Alessandro, è nato a Milano nel 1992

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Si chiama Alessandro, è nato a Milano nel 1992, il padre è Egiziano mentre la madre è italiana. È cresciuto qui, ha studiato qui, ha fatto musica qui, ha lavorato qui. In Egitto forse ci è andato 3 volte in 27 anni. Aprendo le orecchie, oltre che la bocca, e ascoltando il suo brano capireste che il padre è in Egitto tranquillamente sposato con un’altra, avrà altri figli e probabilmente non ha rapporti con Alessandro.
In conferenza ha risposto ad una domanda riguardante la polemica politica dei migranti ed ha risposto: “Io sono italiano, nato e cresciuto a Milano. Non mi sento tirato in causa. Nel brano ho messo una frase araba perché è un ricordo della mia infanzia, ma sono italiano al 100%”.
Il brano dice “Lasci la città ma nessuno lo sa, ieri eri qua ora dove sei papà, io da te non ho voluto soldi”.
Il verso in arabo dice “Waladi Waladi Habibi Ta’aleena” che significa “Figlio mio, amore vieni qua”, un ricordo che Mahmood ha di quando il padre giocava con lui.
Mahmood è anche un affermato compositore e produttore, ha scritto ad esempio l’ultimo singolo di Mengoni “Hola” che da settimane è primo in classifica, così come la canzone che l’estate scorsa tutti cantavate, “Tu vedi nero / io vedo Baliiiii”.
Voi a 27 anni avevate raggiunto risultati paragonabili nel vostro lavoro? Sapete solo scrivere cazzate offensive sui vari social. Lui HA VINTO SANREMO e andrà anche a Tel Aviv per rappresentarci all’Eurovision. VOI invece siete sulla tastiera, o col telefono sul divano a criticare. Che coraggio!
In ogni caso il cantante in questione è ITALIANO, inutile scrivere “immigrato, mammut, gay, da quale barcone è sceso, lo ha fatto vincere la sinistra” e altre cattiverie.
Ma cosa insegnate ai vostri figli? Poveretti, in che mani sono capitati. Spero siano migliori di voi. Sistemate la vostra vita invece di criticare quella degli altri.
Ha vinto lui, fatevene una ragione. E l’anno scorso ha vinto Ermal che è nato in Albania… E quindi? Qual è il problema?
Siamo nel 2019, la musica è anche questo, non solo lirica, urla e sole-cuore-amore!
Aprite le orecchie, ma soprattutto il cervello.
Ma c’è bisogno di spiegare ogni volta? Non vi sentite un po’ pesanti, cattivi e vuoti dentro? Il brano può piacere o no ma le offese vanno oltre e non ce n’è bisogno”.


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