l’ideale per farcire torte, tartine e per decorare i muffin, considerando la sua stabilità. Una volta che avrete fatto pratica, con il beccuccio adatto riuscirete a realizzare delle decorazioni davvero graziose! Qui trovate tante altre ricette per gustare la crema al burro.
Disponete una ciotola sopra una pentola con acqua in leggera ebollizione, sgusciate 3 uova, unite 300 g di zucchero, poco alla volta, e montate per 10 minuti. Versate il composto in una ciotola, fatelo intiepidire, poi amalgamatelo a 300 g di burro ammorbidito e lavorato a crema mescolando, finché diventerà lucido, poi dividetelo in 3 parti.
A questo punto incorporate a 1/3 di crema il caffè solubile, sciolto con poca acqua calda, a 1/3 lo sciroppo di fragola e al restante 1/3 le nocciole tritate.
agliate il pan di Spagna pronto in 3 parti e dividete ciascuno in 2 strati, in senso orizzontale. Farcitene 1 con la crema alle nocciole, 1 con la crema alle fragole e 1 con la crema al caffè. Spalmate la superficie con le creme e ricavate tanti quadrati di 4 cm di lato.
Riempite una tasca da pasticciere con bocchetta a stella di 2 mm con le rispettive creme e decorate le tartine formando cordoncini, ciuffetti, ecc. Infine, guarnite con nocciole, chicchi di caffè e fragole